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Decorrenza del congedo obbligatorio in caso di parto prematuro

del 18/04/2011

Decorrenza del congedo obbligatorio in caso di parto prematuro

La Corte Costituzionale interviene ancora una volta sul TU della maternità.
Con riguardo al congedo obbligatorio di maternità, la Corte è infatti intervenuta il 7 aprile 2011 con la sentenza n. 116 dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo 16, lett. c), del D.Lgs. n. 151/2001, nella parte in cui non consente, nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalla data d’ingresso del bambino nella casa familiare.
Alla luce della indicata decisione, il presente contributo ritiene utile fare una breve disamina della fattispecie presa in esame, nonché della disciplina ad essa sottesa.
Il congedo obbligatorio, disciplinato dall’art. 16 D.lgs. n. 151 del 2001, senza dubbio ha il fine di tutelare la salute della donna nel periodo immediatamente susseguente al parto, per consentirle di recuperare le energie necessarie a riprendere il lavoro. La norma, tuttavia, considera e protegge anche il rapporto che in tale periodo si instaura tra madre e figlio, e ciò non soltanto per quanto attiene ai bisogni più propriamente biologici, ma anche in riferimento alle esigenze di carattere relazionale e affettivo collegate allo sviluppo della personalità del bambino.
Infatti la norma vieta di adibire al lavoro le donne nel periodo intercorrente tra:

  • i due mesi precedenti la data presunta dal parto (cui si aggiunge l’eventuale periodo tra la data presunta e quella effettiva del parto avvenuto oltre il termine);
  • i tre mesi successivi al parto (cui si aggiungono, in caso di parto prematuro, i giorni di astensione non goduti prima del parto).

Come si vede, il congedo obbligatorio post partum decorre comunque dalla data di questo, anche in relazione ai casi, come la fattispecie in esame, nei quali il parto non è soltanto precoce rispetto alla data prevista, ma avviene con notevole anticipo (c.d. parto prematuro), tanto da richiedere un immediato ricovero del neonato presso una struttura ospedaliera pubblica o privata, per periodi anche molto lunghi.
Chiaro è che, in queste ipotesi, la madre, una volta dimessa e pur in congedo obbligatorio, non può svolgere alcuna attività per assistere il figlio ricoverato. D’altra parte, il periodo di astensione obbligatoria decorre già e la mamma potrebbe trovarsi a riprendere l’attività lavorativa proprio a ridosso del momento in cui il figlio viene dimesso dalla struttura ospedaliera con grave compromissione delle finalità poste dalla legge a tutela dell’istituto dell’astensione obbligatoria dal lavoro.
Pertanto, a parere della Corte, la norma censurata non prevedendo la possibilità di differire il congedo obbligatorio fino al momento in cui il bambino faccia effettivo ingresso in famiglia dopo il ricovero, risulta essere in contrasto sia con l’art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento – privo di ragionevole giustificazione – tra il parto a termine e il parto prematuro, sia con i precetti costituzionali posti a tutela della famiglia (artt. 29, 1° c.; 30; 31 e 37, 1° c., Cost.).
In conclusione, per la Corte Costituzionale, in caso di parto prematuro con ricovero del neonato presso una struttura ospedaliera pubblica o privata, la madre lavoratrice può usufruire, se vuole e compatibilmente con le sue condizioni di salute, del congedo obbligatorio dalla data di ingresso del bambino nella casa familiare, al termine della degenza ospedaliera: è infatti, quest’ultimo il termine da cui far decorrere il congedo obbligatorio in siffatta fattispecie.

Avv. Luca Failla
LABLAW Studio Legale Failla, Rotondi & Partners

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