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Relazione peritale

del 02/09/2016
CHE COS'È?

Relazione peritale: definizione

La relazione peritale è normata dall'articolo 227 del Codice di Procedura Penale, in cui si specifica che, una volta terminate le formalità di conferimento dell'incarico, compito del perito è quello di effettuare subito gli accertamenti del caso e di rispondere ai quesiti con parere segnalato nel verbale. Nel caso in cui egli pensi di non essere in grado di dare una risposta immediata, per esempio per la complessità dei quesiti, ha la facoltà di chiedere al giudice un termine. Il giudice, a sua volta, può ovviamente decidere se concedere o meno il termine; nel caso in cui non lo faccia sostituisce il perito. Se, invece, il termine viene concesso, il giudice deve fissare la data, che comunque non può andare oltre i novanta giorni: entro questo termine il perito è tenuto a rispondere ai quesiti. Naturalmente, alle parti e ai consulenti tecnici deve essere data comunicazione adeguata. Nel caso in cui ci sia bisogno di accertamenti molto complessi, il giudice può prorogare il termine, purché il perito fornisca una richiesta motivata, anche per più di una volta: l'importante è che ogni periodo di proroga non sia superiore ai trenta giorni. Alla fine, tenendo conto di termini e proroghe, il limite massimo per la risposta ai quesiti è di sei mesi. La relazione peritale può anche essere illustrata con delle note scritte: in tal caso il perito ha facoltà di chiedere un'autorizzazione al giudice perché gli sia concessa l'opportunità di presentare una relazione scritta.


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo della disposizione in esame è quello di garantire un impiego di questo mezzo di prova efficiente e pronto: si tratta, in effetti, di un mezzo di prova molto importante, che tramite la relazione finale garantisce il rispetto del principio di oralità e dei canoni di semplificazione formale. 


CHI

Un perito.


FAQ

1. Cosa succede se il giudice aderisce alle conclusioni del perito d'ufficio in difformità alle conclusioni del consulente di parte?

In questo caso, il giudice non è tenuto a fornire, nella motivazione, una dimostrazione autonoma della correttezza dal punto di vista scientifico delle conclusioni del perito d'ufficio e, quindi, della non correttezza delle conclusioni del consulente di parte: è sufficiente, invece, che dimostri che le conclusioni del perito d'ufficio sono state prese in considerazione e valutate senza che per questo le argomentazioni del consulente fossero ignorate. Insomma, il vizio di motivazione può essere ravvisato unicamente nell'eventualità in cui le conclusioni del consulente di parte sono in grado di dimostrare la fallacia e l'erroneità delle conclusioni peritali in modo tanto inconfutabile quanto lampante. 

2. Cosa succede se le coordinate delle operazioni peritali non vengono comunicate dal perito nominato?

Se il perito nominato omette di comunicare il giorno, l'ora e il luogo di inizio delle operazioni peritali nel corso del dibattimento viene compromesso il diritto di difesa, dal momento che viene influenzata la possibilità di nominare un consulente tecnico di parte: per questo motivo, prima della deliberazione della sentenza di primo grado deve essere dedotta una nullità di ordine generale.

3. Perché la relazione peritale è importante?

Se è vero che ai fini di un corretto svolgimento del processo civile l'opera svolta dal consulente tecnico è molto importante, la relazione peritale diventa sostanza per una decisione giurisdizionale tutte le volte che per la risoluzione di una questione controversa si fa riferimento ad aspetti tecnici: qui il giudice trova la rispondenza alle regole alla base del processo.
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