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Omesse dichiarazioni tributarie

del 05/02/2016
CHE COS'È?

Omesse dichiarazioni tributarie: definizione

Le omesse dichiarazioni tributarie fanno parte di quei reati per i quali è previsto un limite di punibilità. In sostanza, la ratio è quella di perseguire unicamente quei comportamenti che risultano, per gli interessi dell'Erario, effettivamente dannosi. Per la qualificazione del reato, di conseguenza, assume un ruolo fondamentale la quantificazione dell'imposta stessa. L'articolo 5 del Decreto Legislativo numero 74 del 2000 stabilisce che chi non presenta una delle dichiarazioni annuali riguardanti le imposte sul valore aggiunto o sui redditi, allo scopo di evadere quelle stesse imposte, può essere punito con la reclusione, per un periodo che va da un minimo di uno a un massimo di tre anni, nel caso in cui l'imposta evasa superi i 30mila euro. Non rientra nella casistica delle omesse dichiarazioni tributarie, invece, l'eventualità in cui la dichiarazione sia presentata nei 90 giorni successivi alla scadenza del termine; anche le eventualità in cui la dichiarazione venga redatta o sottoscritta su uno stampato che non risulta conforme al modello richiesto non presuppongono il configurarsi di questo reato.


COME SI FA

Qual è il bene giuridico che viene protetto?

In realtà sono due: la trasparenza fiscale da un lato e, dall'altro lato, l'interesse patrimoniale dell'Erario in relazione alla percezione del tributo richiesto. Occorre ribadire che l'imposta evasa effettivamente deve superare i 30mila euro perché il reato venga integrato, cosa che non avviene se invece l'omessa dichiarazione e la conseguenza offesa alla trasparenza fiscale riguardano cifre inferiori. 

Che tipo di reato è?

Si tratta di un reato proprio, che può essere messo in atto unicamente da chi è contribuente, cioè da tutti coloro che sono obbligati a presentare una dichiarazione annuale. Qualunque contribuente, anche se non è soggetto a Iva, può commettere questo reato: la soggettività, insomma, è molto ampia. 


CHI

Un commercialista.


FAQ

1. Come ci si deve comportare se ci si è dimenticati di presentare la dichiarazione dei redditi o se questa è stata compilata in maniera non corretta?

In primo luogo, è opportuno ribadire che non viene considerata omessa la dichiarazione dei redditi che è presentata nei 90 giorni successivi alla scadenza, e si può sanare il ritardo pagando una sanzione di 28 euro. Diverso è, invece, il caso della dichiarazione integrativa: in questa circostanza, infatti, la sanzione fissa è accompagnata da una sanzione variabile, in percentuale a seconda delle imposte che non sono state versate. In effetti, non è rara l'eventualità per cui un contribuente - che si tratti di un'impresa o di una persona fisica - si trovi a dover integrare o corregge la dichiarazione dei redditi.

2. Che differenza c'è tra dichiarazione correttiva e dichiarazione integrativa?

La distinzione fa riferimento semplicemente a un criterio temporale: la dichiarazione correttiva, infatti, presuppone che un eventuale errore sia sanato prima della scadenza imposta per la presentazione della dichiarazione stessa; la dichiarazione integrativa, invece, sana l'errore dopo il termine stabilito. Se si ricorre a una dichiarazione correttiva, nel modello Unico per le società di capitali, per le società di persone e per le persone fisiche è necessario spuntare la casella relativa. Non si può ritenere valida, invece, una dichiarazione correttiva che venga presentata dopo i termini di scadenza ordinari: in questo caso c'è bisogno, appunto, della dichiarazione integrativa, che consiste in una dichiarazione nuova. Si distingue tra integrativa a sfavore del contribuente e integrativa a favore (che è necessaria se ci sono state delle omissioni nella compilazione del modello Unico).
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