Alle parole di Gurria hanno fatto seguito le raccomandazioni del numero uno dell'Ue, secondo cui la Commissione dovrebbe puntare a raggiungere risultati di grande livello nella lotta all'evasione fiscale su scala globale. «In questo contesto, l'Unione europea assicurerà tutto il proprio sostegno alla creazione di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni bancarie». Proposta, questa, che sarà affrontata nel corso della prossima riunione del G8 in agenda per il 17 e 18 giugno a Fermanagh, in Irlanda del Nord.
Ad accendere un faro sulle acrobazie fiscali delle multinazionali è arrivato ieri anche il Public accounts committee, la commissione della Camera dei comuni di Londra, che ha incitato il fisco britannico a investigare appieno sul modo in cui Google paga le tasse nel Regno Unito.
Secondo i dati ufficiali, la compagnia ha generato utili per 18 miliardi di dollari nel Regno Unito dal 2006 al 2011 ma ha pagato in tasse, nello stesso periodo, appena 16 milioni di dollari. Il gruppo americano ha sempre negato le accuse, affermando che i suoi servizi vengono venduti e contabilizzati dalla sede irlandese di Dublino. Ma la commissione di Westminster ha detto di aver raccolto una serie di testimonianze di ex dipendenti che proverebbero il contrario. «Come abbiamo sempre detto, Google rispetta tutte le normative fiscali in Gran Bretagna. E chi definisce queste regole sono i politici», ha ribadito un portavoce di Google. «È chiaro che la Public account committee vuole che le multinazionali paghino più tasse nei paesi in cui si trovano i loro clienti, ma questo non è quello che le regole stabiliscono oggi».
© Riproduzione riservata
