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Le prospettive di modifica normativa in materia di congedi e permessi

del 01/08/2011

Le prospettive di modifica normativa in materia di congedi e permessi

In attuazione delle previsioni contenute nel Collegato Lavoro (legge n. 183/2010, articolo 23) sono state approvate alcune novità in materia di congedi, aspettative e permessi. La bozza del decreto, che in luogo di intervenire in modo organico sulla materia, come poteva ipotizzarsi dal tenore della delega, interviene principalmente solo su alcune norme del Testo Unico sulla maternità e su altre disposizioni tra cui l’articolo 33 della legge n. 104/1992, già modificato dal Collegato Lavoro. La bozza del decreto è stata approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 9 luglio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 27 luglio 2011 e divenuto decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119.

Di seguito riportiamo sinteticamente le principali modifiche.

1) Congedo di maternità. A tutela della salute psicofisica della lavoratrice, viene consentito, a sua richiesta, il rientro anticipato nell’attività lavorativa, in caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza dopo il 180° giorno o, in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità. Ciò a condizione che:
a) il datore di lavoro riceva un preavviso di dieci giorni;
b) vi sia un doppio certificato del medico specialista del SSN o convenzionato e del medico competente i quali attestino l’assenza di pregiudizio alla salute della donna (modifiche all’articolo16 del decreto legislativo n. 151/2001).

2) Congedo parentale. Per ogni minore con handicap in situazione di gravità, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno diritto, entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo, comprensivo dei periodi di astensione facoltativa, non superiore a tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore. La novità della nuova disposizione si caratterizza per la previsione di un prolungamento del congedo che non si somma più al congedo parentale, iniziando a decorrere dall’esaurimento dei termini di quest’ultimo, ma risulta comprensivo dei periodi di congedo parentale ordinario (modifiche all’articolo 33 decreto legislativo n. 151/2001).

3) Congedo per assistenza di soggetto portatore di handicap grave. Si prevede che il diritto a fruire dei permessi di cui all’articolo 33, legge n. 104/92, spetta, in alternativa ai riposi giornalieri di cui al comma 1 del medesimo articolo, ad entrambi i genitori, anche adottivi, del bambino con handicap in situazione di gravità, i quali possono fruirne alternativamente, anche in maniera continuativa nell’ambito del mese. Inoltre, la stessa norma, riscrivendo completamente il comma 5 dell’articolo 42, oltre a ridefinire i soggetti legittimati, amplia e chiarisce anche le ipotesi di sostituzione dei titolari del congedo. Ancora viene, altresì, stabilito che:
- i due anni di congedo riguardano tutta la vita lavorativa del beneficiario, a prescindere dai vari rapporti lavorativi;
- il beneficiario ha diritto ad un’indennità commisurata all’ultima retribuzione per un importo complessivo massimo fissato in € 43.579,06 annui rivalutabili;
- il congedo non rileva ai fini della maturazione delle ferie, tredicesima e tfr (modifiche all’articolo 42 decreto legislativo n. 151/2001).

4) Adozioni e affidamenti. Le modifiche riguardano i cosiddetti “permessi per allattamento” a favore dei genitori adottivi. Contrariamente a quanto previsto dagli articoli 39, 40, 41 del decreto legislativo n. 151/2001, in tale ipotesi il permesso è concesso entro il primo anno dall’ingresso in famiglia dell’adottato e non più entro il primo anno di vita del bambino, coerentemente con le altre previsioni contenute nel Testo Unico con riguardo alle ipotesi di adozione per le quali il momento determinante per la fruizione dei benefici di legge è l’ingresso del minore in famiglia.

5) Assistenza a soggetti portatori di handicap grave. Mediante alcune modifiche previste all’articolo 33 della legge n. 104/92, già peraltro modificato dallo stesso Collegato Lavoro, la bozza del decreto prevede ora la possibilità per il richiedente i permessi di assistere più persone con handicap grave a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado, qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. La fruizione del permesso è consentita anche a chi dista più di 150 km dalla residenza dell’assistito ma è ammessa a condizione di attestare con titolo di viaggio o altra idonea documentazione il raggiungimento della residenza dell’assistito.

6) Aspettativa per dottorato di ricerca (articolo 2 legge n. 476/1984). La nuova disciplina introdotta dalla riforma Gelmini (legge n. 240/2010) che attribuisce all’Amministrazione la facoltà discrezionale di concedere un congedo per dottorato, compatibilmente con le esigenze di servizio, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni viene estesa a tutti i dipendenti pubblici “contrattualizzati”. La fruizione del congedo viene esclusa per i dipendenti che hanno già ottenuto il titolo di dottore di ricerca nonché per i dipendenti che hanno fruito del congedo stesso con l’iscrizione ai corsi di dottorato per almeno un anno accademico. Viene chiarito, inoltre, che il dipendente che interrompe, nei due anni successivi al periodo di aspettativa, il rapporto di lavoro alle dipendenze dell’Amministrazione è tenuto a restituire gli emolumenti percepiti durante il congedo.

7) Congedo per cure per mutilati e invalidi civili. La previsione di modifica della disciplina speciale di cui alla legge n. 118/1971 e al decreto legislativo n. 509/1988 contempla:

  • la possibilità di tale congedo per un periodo non superiore ai 30 giorni annui, fruibili in maniera continuativa o frazionata;
  • il potere del datore di lavoro di concedere tale beneficio mediante acquisizione della richiesta da parte di un medico del SSN o di una struttura pubblica;
  • l’equiparazione del trattamento economico a quello per malattia;
  • la non computabilità di tale congedo nel periodo di comporto;
  • l’attestazione da parte del lavoratore della sottoposizione alle cure, anche mediante l’attestazione cumulativa nelle ipotesi di trattamenti terapeutici continuativi.

Avv. Luca Failla
LABLAW Studio Legale Failla, Rotondi & Partners

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