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Ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo

del 15/05/2012
CHE COS'È?

Ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo: definizione

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è stata istituita con la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali firmata a Roma nel 1950 che prevede al suo interno un sistema di tutela dei diritti fondamentali di natura prevalentemente giudiziaria imperniato, appunto, sulla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). La Corte Europea ha sede a Strasburgo e non è un’Istituzione dell’Unione Europea.
La Corte svolge un ruolo sussidiario rispetto agli Stati membri che devono per primi rispettare e tutelare in modo effettivo i diritti e le libertà riconosciute ed elencate nella Convenzione mediante strumenti di diritto nazionale. Il 1° dicembre 2009, con l`entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l’Unione Europea ha aderito come Istituzione avente personalità giuridica alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali.
Tale adesione non modifica le competenze dell`Unione definite nei trattati. I diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Sati membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali.
Il ricorso alla Corte Europea può essere:

  • ricorso Stati;
  • ricorso individuale.
È regolato da alcuni principi generali. Innanzitutto, l’ammissibilità del ricorso è subordinata al cosiddetto principio di esaurimento delle vie di ricorso interne. Il precedente giudiziario è vincolante: ciò significa che se vi sono già state decisioni della Corte sulla medesima questione queste saranno vincolanti per gli altri casi analoghi, salvo che non emergano fatti o circostanze nuove determinanti. Il processo è solo documentale, non sono ammesse prove orali (ad es. testimonianze).

COME SI FA
La competenza della Corte si estende a tutte le questioni concernenti l’interpretazione e l’applicazione della Convenzione e dei suoi Protocolli.
I Ricorsi tra Stati sono previsti dall’articoli 33 della Convenzione: ogni Stato contraente può deferire alla Corte qualunque inosservanza delle disposizioni della Convenzione e dei suoi Protocolli che essa ritenga possa essere imputata ad un altro Stato contraente.
I Ricorsi individuali sono regolati dall’articolo 34 della Convenzione: la Corte può essere investita di un ricorso da parte di una persona fisica, di un’organizzazione non governativa o di un gruppo di privati che sostenga di essere vittima di una violazione da parte di uno Stato contraente dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli.
Si ritiene parte lesa legittimata a ricorrere la vittima di un danno diretto o potenziale. Prima di proporre ricorso alla Corte è essenziale che la parte ricorrente abbia esperito tutte le vie di ricorso interne previste dall'ordinamento dello Stato chiamato in causa che avrebbero potuto porre rimedio alla situazione lamentata.
Dunque, normalmente, colui che, in quanto parte lesa, vuole ricorrere alla Corte, deve aver già ottenuto la sentenza del Tribunale del primo grado, della Corte d'Appello e della Cassazione italiana.
È molto importante ricordare che il ricorrente ha sei mesi di tempo per adire la Corte dal momento in cui la più alta autorità nazionale, in Italia la Corte di Cassazione, ha emesso la sentenza. 
È possibile ottenere la “dispensa” dall’obbligo di esaurimento delle vie interne e ricorrere direttamente alla Corte solo in casi eccezionali (ad esempio se nell’ordinamento interno dello Stato non ci sono giudici per quel caso, oppure se per assoluta povertà la vittima non può percorrere tutti i gradi di giudizio interni). In tali casi è onere del ricorrente provare che non vi erano vie di ricorsi interni o che le vie di ricorso interne sarebbero state inefficaci per la tutela dei propri diritti.
Dopo aver affermato l'avvenuta violazione di uno o più diritti garantiti dalla Convenzione o dai suoi Protocolli, la Corte di Strasburgo può condannare lo Stato responsabile al risarcimento dei danni, al ripristino della situazione come era prima della violazione o alla equa soddisfazione se non è possibile rimuovere le conseguenze della violazione.

CHI
Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo può essere proposto da:
  • tutti gli Stati contraenti secondo le modalità del Ricorso tra Stati;
  • una persona fisica, un’organizzazione non governativa o un gruppo di privati che sostenga di essere vittima di una violazione da parte di uno Stato contraente dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli.
Il ricorso alla Corte viene avanzato contro lo Stato che ha violato i diritti e le libertà tutelati dalla Convenzione.

FAQ

Le società di capitali possono fare ricorso alla Corte?

Anche se l’articolo 34 indica le sole persone fisiche si ritiene possano ricorrere anche le persone giuridiche e, dunque, anche le società di capitali, rappresentate in giudizio dalla persona fisica che ne è il legale rappresentante.

Il ricorso alla Corte può essere proposto anche contro una legge di uno Stato contraente?

Sì, il ricorso alla Corte può essere proposto non solo per impugnare sentenze emesse dai Tribunali dello Stato, ma anche per impugnare leggi emanate dallo Stato che il ricorrente ritiene siano lesive dei diritti e delle libertà tutelate dalla Convenzione.

Il ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte può essere riproposto?

No, se il ricorso viene dichiarato non ricevibile non può essere riproposto.
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