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Lavori a chiamata via libera con un click

del 19/06/2013
di: di Daniele Cirioli
Lavori a chiamata via libera con un click
Via libera alle nuove modalità di denuncia del lavoro a chiamata. Dal 3 luglio, infatti, l'avvio delle prestazioni intermittenti andrà preceduto da una comunicazione online (www.cliclavoro.gov.it), per posta elettronica certificata (pec) o, nel caso di lavoro da esplicare nelle successive 12 ore, con un Sms. Oltre al datore di lavoro la comunicazione può essere effettuata dai soggetti abilitati (in primis consulenti del lavoro). Lo stabilisce il decreto 27 marzo 2013 pubblicato ieri sulla GU n. 141 che dà attuazione alla riforma Fornero (legge n. 92/2012).

Lavoro a chiamata

Il nuovo adempimento interessa il contratto di lavoro intermittente (o a chiamata o job on call), quel contratto che mira a risolvere la necessità di utilizzazione di lavoratori per prestazioni a carattere discontinuo (lavoratori dello spettacolo, addetti ai centralini, guardiani, receptionist, camerieri ecc.).

Una volta che lo ha 'assunto' infatti, il datore di lavoro può servirsi della prestazione del lavoratore chiamandolo all'occorrenza. La riforma Fornero ha modificato il lavoro a chiamata con due novità principali: rispetto alla precedente disciplina dettata dalla riforma Biagi, ha limitato i casi in cui può essere utilizzato; in secondo luogo ha introdotto l'obbligo a carico del datore di lavoro di effettuare, in aggiunta alla comunicazione obbligatoria pre-assuntiva (l'ordinaria Co), un'altra comunicazione prima di ciascuna chiamata del lavoratore.

Comunicazione

preventiva

La nuova comunicazione, in particolare, va fatta alla direzione territoriale del lavoro competente per territori; quanto alle modalità operative, la riforma aveva invece affidato ad un decreto di natura non regolamentare, del ministro del lavoro di concerto con quello per la pubblica amministrazione, il compito di individuarle anche in considerazione dello sviluppo delle tecnologie.

Per la violazione dell'obbligo la riforma Fornero ha previsto una sanzione da 400 a 2.400 euro, in relazione a ciascun lavoratore per cui venga omessa la comunicazione, senza la possibilità di applicare la procedura di diffida (che è una sorta di 'ravvedimento operoso' che consente di regolarizzare l'omissione con il pagamento della sanzione in misura ridotta).

Dal 3 luglio

Le modalità attraverso cui è possibile assolvere alla nuova comunicazione sono definite dal decreto 27 marzo in vigore dal prossimo 3 luglio. In primo luogo, il decreto stabilisce che la comunicazione può essere effettuata dai «soggetti abilitati», ossia i datori di lavoro e i soggetti che possono fare le comunicazioni in nome e per conto del datore di lavoro (consulenti del lavoro, avvocati, dottori commercialisti, etc.). Ai fini della nuova comunicazione, inoltre, il decreto prevede l'istituzione di un modello ad hoc denominato «Modello UNI-Intermittente», la cui compilazione è esclusivamente con strumenti informatici; il modello contiene i dati identificativi del lavoratore e del datore di lavoro, nonché la data d'inizio e di fine della prestazione lavorativa cui la chiamata si riferisce.

Il nuovo modello deve essere trasmesso esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:

a) via e-mail all'indirizzo di posta elettronica certificata (creato appositamente);

b) per il tramite del servizio informatico reso disponibile su cliclavoro (www.cliclavoro.gov.it).

Inoltre, è possibile effettuare la comunicazione (senza modello) mediante l'invio di un semplice sms contenente almeno il codice fiscale del lavoratore, esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione stessa.

Infine, esclusivamente nei casi di malfunzionamento dei sistemi informatici è possibile effettuare la comunicazione trasmettendola via fax alla competente direzione territoriale del lavoro.

In tal caso, costituisce prova dell'adempimento, la comunicazione di malfunzionamento del sistema unitamente alla ricevuta d'invio fax, anche se la ricezione dello stesso fax non sia andata a buon fine per cause imputabili all'ufficio.

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