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Contenzioso tributario

del 27/04/2012
CHE COS'È?

Contenzioso tributario: definizione

Con il termine contenzioso tributario viene definito l’insieme di procedure e disposizioni che disciplinano il processo tributario, nelle diverse fasi.
Il contenzioso tributario è stato riformato dal decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546.
È articolato in due autonome e distinte fasi giudizio:
  • un primo grado, celebrato presso le commissioni tributarie provinciali (CTP) con sede in ogni capoluogo di provincia;
  • un secondo grado – di appello – celebrato presso le commissioni tributarie regionali (CTR) con sedi nei capoluoghi di regione e sezioni distaccate in talune provincie.
Rispetto alla precedente normativa, quindi, la riforma del contenzioso tributario ha abolito la commissione tributaria centrale, che continua a esistere sino all’esaurimento dei giudizi radicati prima dell’entrata in vigore della riforma del 1992.
Avverso le sentenze delle commissioni tributarie regionali è ammesso il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione. Il contenzioso tributario è un procedimento giurisdizionale nel quale ricadono controversie di natura tributaria tra i contribuenti, da una parte, e l'Amministrazione Finanziaria o gli Enti locali o i concessionari della riscossione, dall’altra parte.
L’oggetto del contendere è costituito dall'impugnazione, da parte del contribuente, dell’atto emesso dall'Amministrazione Finanziaria, ovvero per farsi riconoscere il diritto ad un rimborso o una agevolazione. Per effetto dell’entrata in vigore delle disposizioni del decreto legge 98/2011, per i provvedimenti impositivi di valore fino a 20.000,00 euro, emessi dall’Agenzia delle Entrate a decorrere dal 1° aprile 2012, è prevista una fase prodromica di natura amministrativa, definita “reclamo e mediazione”.
L’istituto del reclamo e mediazione in ambito tributario, nasce dalla volontà di decongestionare le commissioni tributarie, ha natura obbligatoria ed è strumentale alla definizione stragiudiziale della controversia o eventualmente all’annullamento dell’atto prima che giunga alla fase contenziosa.

COME SI FA
Una particolarità del contenzioso tributario consiste nel fatto che è sempre il contribuente che avvia il procedimento innanzi alla commissione tributaria, chiamando in giudizio l’ente impositore.
Fuori dai casi nei quali è previsto perentoriamente, a pena di inammissibilità, l’istituto del reclamo e mediazione – l’atto impositivo deve contenere il termine entro il quale il contribuente può presentare il ricorso e l’indicazione della commissione tributaria competente.
Il contribuente deve proporre il ricorso previa notifica all’ufficio o ente che ha emesso l’atto impositivo, nei termini indicati e radicando ritualmente il giudizio mediante deposito alla commissione tributaria provinciale nei successivi trenta giorni.
I termini indicati dalla legge sono sempre perentori, nel senso che l'inosservanza determina sempre l'inammissibilità.
Il ricorso deve contenere l’indicazione della commissione tributaria cui è diretto, i nominativi del ricorrente e del suo legale rappresentante, della relativa residenza o sede legale o del domicilio eventualmente eletto, nonché del codice fiscale del ricorrente; sono inoltre da indicare l’ufficio del Ministero delle Finanze o dell’ente locale o del concessionario del servizio di riscossione nei cui confronti il ricorso è proposto, gli estremi dell’atto impugnato, i motivi per l’impugnazione dello stesso e l’oggetto della domanda.
Il contenzioso tributario prevede l’istituto del litisconsorzio, che prevede l’intervento in giudizio di più soggetti (ad esempio Agenzia delle Entrate e agente della riscossione) qualora l’oggetto del ricorso li riguardi inscindibilmente.
Avvenuto il deposito presso la segreteria della commissione tributaria provinciale ha inizio la vera e propria fase processuale che prevede una o più udienze di discussione che possono tenersi in pubblica udienza, su richiesta di una delle parti, ovvero, nel silenzio delle parti in camera di consiglio.
Ciascun gradi di giudizio si conclude con l’emissione di una Sentenza da parte della commissione tributaria adita.

CHI
Dinanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali (prime due fasi di giudizio), per le controversie di valore fino a euro 2.582,28 il contribuente può stare in giudizio autonomamente; le controversie di valore superiore prevedono l’obbligo per il contribuente di munirsi di assistenza tecnica. Sono abilitati all’assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie, se iscritti nei relativi albi professionali:
  • avvocati;
  • dottori commercialisti e ragionieri commercialisti;
  • consulenti del lavoro (purché non dipendenti dall’amministrazione pubblica).
Per specifiche materie sono altresì abilitati all’assistenza tecnica:
  • ingegneri;
  • architetti;
  • geometri;
  • periti edili;
  • dottori in agraria;
  • agronomi;
  • periti agrari.
Per i ricorsi in Cassazione (Tribunale di ultimo grado) è d’obbligo l’assistenza da parte di legali iscritti nell'albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinnanzi la corte di Cassazione e le altre Giurisdizioni Superiori.

FAQ

Il contribuente fino al valore di 2.582,28 euro può difendersi da solo, come si calcola tale limite?

Il quinto comma dell’articolo 12 del decreto legislativo 546/1992 stabilisce che il valore della lite è definito dall’importo dei tributi senza le sanzioni e gli interessi accessori, se la lite verte unicamente su sanzioni il limite è determinato dalle stesse.

Se il contribuente è indigente deve comunque nominare un difensore?

Al di sopra del limite di 2.582,28 euro l’assistenza tecnica è obbligatoria. Le disposizioni sul patrocinio a spese dello Stato assicurano ai non abbienti il diritto di agire e difendersi avanti all’autorità giudiziaria, ivi comprese le commissioni tributarie. Per ottenere l'ammissione al gratuito patrocinio non è necessario che l'istante sia nullatenente, ma è sufficiente che sia in condizioni economiche tali da non poter sopportare i costi del processo tributario; la commissione in base agli elementi forniti dal richiedente decide sulla concessione o meno del beneficio.

L’accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate può essere impugnato nella CTP della provincia di residenza del contribuente?

La competenza territoriale è sempre quella dell’ufficio o dell’ente impositore che ha emesso l’atto avverso il quale si ricorre, non sono ammesse deroghe qualora il contribuente abbia residenza in una diversa provincia.

È possibile ricorrere contro gli accertamenti emessi dai Comuni per la “tassa rifiuti”?

Sì. La Tarsu, tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, è un’imposta comunale e, in quanto tale, è impugnabile innanzi alle commissioni tributarie.
vota  

DISCUSSIONI ARCHIVIATE

PASQUALE

31/12/2013 12:26:46

Per avviso di accertamento ICI emesso dal Comune è obbligatoria la procedura della conciliazione tributaria prima del contenzioso?

risposta del Professionista

28/05/2014 10:14:04

Buongiorno.
Nella Sua domanda forse c'è un errore terminologico: non esiste una "conciliazione tributaria" bensì una procedura di "conciliazione giudiziale" che è parte integrate (ma eventuale) nel processo tributario, ovvero quando il processo è stato già incardinato.
Ritengo, quindi, che Lei intenda la procedura di "reclamo e mediazione", normata dall'art 17-bis del d.lsg. 546/1992.
Ebbene, le controversie, di valore fino a 20mila euro, debbono obbligatoriamente seguire l'iter del reclamo e mediazione se ineriscono ad "atti emessi dall'Agenzia delle Entrate" (cfr. 1° comma citato art 17-bis).
Nel Suo caso, essendo l'atto emesso da un Ente Locale, non si applica il reclamo e mediazione ma deve proporre ricorso direttamente alla commissione tributaria provinciale competente.
Cordialità.

Walter Flavio Camillo

Bruno Russo

19/05/2014 11:19:37

Buongiorno.
Volevo sottoporVi una domanda inerente la tassa sui servizi (ex TARES ora TASI).
Nel caso di un immobile concesso in affitto, questo tipo di tasse, dette appunto tasse sui servizi, in caso di inadempienza da parte del conduttore in base a quale legge dovrebbero essere pagate dal proprietario?
Perché in questi casi il Comune vuole avvalersi con il proprietario senza perseguire l’affittuario che non aveva pagato ?
Il proprietario può non sapere lo stato di insolvenza del conduttore verso il Comune e poi un bel giorno invece si vede arrivare il conto (compreso anche di tutti gli interessi di mora) su una tassa che di fatto era sul servizio offerto dal Comune al suo affittuario.
Ci sono già state contestazioni di questo tipo di multe contestate al proprietario?
Secondo me sono illegittime.
Attendo un vostro parere sul tema.
Al riguardo ho contattato l’Ufficio Tributi del Comune di Torino che in modo generico mi ha detto che “se la tassa non viene pagata dall’affittuario il Comune si rivale sul proprietario” ????
Vi ringrazio se potete armi un vostro parere di merito.
Cordiali saluti.
Bruno Russo

risposta del Professionista

28/05/2014 09:40:02

Buongiorno a Lei.
Per quanto riguarda la TASI, a quanto pare, ad oggi la storia è ancora tutta da scrivere.
Per quanto attiene, invece, alla TARES il Comune deve aver adottato un apposito regolamento; tuttavia non molti Comuni specificano chiaramente chi sia il soggetto passivo della tariffa, ma fanno richiamo all'art. 14 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 a titolo "Istituzione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi".
Il quinto comma di detto art. 14 recita: "Il tributo è dovuto da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte di cui ai commi 3 e 4 con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse".
Risulta, quindi, evidente che la tariffa incide su coloro che "occupano o detengono" l'immobile, non sembra potersi ricavare che possa colpire (anche per solidarietà) coloro che "possiedono".
Le consiglio, quindi, di munirsi del regolamento TARES del Suo Comune (potrebbe anche essere stato pubblicato on line sul sito web istituzionale) e verificare la soggettività passiva, se - come suppongo - nulla dovesse trovare nel merito della fattispecie da Lei indicatami, faccia presente quanto contenuto dalla norma di legge che Le ho citato, norma che prevale, sempre e comunque, sui regolamenti comunali.

Cordialità.

Walter Flavio Camillo

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