La Guardia di finanza ha emanato le direttive che contengono le procedure per la regolarizzazione del lavoro in nero. Il titolare avrà al massimo 4 mesi per mettere in regola i dipendenti, in modo da poter pagare una sanzione ridotta. Il procedimento sanzionatorio per lavoro in nero, infatti, dopo l’entrata in vigore del Jobs Act, prevede maxi sanzioni a seconda della durata del rapporto di lavoro.
Fino a 30 giorni di lavoro nero effettivo gli importi andranno da 1.500 a 9.000 euro; dai 31 ai 60 giorni si salirà da 3.000 a 18.000 euro. Infine, nel caso in cui il lavoro nero abbia superato i 60 giorni, la sanzione andrà dai 6.000 ai 36.000 euro. La maxi multa potrà essere inasprita di un ulteriore 20% in due casi specifici: se si somministra lavoro in nero a immigrati senza regolare permesso di soggiorno o a minori non in età lavorativa.
Per effettuare la regolarizzazione della posizione del lavoratore sono necessari quattro adempimenti:
- il versamento dei contributi previdenziali per l’intero
periodo di lavoro irregolare e la compilazione del libro unico del lavoro;
- la sottoscrizione di un contratto a tempo determinato
della durata minima di tre mesi o indeterminato, anche part time, purché
preveda almeno il 50% delle ore lavorabili;
- il mantenimento in servizio del lavoratore per almeno 90
giorni, dimostrando l’avvenuto pagamento dei contributi, prima di poter
recedere dal contratto di lavoro;
- il pagamento di una sanzione pari al minimo dell’importo
previsto in caso di lavoro nero.
