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Rinvio delle disposizioni sull'impugnazione dei licenziamenti

del 15/03/2011

Rinvio delle disposizioni sull'impugnazione dei licenziamenti

L’attenzione alle novità legislative non disgiunta da una particolare sensibilità a cogliere subito quali risvolti pratici possono derivare nella gestione del rapporto di lavoro costituisce da sempre obiettivo prioritario per tutti i professionisti che si occupano di lavoro.
Seguire, poi, con la necessaria tempestività l’evoluzione della materia cercando di fornire alcuni preliminari orientamenti interpretativi può apparire a volte impresa particolarmente difficoltosa, in presenza di norme che intervengono subito su rilevanti modifiche legislative con l’obiettivo di dilazionarne l’efficacia.
A soli tre mesi dall’entrata in vigore, il Collegato lavoro - legge n. 183/2010 - è già stato oggetto di modifica. Infatti, il Senato ha approvato in via definitiva la legge 26 febbraio 2011 n. 10, di conversione del D.L. 29 dicembre 2010 n. 225 - c.d. Milleproroghe - recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie.
La disposizione oggetto di modifica è l’art. 32 della L. n. 183/2010, in materia di impugnazione dei licenziamenti. Orbene, la nuova norma, già contenuta in una prima versione dell’emendamento scaturito dall’esame al Senato della legge di conversione del decreto, poi ridotto in fase di stesura finale, al comma 54 dell’art. 2 del decreto, come modificato dalla L. n. 10/2011, così stabilisce: "all’articolo 32 della L. n. 183/2010, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: "1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere dal 31 dicembre 2011".
Pertanto, viene di fatto posticipato al 31 dicembre 2011 il termine per proporre l'impugnazione in materia di licenziamento in fase di prima applicazione della norma.
La modifica, per come è formulata, non è scevra da criticità interpretative.
In primis, essa sembra riferirsi solo ai termini di impugnazione dei licenziamenti e non anche a quelli di impugnazione del recesso per i contratti flessibili (come era la prima versione presentata in Senato): ciò, tuttavia, non è pacifico, tanto è vero che un Ordine del giorno, approvato dalla Camera, ha impegnato il Governo a fornire una norma interpretativa, così precisando:

  • "l'effetto del comma 1-bis del citato articolo 32, introdotto dal Senato con il comma 54 dell'articolo 2 del decreto-legge in esame, è quello di differire, al 31 dicembre 2011, l'efficacia delle disposizioni limitatamente alla fattispecie di cui all'articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604;
  • a ragione del differimento rimangono temporaneamente in vigore le norme in materia di impugnazione non richiamate da tale ultima disposizione citata;
  • l'interpretazione sistematica del comma 1-bis non comporta, altresì, il differimento dell'applicazione dei termini decadenziali anche alle fattispecie previste ai successivi commi 3 e 4".

Inoltre, sembrerebbe che con tale norma il legislatore abbia voluto perseguire l’obiettivo di garantire una riapertura dei termini per chi non avesse potuto procedere nei tempi, ossia entro il 23 gennaio u.s., all’impugnazione. Ciò tuttavia non è pensabile, perché la possibilità di sanare una decadenza, laddove giuridicamente ammissibile, deve trovare espressione diretta nella legge e nulla la nuova norma stabilisce a tale riguardo.
Chiaro, pertanto, è che a breve arriveranno i chiarimenti da parte del Governo i quali, si spera, potranno sciogliere gli accennati punti critici della nuova norma.

Avv. Luca Failla
LABLAW – Studio Legale Failla, Rotondi & Partners

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