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Il nuovo redditometro non riesce a stanare i vip

del 29/01/2013
di: di Valerio Stroppa
Il nuovo redditometro non riesce a stanare i vip
Il nuovo redditometro fa i conti con il passato. E il risultato non incoraggia affatto. Il vecchio accertamento sintetico negli ultimi anni ha prodotto rettifiche variabili in media tra i 16 mila e i 18 mila euro per contribuente (si veda tabella in pagina). I redditi contestati dal fisco si sono attestati all'incirca intorno ai 40-50 mila euro. Numeri non trascurabili per un cittadino qualunque, ma nemmeno così plateali per quegli evasori «spudorati» che i vertici dell'Agenzia delle entrate hanno detto di voler contrastare con il redditometro 2.0.

La nuova metodologia di controllo sintetico appare senz'altro più calibrata rispetto a quella messa a punto nel 1992. Ad ammetterlo è stata la stessa amministrazione finanziaria, che nel book sul recupero dell'evasione 2011 ha osservato come «i risultati in termini di maggiore imposta accertata, pur notevoli in termini complessivi, si sono rivelati non del tutto soddisfacenti a livello di imposta media per controllo, la quale è lievemente diminuita (dai circa 18 e 19 mila euro del 2007-2008, ai 16 mila euro costanti negli anni successivi)». Anche con la circolare n. 18/E del 2012, recante gli indirizzi operativi per l'anno appena trascorso, le Entrate hanno rilevato come «al detto incremento numerico registrato nel triennio 2009-2011, ha solo in parte corrisposto il netto miglioramento qualitativo, auspicato nelle circolari n. 13/E del 2009, n. 20/E del 2010 e n. 21/E del 2011».

Ciò, come detto, è imputabile agli oggettivi limiti del vecchio redditometro, datato di ormai due decadi e non più in grado di fotografare la realtà di oggi. Il piano straordinario di controlli sintetici nel triennio 2008-2011 previsto dall'articolo 83 del dl n. 112/2008, quindi, ha incrementato i valori assoluti per via dell'aumento delle verifiche, ma non la consistenza media delle rettifiche.

I controlli da redditometro che partiranno nel 2013 dovranno puntare anche a essere più precisi e meglio motivati, riducendo in questo modo le possibilità di ricorrere in giudizio per il contribuente. Nel 2011, a fronte di 36.390 accertamenti sintetici emessi ne sono stati definiti tramite adesione o acquiescenza 13.058, vale a dire il 35%. Significa che negli altri 23 mila casi il contribuente o ha «ignorato» la contestazione, finendo quindi in riscossione, oppure ha presentato ricorso. Il fisco ha incassato subito 108 dei 586 milioni contestati con il redditometro.

Numeri che l'amministrazione guidata da Attilio Befera è intenzionata a migliorare. In primis selezionando meglio i soggetti da sottoporre a verifica. A tale proposito, come già annunciato con le direttive del 2012, a livello provinciale le Entrate hanno predisposto appositi elenchi dei cosiddetti «high net worth individuals», cioè le persone fisiche il cui patrimonio mobiliare e immobiliare supera i 5 milioni di euro. Tali liste non vengono utilizzate solo per il redditometro, ma anche per la ricostruzione analitica dei redditi, e saranno integrate a breve con i dati relativi ai saldi e alle movimentazioni finanziarie che banche e intermediari dovranno trasmettere al fisco (il provvedimento attuativo delle Entrate è ancora in corso di emanazione). Nel frattempo, spiegava già la circolare n. 18/2012, «ciascuna direzione provinciale deve comunque svolgere una prima mappatura, basata sulle informazioni di più facile acquisizione a livello locale volta a individuare un adeguato numero di posizioni da sottoporre a controllo».

Come chiarito dall'Agenzia lo scorso 20 gennaio, ai sensi della convenzione con il ministero dell'economia i controlli effettuati utilizzando il redditometro dovranno essere 35 mila ogni anno.

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