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Finanza aziendale: regole e principi da seguire

del 17/09/2012

Finanza aziendale: regole e principi da seguire
La finanza aziendale ha come obiettivo la massimizzazione del valore dell'impresa.
E' necessario pertanto in ogni decisione d'investimento analizzare con gli strumenti adeguati l'opportunità di realizzarlo.
Ogni decisione che un’impresa prende ha delle implicazioni finanziarie e ogni decisione che coinvolge la dimensione finanziaria di un’impresa è una decisione di finanza aziendale.

In senso lato, tutte le attività svolte da un’impresa rientrano nell’ambito della finanza aziendale.
I principi di base della finanza aziendale valgono, sia per le grandi società quotate in Borsa che per le piccole imprese non quotate.
Tutte le imprese, infatti, devono affrontare il problema di investire con acume le proprie risorse, determinare la “giusta” composizione delle fonti di finanziamento e restituire il denaro ai proprietari qualora non vi siano valide opportunità d’investimento.
La finanza aziendale si basa su tre principi il Principio di Investimento, il Principio di Finanziamento e il Principio dei Dividendi.

Principio di Investimento
: investire in attività e progetti con un rendimento atteso superiore a una soglia minima di rendimento. Tale soglia deve essere più elevata per i progetti più rischiosi e riflettere la struttura finanziaria utilizzata, ovvero fondi propri (capitale netto) oppure denaro preso in prestito (capitale di terzi).
Il rendimento atteso di un progetto va misurato sulla base dell’ammontare dei flussi di cassa generati e della loro distribuzione nel tempo, tenendo in considerazione anche gli effetti collaterali positivi e negativi del progetto.
Le risorse che le imprese hanno a disposizione per svolgere la propria attività sono limitate, e ciò impone delle scelte fra opportunità di utilizzo alternative.
La prima e più importante funzione della finanza aziendale in quanto teoria è fornire alle Imprese dei criteri per prendere queste decisioni in modo ottimale.
Per politiche di investimento si intende non solo il tipo di decisioni che generano ricavi e profitti (come l’introduzione di una nuova linea di prodotti), ma anche quelle che permettono di ridurre i costi (come l’organizzazione di un nuovo e più efficiente sistema di distribuzione).
Inoltre, si ritiene che anche le decisioni su quante e quali scorte mantenere in magazzino, o sul credito da accordare ai clienti — decisioni spesso classificate come attinenti al capitale circolante – siano, in ultima analisi, decisioni di investimento. All’altro estremo, possono considerarsi decisioni di investimento anche decisioni generali di carattere strategico, quali l’ingresso in nuovi mercati o l’acquisizione di altre società. Secondo i principi della finanza aziendale, per decidere se intraprendere o meno un progetto di investimento, è necessario confrontarne il rendimento atteso, opportunamente misurato, con una soglia minima di rendimento. Questa soglia minima di rendimento deve essere direttamente proporzionale alla rischiosità del progetto e deve riflettere la struttura finanziaria utilizzata, vale a dire la combinazione di fondi propri (capitale netto) e denaro preso in prestito (capitale di terzi).

Principio di Finanziamento: scegliere una struttura finanziaria che massimizzi il valore degli investimenti effettuati e sia in linea con il tipo di investimento da finanziare.
La questione di fondo: è la struttura finanziaria esistente quella giusta? Anche se aspetti legali o altri fattori esterni talora possono porre dei limiti alla composizione delle fonti di finanziamento che un’impresa può utilizzare, esiste comunque un ampio spazio di flessibilità e discrezione nelle decisioni di finanziamento. Una volta individuata la struttura finanziaria ottimale, occorre considerare quale tipo di finanziamento l’impresa dovrebbe utilizzare (a lungo o a breve termine? a tasso fisso o variabile? e se variabile, in funzione di cosa?).
Per minimizzare il rischio finanziario e sfruttare al massimo la propria capacità di indebitamento un’impresa deve bilanciare i flussi di cassa in uscita derivanti dal debito con i flussi di cassa in entrata generati dalle attività finanziate.
Occorre inoltre valutare gli aspetti fiscali ed il ruolo di controllo svolto da soggetti esterni, soprattutto gli istituti di credito con i quali giornalmente occorre confrontarsi al fine di ottenere quanto “finanziariamente”  necessario per l’attività d’impresa.

Principio dei Dividendi
: restituire il denaro ai proprietari dell’impresa, nel caso in cui non ci fossero opportunità di investimento in grado di generare un rendimento superiore alla soglia minima.
Nel prendere queste decisioni di investimento e di finanziamento, la finanza aziendale tiene sempre ben presente l’obiettivo ultimo, ovvero massimizzare il valore dell’impresa: perciò ogni decisione viene giudicata in base al suo impatto sul valore dell’impresa.
Questi principi-guida forniscono le basi sulle quali sono stati costruiti i numerosi modelli e le teorie che costituiscono la finanza aziendale moderna. In realtà, si tratta anche di principi basati sul buon senso.
Sarebbe infatti presuntuoso da parte nostra credere che, prima che la finanza aziendale cominciasse a svilupparsi come disciplina coerente e autonoma pochi decenni fa, gli imprenditori gestissero le proprie aziende quasi alla cieca, senza principi che ne governassero l’operato.
Gli imprenditori migliori hanno sempre avuto ben presente l’importanza di ottenere un rendimento sul capitale investito superiore al costo di approvvigionamento del capitale stesso.
Uno dei paradossi degli ultimi anni è proprio che il management di molte grandi aziende, presumibilmente sofisticate e con la possibilità di accedere alle più avanzate tecniche di finanza aziendale, sembra aver perso di vista questi principi fondamentali.
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