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Separazione: regole per limitare il disagio dei figli

del 15/10/2012

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Separazione: regole per limitare il disagio dei figli
La L. 54/06 ha sancito il principio della bigenitorialità, in forza del quale la regolamentazione delle modalità di affidamento dei figli di coppie separate deve avvenire in modo tale da garantire il più possibile un rapporto completo ed equilibrato del bambino con il papà e la mamma, atteso che questi ultimi, a prescindere dalla sorte del loro vincolo coniugale, manterranno sempre la loro qualità di genitori.

Il bambino nella fase iniziale del periodo di separazione, dovrà adattarsi alla nuova situazione, con uno dei genitori, normalmente il padre, che non sarà più presente nella casa familiare.

Il disagio provato dal bambino può essere senz’altro lenito dal buonsenso dei genitori, i quali nel superiore interesse del piccolo dovranno mettere da parte i rispettivi rancori favorendo un rapporto genitori - figlio il più possibile equilibrato e bilanciata.

Se, infatti come spesso accade, il papà è sempre stato percepito dal minore come una figura presente, costante, fonte di sicurezza ed accudimento, il ruolo attivo svolto dal genitore che si sta allontanando all’epoca in cui i rapporti familiari erano integri,  non deve essere assolutamente sottovalutato in quanto rappresenta una garanzia per il sano sviluppo del bambino.

In ipotesi di separazione giudiziale pertanto, sarebbe auspicabile che il  Presidente del Tribunale, in sede di provvedimenti provvisori ed urgenti, tentasse, per quanto possibile, di preservare tale vissuto.

Il rischio potrebbe essere infatti che il piccolo viva questo passaggio come un tradimento o abbandono da parte del padre e potrebbe portarlo ad assumere un atteggiamento ostile e di rifiuto verso lo stesso. Tale atteggiamento sembra poi accentuarsi ancora di più qualora il pernotto venga solo durante le vacanze estive, e/o natalizie e/o pasquali.

Il minore quindi si domanderà per quale motivo ciò può verificarsi in determinate occasioni e non nel corso dell’anno, colpevolizzandosi e non sentendosi degno di amore o proiettando verso l’esterno (il padre) vissuti di inadeguatezza.

Favorendo invece una frequentazione padre-figlio più bilanciata, si limiterebbe al minimo la c.d. “frammentarietà”, evitando significativi aggravamenti del ritmo di vita del bambino e garantendo nel contempo la continuazione di un adeguato rapporto genitore – figlio  .

 

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