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Iva, il gap giacenze giustifica i controlli

del 08/06/2013
di: La Redazione
Iva, il gap giacenze giustifica i controlli
Il divario fra le giacenze di magazzino e quelle risultanti dalla contabilità, non legittima l'accertamento di Ires e Irap, ma solo dell'Iva. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza 14485 di ieri, ha respinto il primo motivo presentato dall'amministrazione finanziaria. La vicenda nasce da un'ispezione della Guardia di finanza, dalla quale era emerso un divario fra giacenze fisiche di magazzino e giacenze contabili. Sulla base dei dati trasmessi dalla Gdf, l'ufficio aveva spiccato un accertamento Ires, Irap e Iva. La Ctp, con decisione confermata in Ctr, aveva annullato l'atto impositivo solo in relazione alle imposte sui redditi, confermando invece l'Iva. L'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. Infatti, la Cassazione, ha ricordato che la sentenza della Ctr non nega che anche ai fini degli accertamenti Irpef e Irap si possa fare ricorso a presunzioni, ma si basa sull'affermazione che, mentre in campo Iva tali presunzioni sono da sole sufficienti a sorreggere l'accertamento, nella materia dell'accertamento dei redditi esse non hanno la medesima efficacia e devono quindi essere supportate da ulteriori «elementi di gravità, precisione e concordanza». La decisione stride con una sentenza 15250 della Cassazione stessa, secondo cui il reddito dell'impresa può essere calcolato dal fisco con metodo induttivo paragonando i prezzi elevati delle giacenze di magazzino ai ricavi. Allora gli Ermellini motivarono che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'onere della prova dei presupposti dei costi, degli oneri di ogni altra componente negativa del reddito d'impresa incombe al contribuente.

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