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Ravvedimento non fa detrarre iva

del 14/11/2014
di: la redazione
Ravvedimento non fa detrarre iva
ItaliaOggi afferma che la regolarizzazione spontanea effettuata oltre il termine biennale dall’esigibilità dell’Iva (ravvedimento tardivo) non permette al destinatario di detrarre l’Iva. E' meglio l’accertamento del ravvedimento: la fatturazione dopo l’esercizio dell’azione accertatrice invece fa “risorgere” il diritto alla detrazione (articolo 60 dpr 633/72 ultimo comma, come modificato dal dl. 1/2012. Il dl modifica la disciplina del ravvedimento operoso di cui all'articolo 13 dlgs 472/97 con l'aggiunta di altre ipotesi di riduzione della sanzione: a 1/9 del minimo, in caso di regolarizzazione entro il 90° giorno dopo il termine per la presentazione o, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro 90 giorni dall’omissione o errore (lettera a-bis); a 1/7 del minimo nel caso di regolarizzazione entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione o, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-bis); a 1/6 del minimo in caso di regolarizzazione oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione o quando non è prevista dichiarazione periodica oltre due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-ter). Le previsioni delle lettere b-bis e bis-ter si applicheranno solo ai tributi per i quali è competente l’Agenzia delle Entrate. Il quotidiano ha precisato: se la violazione commessa venisse regolarizzata nel 2016 come consentito dalle nuove norme, magari a seguito di processo verbale di constatazione, il fonitore godrebbe della riduzione della sanzione ad 1/6 del minimo - con il problema da risolvere del cumulo materiale della violazione principale e di quelle conseguenziali – ma il destinatario non potrebbe esercitare la detrazione per intervenuta decadenza dal termine. L’imposta regolarizzata rimarrebbe a carico delle parti cosa che non succederebbe se il fornitore attendesse l’accertamento dell’ufficio e provvedesse poi ad addebitare alla controparte l’imposta pagata all’erario ex articolo 60 comma ultimo. Il costo delle sanzioni sarebbe più alto - riducibile a 1/3 nel caso di adesione – ma l’imposta rimarrebbe neutra poiché il cessionario in seguito alla rivalsa post accertamento si vedrà ricaricato il termine biennale per l’esercizio della detrazione che riprenderà a decorrere dal momento del pagamento dell’imposta al fornitore. Il quotidiano ha denunciato questo paradosso.
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