Il Professionista su misura per te
o richiedi una
Chiedi una Consulenza o Preventivo Gratuito

Responsabilità amministrativa delle imprese

del 30/01/2012
CHE COS'È?

Responsabilità amministrativa delle imprese: definizione

Il decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 (“decreto legislativo 231/2001”), recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, ha introdotto per la prima volta in Italia la responsabilità in sede penale degli enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (cosiddetti soggetti apicali) e, infine, da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (cosiddetti soggetti sottoposti all'altrui direzione).
Tale responsabilità si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto. La responsabilità introdotta dal decreto legislativo 231/2001 mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali anche gli enti che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione del reato.
Per tutti gli illeciti commessi è sempre prevista l’applicazione di una sanzione pecuniaria; per i casi più gravi sono previste anche misure interdittive quali la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, l’interdizione dall’esercizio dell’attività, l’esclusione o revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi.
Successivamente all’emanazione del decreto legislativo 231/2001, il legislatore ha provveduto in più riprese ad estendere l’elenco degli illeciti attribuibili all’ente, in un contesto evolutivo dal quale è lecito attendere futuri ulteriori ampliamenti dell’ambito della responsabilità diretta dell’ente «per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio» (cfr. articolo 5, comma 1).
Infine, si sottolinea come il decreto legislativo 231/2001 sia stato emanato in ordine all’adeguamento della legislazione italiana ad alcune Convenzioni internazionali a cui l’Italia aveva già da tempo aderito (tra cui la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee, la Convenzione anch’essa firmata a Bruxelles il 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale sono coinvolti funzionari della Comunità Europea o degli Stati membri e la Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche e internazionali), e in esecuzione della delega di cui all’articolo 11 della legge 29 settembre 2000 n. 300, l’ 8 giugno 2001 è stato emanato il decreto legislativo n. 231 intitolato “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, in vigore dal 4 luglio successivo, il quale ha introdotto nell’ordinamento italiano un regime di responsabilità amministrativa a carico degli Enti per alcuni reati (espressamente indicati) commessi nell'interesse o a vantaggio degli Enti medesimi da soggetti che, anche di fatto, ne esercitino la gestione o il controllo, ovvero da loro sottoposti. Si tratta di una responsabilità che, nonostante sia stata definita “amministrativa” dal legislatore e pur comportando sanzioni di tale natura, presenta i caratteri tipici della responsabilità penale, posto che consegue alla realizzazione di reati ed è accertata attraverso un procedimento penale. Quello che viene delineato nel decreto legislativo 231/2001 è un sottosistema autonomo, entro il complesso di quello che può essere definito dalla dottrina come sistema punitivo, comprendente sia il diritto penale sia il sistema dell’illecito amministrativo.
In ogni caso, la responsabilità amministrativa degli Enti non esclude, ma anzi si somma a quella della persona fisica che ha realizzato l’illecito: si tratta di una fattispecie di responsabilità autonoma, che il giudice penale può essere chiamato a conoscere sebbene si trovi nell’impossibilità di instaurare o proseguire il processo nei confronti della persona fisica.
La responsabilità dunque sussiste allorché l’autore del reato presupposto non sia stato identificato, non risulti essere imputabile, nonché quando il reato si sia estinto per causa diversa dall’amnistia.

Dott. Rag. Angelo Basilico
Ordine dei Commercialisti di Varese
Interprofessionale Srl


COME SI FA
La struttura della norma prevede la possibilità di esenzione dalle sanzioni previste dal decreto, nel caso vi siano i presupposti per la condanna dell’Ente. La condizione necessaria è la predisposizione di ciò che la norma definisce “un modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi”.
L’articolo 6 riguarda i soggetti apicali, per i quali incombe sull’Ente l’onere, al fine di beneficiare dell’esenzione, di provare che:

  • a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  • b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
  • c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
  • d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).
Il secondo comma individua alcuni requisiti basilari che i modelli di cui al primo comma devono rispettare:
  • a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; 
  • b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
  • c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
  • d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
  • e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.
La norma prevede, inoltre, che i modelli possano essere adottati sulla base dei codici di comportamento redatti dalle associazioni di categoria rappresentative degli enti.
Questo consente di avere delle linee guida sulla completezza dei modelli adottati, almeno formalmente.
Il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli deve essere affidato ad un organismo dell’ente (Organismo di vigilanza), dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

CHI
L’Ente (qualsiasi società – di persone o di capitali – o associazione), avvalendosi delle proprie strutture e/o con l’affiancamento di professionisti qualificati (commercialisti, avvocati o consulenti di direzione), può dare corso all’implementazione di un modello organizzativo idoneo a prevenire le ipotesi di reato.
Il decreto legislativo. 231/2001 prevede che sia istituito un organismo al quale affidare il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello, nonché di curarne l’aggiornamento.
Tale Organismo di Vigilanza (OdV) deve essere interno alla Società (articolo 6. 1, b del decreto legislativo 231/2001) e dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo.
Le Linee Guida di Confindustria suggeriscono che si tratti di un organo interno diverso dal Consiglio di Amministrazione, caratterizzato da autonomia, indipendenza, professionalità e continuità di azione.
Tale autonomia presuppone che l'OdV risponda, nello svolgimento di questa sua funzione, solo al massimo vertice gerarchico (Presidente del Consiglio di Amministrazione, Amministratore Delegato, Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale).

FAQ

Quali sono i reati contemplati dalla normativa sulla responsabilità penale dell’impresa?

I reati attualmente contemplati dal decreto e in conseguenza dei quali si applicano le disposizioni del decreto medesimo, il cui compimento la società si prefigge di prevenire con l’ausilio del modello, possono essere comprese nelle seguenti categorie: delitti contro la pubblica amministrazione (quali corruzione e malversazione ai danni dello Stato, truffa ai danni dello Stato e frode informatica ai danni dello Stato, indicati agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo 231/2001) o contro la fede pubblica (quali falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, indicati all’articolo 25-bis decreto legislativo 231/2001);reati societari (quali false comunicazioni sociali, falso in prospetto, illecita influenza sull’assemblea, indicati all’articolo 25-ter decreto legislativo 231/2001);delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico (ivi incluso il finanziamento ai suddetti fini), indicati all’articolo 25-quater decreto legislativo 231/2001;delitti contro la personalità individuale (quali lo sfruttamento della prostituzione, la pornografia minorile, la tratta di persone e la riduzione e mantenimento in schiavitù, indicati all’articolo 25-quinquies decreto legislativo 231/2001);abusi di mercato, indicati dall’articolo 25-sexies decreto legislativo 231/2001);pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, indicati dall’articolo 25-quater 1. del decreto legislativo 231/2001);reati transnazionali: l’associazione per delinquere, di natura semplice e di tipo mafioso, l'associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri o al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, il riciclaggio, l'impiego di denaro, beni o altra utilità di provenienza illecita, il traffico di migranti ed alcuni reati di intralcio alla giustizia se rivestono carattere di transnazionalità; omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro (articolo 25-septies decreto legislativo 231/2001);reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita previsti dagli articoli 648, 648-bis e 648-ter del codice penale (articolo 25-octies decreto legislativo 231/01);delitti informatici ed illecito trattamento dei dati cosidetto “Cybercrime” (articolo 24-bis decreto legislativo 231/2001);delitti di criminalità organizzata (articolo 24-ter decreto legislativo 231/01);delitti contro l'industria e il commercio (articolo 25-bis-1 decreto legislativo 231/01);delitti in materia di violazioni del diritto d'autore (articolo 25-nonies decreto legislativo 231/01);induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (articolo 25-decies decreto legislativo 231/01);reati ambientali (articolo 25-undecies decreto legislativo 231/01) – in vigore dal 16 agosto 2011: scarico acque reflue, rifiuti, inquinamento di suolo sottosuolo acque, emissioni in atmosfera, sostanze lesive dell’ozono, inquinamento doloso e colposo provocato dalle navi alla qualità delle acque, distruzione di specie animali o vegetali protette, deterioramento habitat protetti, tratta di specie in estinzione.

Quali sono le sanzioni previste dalla violazione della normativa in tema di responsabilità penale dell’impresa?

L’apparato sanzionatorio prevede per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato:la sanzione pecuniaria;le sanzioni interdittive;la confisca;la pubblicazione della sentenza.La norma prevede che le sanzioni interdittive siano costituite da:l'interdizione dall'esercizio dell'attività;la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito;il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi;il divieto di pubblicizzare beni o servizi.Nelle ipotesi di commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti indicati nel Capo I del decreto legislativo 231/2001 (articoli da 24 a 25-quinquies), le sanzioni pecuniarie (in termini di importo) e le sanzioni interdittive (in termini di tempo) sono ridotte da un terzo alla metà, mentre è esclusa l’irrogazione di sanzioni nei casi in cui l’ente impedisca volontariamente il compimento dell’azione o la realizzazione dell’evento (articolo 26).

Qual è il ruolo dell’organismo di Vigilanza (OdV)?

In generale, il ruolo principale dell’OdV consiste nel:attuare il modello sulla base delle indicazioni fornite nel presente documento;vigilare sull’effettività del modello al fine di assicurare che i comportamenti posti in essere nell’azienda corrispondano al modello di organizzazione, gestione e controllo definito;monitorare l’efficacia del modello verificando l’idoneità del modello predisposto a prevenire il verificarsi dei reati previsti;aggiornare il modello al fine di recepire gli adeguamenti idonei conseguenti al verificarsi di mutamenti ambientali e/o organizzativi dell’azienda.
vota  

Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c

RISK MANAGEMENT: VOCI CORRELATE

Rischi riconducibili alle risorse umane

di Dott. Mario Angelo Basilico del 01/02/2012

La recente legislazione dimostra una grande attenzione da parte dello Stato italiano verso la sicure..

Rischi ambientali

di Dott. Mario Angelo Basilico del 02/02/2012

Con la pubblicazione del decreto legislativo 7 luglio 2011, n.121 si è concluso il recepimento della..

La gestione integrata dei rischi aziendali

di Dott. Mario Angelo Basilico del 31/01/2012

Il risk management è una disciplina molto ampia che abbraccia tutti i rischi aziendali e che, attrav..

Rischi correlati ai rapporti con i consumatori

di Dott. Mario Angelo Basilico del 31/01/2012

Le aziende che offrono beni o servizi ai consumatori sono tenute al rispetto delle norme contenute n..