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Factoring

del 11/12/2012
CHE COS'È?

Factoring: definizione

Il factoring è un contratto atipico di matrice anglosassone, per l’effetto non compiutamente regolato dalle norme codicistiche in materia di contratti, in forza del quale un imprenditore (cedente o fornitore) cede o si obbliga a cedere ad un altro soggetto (banca, intermediario finanziario, società specializzata) definito cessionario o factor, tutti o parte dei crediti verso i propri clienti (debitori ceduti) derivanti dall’esercizio dell’impresa. A fronte di tale cessione il factor offre al cedente, una controprestazione consistente, solitamente, nell’anticipazione dell’importo dei crediti ceduti (finanziamento) e, eventualmente, nella prestazione di altri servizi quali, a mero titolo esemplificativo, la prestazione di consulenze e/o collaborazioni in ordine alla contabilizzazione, gestione e riscossione dei crediti. Tale contratto può rappresentare per l’impresa, una forma di finanziamento complementare al credito bancario (e, quindi, una forma alternativa di accesso alla liquidità e/o di aumento della stessa), proprio attraverso un’anticipazione delle somme di cui la medesima impresa risulta creditrice; tuttavia, gli svantaggi per il cedente, consistono nella indeterminatezza dei servizi di “garanzia” del buon fine dei crediti, nel costo eccessivo della prestazione resa dal factor, nella possibilità di cedere soltanto alcuni tra i debitori (la scrematura viene operata dal factor a seconda della maggiore o minore solvibilità degli stessi) e, aspetto non di minore rilevanza, nell’assenza di significativi risparmi nei costi di gestione. In ogni modo, al fine del migliore inquadramento dell’istituto all’interno dell’ordinamento è necessario fare riferimento: - a quanto determinato dal codice civile in materia di cessione del credito (artt. 1260 c.c.); - alla Legge n. 52 del 1991 che, se pure regola la cessione dei crediti d’impresa, non integra l’aspetto giuridico e funzionale del factoring; - alle previsioni normative in tema di intermediari finanziari (tra cui anche il TUB); - alla disciplina antiriciclaggio (Legge n. 197 del 1991); - alla disciplina sul trattamento dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 2003); - alla normativa c.d. anti-usura (Legge n. 108 del 1996); nonché alle previsioni sul factoring internazionale (Unidroit Convention on International Factoring, Convenzione recepita in Italia con la Legge n. 260 del 1993).

COME SI FA
Ogni credito del fornitore (cedente) può costituire oggetto di cessione, purché derivante dall’esercizio dell’impresa; sono frequenti, tuttavia, in particolare nel mercato italiano, società di factoring che trattano unicamente crediti d’impresa di specifica natura o provenienza (i.e. crediti di banche, ovvero di aziende farmaceutiche). Il fornitore, tra l’altro, può anche cedere crediti futuri, o meglio, quelli derivanti da stipulandi contratti, purché gli stessi siano conclusi entro 24 mesi (art. 3 Legge n. 52 del 1991). La cessione, in particolare, può avvenire - attraverso l’obbligazione definita dal fornitore ad offrire in cessione i propri crediti d’impresa (stipulando un contratto di factoring iniziale) e, successivamente, cedendo di volta in volta un singolo credito; - attraverso l’immediato consenso prestato dal fornitore a cedere in massa i propri crediti presenti e futuri (in tale caso il factor acquista tutti i crediti potendo riservarsi di accettarli in tutto od in parte). La cessione può avvenire, sostanzialmente, a meno che non la si disciplini dettagliatamente, in due modi differenti: - il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti ed in caso di inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al cliente/cedente (cessione pro soluto); - il factor “affida” al cliente/cedente il rischio dell'eventuale insolvenza dei crediti ceduti (cessione pro solvendo). Il factor divenuto cessionario del credito, ha diritto di pretendere dal debitore ceduto il pagamento. A fronte della cessione del credito, il factor, previa verifica dell’esistenza del credito e della solvibilità del debitore, può anticipare al fornitore una somma di denaro, normalmente corrispondente ad una percentuale del monte crediti oggetto di cessione (70%, 80% del totale dell’importo ceduto), sulla quale decorrono certamente gli interessi poi considerati in sede di pagamento del corrispettivo del factor (interessi, commissione di factoring, spese).

CHI
Le parti del contratto di factoring sono il factor (cessionario) ed il fornitore (cedente); non è parte, invece, salvo diversa volontà delle parti, il debitore ceduto, il quale, tuttavia, deve essere informato circa l’avvenuta cessione del credito, a che possa provvedere al pagamento direttamente al factor. Il fornitore deve essere un imprenditore e deve operare il trasferimento necessariamente al fine di realizzare la causa di scambio e di finanziamento che tipizza l’operazione. Se una delle parti è una banca o un istituto di credito, è imprescindibile la forma scritta, a pena di nullità (art. 117 TUB); fuori da questa ipotesi il contratto può avere forma libera anche se nella prassi si utilizza comunque la forma scritta (scrittura privata) ovvero, più frequentemente negli scambi commerciali, si ricorre allo strumento dello scambio di corrispondenza.

FAQ

Il contratto di factoring concluso a mezzo di scambio di corrispondenza commerciale sconta l’imposta di registro?

Sussistente tale ipotesi, il contratto di factoring, è sottoposto ad imposta di registro solo in caso d’uso ed in misura fissa qualora l’operazione rientri nel campo di applicazione dell’IVA (in forza del principio di alternatività tra le due imposizioni indirette). Un caso di particolare ricorrenza è costituito dalla acquisizione da parte della Guardia di Finanza della corrispondenza commerciale mediante la quale il contratto è stato stipulato che, comunque, non costituisce caso d’uso (C.T.P. Treviso 15.12.1992 n. 66).
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