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Dichiarazioni tributarie infedeli

del 13/05/2016
CHE COS'È?

Dichiarazioni tributarie infedeli: definizione

Chi si rende protagonista di dichiarazioni tributarie infedeli commette un reato previsto dall'ordinamento giuridico italiano: è, in particolare, l'articolo 4 del Decreto Legislativo numero 74 del 2000 a stabilire che debba essere punito con la reclusione da un minimo di uno a un massimo di tre anni chi, allo scopo di evadere le imposte sul valore aggiunto o sui redditi, nelle dichiarazioni annuali indica elementi passivi fittizi o elementi attivi minori rispetto a quelli effettivi, nel caso in cui l'imposta evasa sia superiore a 50mila euro o gli elementi passivi fittizi (o gli elementi attivi non indicati) siano superiori di almeno il 10% rispetto a quelli indicati nelle dichiarazioni o siano superiori ai 2 milioni di euro. Il reato di dichiarazione infedele è un delitto, il che vuol dire che è richiesto - ai fini della punibilità - il comportamento doloso da parte dell'agente: si tratta, in questo caso, di dolo specifico, poiché la condotta deve avere lo scopo di ottenere crediti o rimborsi maggiori rispetto a quanto dovuto o di pagare meno imposte.


COME SI FA

Quali sono le violazioni non punibili?

Le violazioni che non possono essere punite sono quelle che derivano da interpretazioni di norme che risultano obiettivamente incerte: per altro, in tali eventualità viene messa in dubbio anche l'applicabilità delle sanzioni amministrative. Ancora, non sono punibili le violazioni estimative, nel caso in cui la stima corretta rientri in un margine del 10% rispetto a quella effettuata; inoltre, l'importo di queste differenze non deve essere preso in considerazione neppure per il calcolo degli elementi sottratti a tassazione o dell'imposta evasa ai fini delle soglie di punibilità. Infine, non possono essere punite le violazioni delle norme relative alla competenza economica. 


CHI

Il commercialista, o comunque chi si occupa della dichiarazione dei redditi.


FAQ

1. Quali sono le sanzioni amministrative previste?

Per la dichiarazione delle imposte dirette, una dichiarazione infedele prevede una sanzione pari a non meno del 100% e a non più del 200% della differenza di credito o della maggiore imposta: viene applicata la sanzione anche nel caso in cui siano esposte nella dichiarazione delle deduzioni o delle detrazioni indebite. Se entrano in gioco anche dei redditi che sono stati prodotti all'estero, è previsto un aumento di un terzo delle sanzioni relative. Ancora, la sanzione viene aumentata del 10% se l'indicazione di dati rilevanti per l'applicazione degli studi di settore o per l'indicazione di cause di inapplicabilità o di esclusione degli studi di settore non sussistenti è infedele o viene omessa, a patto che sia superiore del 10% del reddito dichiarato il maggior reddito accertato dopo la corretta applicazione degli studi di settore.

2. Cosa succede per la dichiarazione infedele in relazione all'Iva?

In questo caso, la sanzione amministrativa prevista è compresa tra il 100 e il 200% della differenza. Ciò avviene sia quando nella dichiarazione è presente un'eccedenza rimborsabile o detraibile che è maggiore rispetto a quella che spetterebbe, sia quando è presente un'imposta che è minore rispetto a quella che sarebbe dovuta. Per una comunicazione annuale dei dati Iva infedele, la sanzione è compresa tra 258 e 2065 euro. Per una dichiarazione infedele riguardante i sostituti di imposta, è prevista una sanzione minima di 258 euro più 51 euro per ciascun percipiente che non è stato indicato, sempre rimanendo tra il 100% e il 200% della somma delle ritenute che non sono state versate riconducibili alla differenza.
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