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Processo di esecuzione: titolo esecutivo

del 08/01/2013
CHE COS'È?

Processo di esecuzione titolo esecutivo: definizione

La definizione “titolo esecutivo” individua quella categoria di atti, tassativamente predeterminati dalla legge, che legittimano un soggetto ad agire con i mezzi e le forme dell’esecuzione forzata per ottenere da un altro soggetto l’adempimento di un dovere o di un obbligo non spontaneamente adempiuto.
 Affinché l’esecuzione forzata possa essere intrapresa, è inoltre necessario che il diritto contemplato nel titolo esecutivo sia certo, liquido ed esigibile.
La giurisprudenza ha sovente affermato che con il termine “certezza” si deve intendere che dal titolo deve risultare l’esistenza di un determinato e certo rapporto giuridico fra due soggetti, e che questo deve emergere esattamente e compiutamente, nel suo contenuto e nei suoi limiti .
Con il termine “liquidità”, invece, si prevede che il diritto contemplato sia di ammontare determinato, o determinabile mediante un mero calcolo matematico alla stregua di elementi contenuti nello stesso titolo, senza che sia necessario il ricorso a riferimenti esterni a quest’ultimo, e senza che eventuali operazioni di calcolo richiedano attività discrezionali, che sono riservate al giudizio di merito. Quanto all’esigibilità, infine, essa sta a significare che il diritto consacrato nel titolo esecutivo può essere posto in esecuzione solo se non è sottoposto a termini iniziali non ancora scaduti, ovvero non sia in pendenza dell’avveramento di condizioni sospensive. L’art. 474 c.p.c. precisa che sono titoli esecutivi:
1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
 2) le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia;
3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.
Viene inoltre precisato che l’esecuzione forzata per consegna o rilascio non può aver luogo che in virtù dei titoli esecutivi costituiti da sentenze, provvedimenti o altri atti dotati di tale efficacia per legge, ovvero in forza di atti ricevuti da notaio o da altro p.u. a ciò autorizzato.
È possibile che l'efficacia del titolo esecutivo sia subordinata a cauzione, come ad esempio nel caso di decreto ingiuntivo ex art. 648, secondo comma, c.p.c.; tale ipotesi non va confusa con l’assenza di esigibilità del diritto, che attiene al rapporto sostanziale, mentre la cauzione attiene unicamente alla possibilità di avviare l’esecuzione forzata.
 In tal caso, non si può iniziare l'esecuzione forzata finché la cauzione non sia stata prestata, e tanto deve risultare da annotazione in calce o in margine al titolo spedito in forma esecutiva, o da atto separato che deve essere unito al titolo. L’intimazione a mezzo precetto dell’adempimento di un’obbligazione di pagamento contenuta in una scrittura privata autenticata, ovvero in uno dei titoli di credito contemplati dal n. 2 dell’elenco che precede, deve contenere la trascrizione integrale, ai sensi dell'articolo 480, secondo comma, dei titoli.

COME SI FA
La formazione del titolo esecutivo avviene tramite il processo di spedizione in forma esecutiva, di cui all’art. 475 c.p.c.
 In particolare, ai fini della certezza del diritto e dei rapporti fra soggetto e debitore, le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l'esecuzione forzata, debbono generalmente essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti.
Tale operazione consiste, sostanzialmente, nell’apposizione della c.d. formula esecutiva all’atto, che costituisce l’attestazione della sua natura di titolo esecutivo e della sua eseguibilità da parte dei soggetti del processo esecutivo. Materialmente, viene apposta l'intestazione «Repubblica italiana - In nome della legge», che costituisce un espresso richiamo al pubblico potere coercitivo che viene in considerazione in tema di esecuzione forzata, e nell'apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull'originale o sulla copia, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti».
 Al fine di evitare abusi della forza esecutiva del titolo da parte di chi non ne sia titolare, la spedizione in forma esecutiva può farsi soltanto alla a favore della parte quale è stato pronunciato il provvedimento favorevole o stipulata l'obbligazione, o ai suoi successori, con indicazione in calce della persona alla quale è spedita. In caso di titolo esecutivo statuente diritti in favore di più soggetti, ciascuno di essi può ottenerne una copia esecutiva, al fine di far valere il proprio diritto.
 Coerentemente con tale ultima disposizione, l’art. 476 c.p. prevede che non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia in forma esecutiva alla stessa parte. Le copie successive alla prima sono chieste dalla parte interessata, in caso di provvedimento con ricorso al capo dell'ufficio che l'ha pronunciato, e negli altri casi al presidente del tribunale nella cui circoscrizione l'atto fu formato, i quali provvedono con decreto. Generalmente, il motivo più frequente di richiesta di ulteriore copia esecutiva è dato dallo smarrimento della stessa: in tal caso, la richiesta di nuova copia deve essere accompagnata dalla relativa denuncia.
Non va confusa la spedizione in forma esecutiva di un atto con il rilascio di copia conforme a quella esecutiva, non sottoposto a vincoli di alcun tipo, ed indispensabile per procedere alla notifica del titolo esecutivo, richiesta quale atto pre-esecutivo insieme all’intimazione a mezzo di precetto dall’art. 479 c.p.c.
 Il cancelliere, il notaio o altro pubblico ufficiale che contravviene alle disposizioni del presente articolo è condannato a una pena pecuniaria da Euro 1.000 a 5.000, con decreto del capo dell'ufficio o del presidente del tribunale competente a norma del secondo comma.

CHI
La formazione di un atto suscettibile di essere spedito in forma esecutiva dipende, ovviamente, dalla natura dello stesso, e pertanto sarà soggetta alle regole processuali ove esso sia costituito da un provvedimento dell’autorità giudiziaria, ai consueti processi di formazione dei titoli di credito, di autenticazione delle scritture private o di redazione degli atti da parte dei notai o degli altri pubblici ufficiali.
In considerazione della natura del titolo esecutivo, mutano anche le formalità per la spedizione in forma esecutiva dell’atto, e che deve essere posta in essere, rispettivamente, dal cancelliere, dal notaio o dall’altro pubblico ufficiale a seconda del tipo di titolo esecutivo.
La notifica del titolo esecutivo avviene nelle ordinarie forme di notifica disciplinate dal codice di procedura civile

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