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Famiglia di fatto: acquisti compiuti durante la convivenza

del 28/12/2015
CHE COS'È?

Famiglia di fatto acquisti compiuti durante la convivenza: definizione

Nel momento in cui una convivenza more uxorio (cioè la famiglia di fatto) si scioglie, possono sorgere problemi in relazione agli acquisti che sono stati effettuati nel corso della convivenza. Occorre precisare che il regime di comunione legale tra conviventi non esiste: per questo motivo, il proprietario del bene è chi ha compiuto l'acquisto, a meno che il compagno non intenda proporre un'azione di indebito arricchimento dimostrando che anche lui ha partecipato moralmente o materialmente a quell'acquisto. Va detto che la giurisprudenza per il momento ha preso in esame la faccenda in maniera limitata, anche perché la richiesta di giustizia da parte dei cittadini rispetto a tali questioni è stata finora abbastanza scarsa.


COME SI FA

Cosa prevede la dottrina a proposito degli acquisti compiuti durante la convivenza?

In realtà, sono due le correnti in tal senso: la prima considera necessario e possibile estendere anche alla famiglia di fatto la disciplina prevista per i coniugi, in relazione alla comunione dei beni per i conviventi che non hanno regolato i propri rapporti patrimoniali in altro modo; la seconda, invece, nega che l'applicazione del regime di comunione legale degli acquisti compiuti possa essere estesa anche ai conviventi more uxorio. Come detto, la corrente maggioritaria è la seconda.

Perché una certa dottrina propone l'estensione della comunione dei beni anche alla famiglie di fatto?

Il presupposto di partenza è che il sistema costituzionale del nostro Paese prevede non solo principi di uguaglianza, ma anche principi di tutela dei soggetti più deboli: alla base dei nuclei familiari non regolati da matrimonio potrebbe esserci una funzione familiare (che dovrebbe essere verificata di volta in volta) uguale in tutto e per tutto alla funzione familiare delle famiglie cosiddette legittime. Per questo, nel momento in cui venisse negata l'estensione diretta o analogica della disciplina destinata alle famiglie legittime alle famiglie di fatto verrebbe violato l'articolo 3 della Costituzione, con una disparità di trattamento basata unicamente sul vincolo matrimoniale, che però - secondo la dottrina in questione - è solo una condizione personale. 


CHI

Un avvocato specializzato in comunione dei beni.


FAQ

1. Quali problemi provocherebbe l'estensione della comunione degli acquisti alle famiglie di fatto?

Ci sarebbero dei problemi di natura pratica, nel senso che di volta in volta sarebbe necessario verificare la sussistenza del rapporto di convivenza, per capire se i beni siano stati acquistati prima o dopo l'inizio della stessa. Una situazione di incertezza di questo tipo determinerebbe una mancanza di tutela per il convivente che avesse subito da parte del partner degli atti in grado di pregiudicare i suoi diritti. In sostanza, la figura della comunione legale è alla base di un sistema - che include anche il cosiddetto acquisto automatico - che funziona in quanto il matrimonio è un fatto certo, che può essere verificato da terzi: tali condizioni, evidentemente, non riguardano le famiglie di fatto e le convivenze more uxorio, che non presentano le stesse garanzie di pubblicità. 

2. La situazione di comproprietà è sempre da escludere?

No, in un caso potrebbe essere ravvisata: è la circostanza in cui tutti e due i conviventi possono contare su disponibilità economiche che derivano da lavoro o da capitale; la cotitolarità, in questa eventualità, sarebbe valida per i beni mobili. Per quel che concerne i beni immobili, invece, bisognerebbe configurare le presunzioni gravi e concordanti che finirebbero per rappresentare, in assenza di contro dichiarazioni, il modo più semplice per arrivare a dichiarazioni di intestazione fittizia delle proprietà. E le contro dichiarazioni non potrebbero mai essere richieste a causa dell'impossibilità morale di ottenere questi documenti. 
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