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In Ctp sanzioni con buon senso

del 30/05/2013
di: Sergio Trovato
In Ctp sanzioni con buon senso
Le sanzioni devono essere sempre rapportate alla violazione commessa. Le segreterie delle commissioni tributarie, infatti, non possono irrogare la sanzione massima di 1.500 euro al contribuente che, per errore, non ha indicato nel ricorso il valore della controversia. Il contribuente deve poter rimediare all'errore e superare la presunzione di legge, che prevede l'applicazione dello scaglione più elevato, fornendo al giudice la prova contraria anche in sede d'impugnazione dell'invito al pagamento. Peraltro il valore della lite risulta anche dall'avviso di accertamento allegato al ricorso. Se non fosse possibile fornire questa interpretazione alternativa, la norma di legge sarebbe incostituzionale nella parte in cui impone di pagare 1.500 euro, vale a dire una sanzione 50 volte superiore rispetto al contributo unificato dovuto nella misura di 30 euro. Lo dice la Ctp di Bergamo, prima sezione, con sentenza 81 del 20/3/2013. Per i giudici tributari, l'applicazione della norma determinerebbe «un giudizio di manifesta irragionevolezza della legge stessa e imporrebbe al giudice l'obbligo di sollevare eccezione di illegittimità costituzionale», qualora non fosse possibile fornire un'interpretazione diversa. È irragionevole una disposizione legislativa in materia di contributo unificato «per effetto della quale si imponga la regola che quanto minore è il valore effettivo di una lite tanto maggiore deve essere il pregiudizio patrimoniale posto a carico del contribuente».

Nel processo tributario spetta al ricorrente indicare il valore della lite nelle conclusioni del ricorso e pagare il contributo. L'articolo 37 del dl 98/2011 prevede il pagamento del contributo unificato per proporre i ricorsi innanzi alle commissioni tributarie provinciali e regionali, senza distinzioni di sorta. La misura del contributo è rapportata al valore della controversia. Gli importi variano da 30 euro, per controversie di modesto valore (fino a euro 2.582,28), fino a 1.500 euro per le controversie il cui valore supera 200.000 euro. Per determinare l'importo del contributo occorre fare riferimento alla somma dovuta, a titolo di tributo, che forma oggetto di contestazione. Nel caso in cui la controversia abbia ad oggetto solo le sanzioni applicate dal fisco con l'atto di contestazione, occorre prendere a base di calcolo il relativo importo. Nei giudizi tributari, dunque, il valore della lite deve risultare da apposita dichiarazione. In mancanza della dichiarazione, il processo si presume di valore superiore a duecentomila euro, con il conseguente versamento del contributo unificato nella misura massima di 1.500 euro, che di fatto costituisce una sanzione per l'omesso adempimento. Come precisato nella direttiva ministeriale 2/2012, però, la sanzione non deve essere applicata se nel ricorso non viene dichiarato il valore della lite, purché il difensore o la parte lo indichino in un atto successivo, datato e sottoscritto, ma non oltre 30 giorni dalla data di deposito, anche se l'impugnazione viene proposta a mezzo posta.

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