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Cartelle mute salve dall'annullamento d'ufficio

del 30/05/2013
di: Debora Alberici
Cartelle mute salve dall'annullamento d'ufficio
Il giudice tributario non può annullare d'ufficio la cartella muta. È infatti sempre necessario che il contribuente abbia dedotto il vizio nel ricorso introduttivo.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 13331 del 29 maggio 2013, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. In particolare la sezione tributaria, ha chiarito, a sostegno della sua decisione a favore del fisco, che nel processo tributario, caratterizzato dall'introduzione della domanda nella forma della impugnazione dell'atto tributario per vizi formali o sostanziali, l'indagine sul rapporto sostanziale non può che essere limitata ai motivi di contestazione dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa dell'amministrazione. Questi infatti, devono essere specificatamente dedotti dal contribuente, nel ricorso introduttivo di primo grado. La conseguenza è che, ove il contribuente deduca specifici vizi di invalidità dell'atto impugnato, il giudice deve attenersi all'esame di essi e non può, ex officio, annullare il provvedimento impositivo per vizi diversi da quelli dedotti, anche se risultanti dagli stessi elementi acquisiti al giudizio. Questo perchè tali ulteriori profili di illegittimità debbono ritenersi estranei al thema controversum, come definito dalle scelte del ricorrente. Era quindi pacifico fra le parti che la mancata sottoscrizione della cartella non era stata mai impugnata dalla società nel ricorso introduttivo. Quindi la ctr non avrebbe dovuto annullare l'atto impositivo d'ufficio, senza alcuna richiesta da parte dell'impresa.

Sul punto, in passato, la stessa Cassazione ha chiarito che sono valide le cartelle mute, e cioè prive del nome e della sottoscrizione del funzionario responsabile, notificate al contribuente prima di giugno 2008. Con la sentenza 10805 del 5 maggio 2010, la sezione tributaria ha accolto il ricorso della Gest Line presentato contro la decisione della commissione tributaria regionale del Veneto. I giudici di merito avevano annullato una cartella esattoriale perché priva del nome e della sottoscrizione del funzionario responsabile, e quindi in contrasto con quanto disposto dall'articolo 7 dello Statuto del contribuente. La Cassazione ha rovesciato questa.

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