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Distacco dall'impianto centralizzato sulla carta

del 06/06/2013
di: Gianfranco Di Rago
Distacco dall'impianto centralizzato sulla carta
Il distacco dall'impianto centralizzato di riscaldamento condominiale rischia di rimanere sulla carta. Sebbene il nuovo art. 1118 c.c., introdotto dalla legge n. 220/2012 che entrerà in vigore la prossima settimana, abbia previsto il diritto del singolo comproprietario di rinunciare all'utilizzo dell'impianto comune, il suo esercizio rimane subordinato a una serie di presupposti tecnici di difficile realizzazione, senza per questo esentare il condomino dal pagamento delle spese di manutenzione straordinaria e per la conservazione e messa a norma del medesimo.

La nuova formulazione dell'art. 1118 c.c. conferma che nel condominio la disciplina delle parti comuni si fonda sul principio dell'indivisibilità e del pari utilizzo delle stesse. Scopo della norma è evidentemente quello di impedire che il singolo condomino si sottragga al contributo obbligatorio per le spese relative ai beni e ai servizi comuni, rinunciando al relativo diritto di utilizzo. Anche l'impianto di riscaldamento centralizzato è un bene comune e, come tale, il suo funzionamento dovrebbe essere regolato dai medesimi principi di cui sopra, ivi incluso il divieto di rinunciare al relativo diritto (e di sopportarne gli oneri economici). Tuttavia, con riferimento a questo specifico impianto (e a quello, simmetrico, di condizionamento), la giurisprudenza di legittimità aveva di fatto elaborato il principio per cui il comproprietario ben poteva operarne il distacco, restando però obbligato a sostenere le spese relative alla sua conservazione (restando pur sempre l'impianto un bene comune). La nuova legge n. 220/2012, volendo in qualche modo asseverare tale orientamento giurisprudenziale, ha quindi previsto espressamente il diritto di distacco del singolo condomino, subordinandolo però alla prova rigorosa del fatto che da tale operazione non derivino notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini.

Tuttavia non sembra che tale operazione sia fattibile dal punto di vista tecnico e che risulti particolarmente appetibile dal punto di vista economico, ferma restando la necessità di operare valutazioni caso per caso. Appare infatti generalmente difficile che il distacco di un condomino possa davvero avvenire senza squilibrio alcuno per l'impianto comune. E che dire, poi, degli eventuali distacchi successivi al primo? Ammesso pure che il distacco originario sia stato valutato tecnicamente fattibile, è di tutta evidenza che quelli che dovessero seguire avrebbero sempre meno possibilità di essere attuabili. E ciò comporterebbe un'indubbia disparità di trattamento tra il primo condomino che dovesse optare per tale operazione e tutti quelli che dovessero eventualmente decidere in seguito. Dal punto di vista economico è poi tutto da verificare se il distacco possa essere davvero conveniente per il singolo comproprietario. Quest'ultimo, infatti, a parte i costi che dovrebbe sopportare per installare il nuovo impianto esclusivo, rimarrebbe comunque tenuto a concorrere nelle spese per la manutenzione straordinaria dell'impianto condominiale e per la sua conservazione e messa a norma.

Occorre poi evidenziare come in alcune regioni la nuova disposizione di cui all'art. 1118 c.c. potrebbe non essere recepita o addirittura vietata. Poiché, infatti, quello del distacco dall'impianto centralizzato è un argomento connesso alla materia dell'efficienza energetica degli impianti termici, che come tale ricade in un ambito di legislazione concorrente tra stato e regioni, queste ultime potrebbero anche dettare discipline più rigorose rispetto ai criteri nazionali.

Dal punto di vista pratico è utile poi sottolineare come, a stretto rigore, il condomino che voglia distaccarsi dall'impianto comune non sia tenuto ad avvertire preventivamente né l'amministratore né l'assemblea, anche se tale modus procedendi non appare consigliabile. Il condominio, infatti, ove non ritenesse legittimo l'operato del singolo condomino potrebbe chiedergli di provare con una perizia tecnica l'assenza delle predette controindicazioni tecniche e, in ogni caso, potrebbe rivolgersi all'autorità giudiziaria per la tutela dei propri interessi.

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