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Assegno bancario: cancellazione dal registro protesti

del 08/10/2012

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Assegno bancario: cancellazione dal registro protesti

La disciplina della legge 12 febbraio 1955, n. 77, mentre prevede che il debitore contro cui sia stato levato protesto per mancato pagamento di una cambiale o di un vaglia cambiario, ha diritto di ottenere la cancellazione del proprio nome dal registro informatico di cui all’art. 3bis del D.L. 18/09/1995 n.381, convertito nella L. 15/11/1995 n. 480, qualora, entro il termine di dodici mesi dalla levata del protesto, provveda al pagamento della cambiale o del vaglia cambiario protestato, unitamente agli interessi maturati ed alle spese per il protesto, e per il processo esecutivo eventualmente promosso, non consente, invece, al traente di un assegno bancario, di adire il Presidente della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, per ottenere la cancellazione del proprio nome dal medesimo registro informatico anche qualora esso abbia adempiuto nel termine di cui all'art. 8 della legge 15 dicembre 1990, n. 386.

L'inibizione della cancellazione dal Registro informatico dei protesti di una segnalazione che lede un determinato soggetto, inficiandone la credibilità ed affidabilità commerciale, potrebbe invero presentarsi, non solo come inutile agli stessi fini per cui la norma era stata predisposta, ma anche non veritiera dal momento in cui l'insoluto che tale iscrizione palesa, in realtà sia stato prontamente saldato.

La persistenza della segnalazione nel Registro dei Protesti, nonostante l'avvenuto pagamento, contrasta apertamente con i principi affermati dal D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 in materia di privacy. Difatti l'art. 7 n. 3 lettera a) della sopra menzionata normativa, stabilisce che, "in relazione al trattamento di dati personali l'interessato ha diritto all'aggiornamento, alla rettifica, ovvero qualora vi abbia interesse all'integrazione dei dati".

Tale norma verrebbe quindi completamente disattesa, ed il diritto che essa tutela violato dalla persistenza del nominativo del soggetto protestato, nel registro protesti, qualora questi abbia provveduto al saldo del proprio debito.

È infatti degno di tutela il diritto di ciascun soggetto a vedere aggiornati e rettificati i dati allo stesso inerenti qualora, quelli presenti nelle banche dati di interesse comune e pubblico, come quello della Camera di Commercio, siano in realtà non rispondenti alla realtà.

Pertanto l’applicazione della norma in commento che inibisce la cancellazione dal Registro informatico dei protesti, qualora il soggetto abbia provveduto al pagamento del dovuto, costituisce incontestabile lesione del diritto a vedere comunicati e diffusi dati veritieri e completi, irrimediabilmente leso dal permanere dell'iscrizione senza cenno alcuno all'avvenuto pagamento del dovuto e dunque alla reale situazione esistente.

Pertanto merita accoglimento il ricorso d'urgenza avente ad oggetto la richiesta di cancellazione dalla banca dati protesti, prima della decorrenza del termine annuale previsto per legge, anche nel caso di assegno bancario protestato per mancanza di fondi, qualora il ricorrente abbia provveduto al pagamento del dovuto nel termine di un anno.

Il diniego determinerebbe difatti, la lesione del diritto a vedere comunicati e diffusi dati veritieri e completi, irrimediabilmente leso dal permanere dell'iscrizione senza cenno alcuno all'avvenuto pagamento del dovuto e dunque alla reale situazione esistente.

In simile fattispecie, sussiste il periculum in mora che giustifica il ricorso in sede cautelare volto ad ottenere la cancellazione delle iscrizioni, posto che la loro persistenza nell’archivio degli assegni bancari e postali di cui all’art. 10 bis della citata legge è fonte per l’imprenditore di grave pregiudizio a diritti costituzionalmente garantiti non suscettibili di ristoro monetario.

Avv.  Alice Cossu

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