In tempi di crisi, e a maggior ragione con l’entrata in vigore delle nuove norme che regolano il pagamento delle imposte, potrebbe succedere a chiunque di non avere in cassa abbastanza liquidità per saldare i conti col Fisco. Niente paura, ecco la soluzione ad hoc pensata dallo Stato italiano: saldare il debito tramite la cessione di opere d'arte, mobili antichi o immobili.
La prima impressione non è certo positiva. Ci viene spontaneo domandarci: “ma dove siamo arrivati”? Eppure la legge non è nuova, anzi: si tratta di una sorta di baratto tra la Pubblica Amministrazione e il contribuente risalente a più di trent'anni fa. Anche se di fatto mai applicato nel nostro Paese, il Governo a firma Matteo Renzi ha deciso di rispolverarlo per garantire nuove entrate alle casse statali.
Vantaggi e svantaggi
La norma presenta un duplice vantaggio: da un lato permette ai cittadini di saldare i debiti verso l’amministrazione pubblica in una forma alternativa al contante; dall'altro, garantisce allo Stato il possesso di beni che possono essere annoverati nel patrimonio storico e artistico nazionale. Cioè? Le opere d'arte e gli immobili si trasformano in uno strumento dall'alto valore finanziario, spendibile non solo nei mercati tradizionali (come avveniva fino ad ora).
D'altronde il mercato antiquario e dell'arte sono da tempo interessati da acquisti a soli fini di investimento, e in questa direzione va letta la possibilità di utilizzarli come crediti.
Come fare concretamente a chiedere il pagamento attraverso immobili, mobili e opere d'arte?
All'atto pratico, le aziende o i cittadini interessati a usufruire di questa modalità di pagamento devono inviare al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali una richiesta formale, corredata dalla descrizione più dettagliata possibile del bene o dell'immobile che intendono utilizzare come moneta di scambio.
In particolare, deve essere allegata tutta la documentazione che permetta d’identificarne con precisione il valore, oltre agli atti che ne certifichino la proprietà (questo per evitare la cessione di opere rubate o non detenute legittimamente).
Dopo l'acquisizione dei documenti, il Ministero avvia una pratica per la valutazione della proposta del cittadino che, naturalmente, passa attraverso meticolose stime (in particolare per quanto riguarda le opere di artisti ancora in vita o risalenti allo scorso mezzo secolo).
Il Ministero, in collaborazione con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, valuta le condizioni del bene e ne stabilisce l'effettivo valore, coinvolgendo anche altri eventuali enti interessati alla cessione (ad esempio un'amministrazione comunale nel caso di un bene immobile situato in uno specifico comune).
Attenzione però: la procedura non è certo la più sbrigativa. Al momento, non ha l'effetto di sospendere il cittadino dal pagamento di quanto dovuto.
Detto in parole povere bisogna prevedere gli avvisi di pagamento: gli atti di riscossione da parte della PA saranno ritenuti legittimi. Bisogna attivarsi prima dell’arrivo delle parcelle esattoriali, dunque.
E’ il caso di dirlo con una battuta: un altro piccolo “capolavoro” del nostro Fisco.