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Ue, verso un'Euroamnistia fiscale

del 29/05/2013
di: di Tancredi Cerne
Ue, verso un'Euroamnistia fiscale
Un'amnistia fiscale su scala europea. Potrebbe essere questa l'unica via per riportare alla luce il fiume di miliardi sfuggiti al Fisco dei paesi Ue garantendo, al tempo stesso, la tutela penale dei piccoli evasori (si veda ItaliaOggi Sette del 27 maggio). Soprattutto alla luce dell'inclusione dell'autoriciclaggio nel reato di riciclaggio con pene che vano dai 4 ai 12 anni di reclusione. Un rischio reale per tutti coloro che detengono oggi capitali all'estero non dichiarati, nella convinzione di potersela cavare, al limite, con una sanzione amministrativa. Ma esiste davvero la possibilità di vedere approvato uno scudo fiscale su scala comunitaria? «La Commissione europea non dispone dell'autorità per proporre un'amnistia fiscale a livello europeo», ha spiegato a ItaliaOggi Emer Traynor, portavoce del commissario Ue alla Fiscalità, Algirdas emeta. «Si tratta di un aspetto di competenza degli stati membri, e su un tema così delicato, saremmo particolarmente attenti a rispettare questa regola». Secondo la Traynor, «la Commissione è consapevole del fatto che in certi casi specifici, risolvere le situazioni passate può rappresentare una necessità per reimmettere somme evase all'interno del sistema». «Tuttavia, il commissario Algirdas emeta è stato molto chiaro sulla sua posizione in merito alle amnistie, dicendosi cioè contrario al loro utilizzo come regola». Non potendo avallare la strada dello scudo fiscale come strumento istituzionale, dunque, Bruxelles sembra disposto a chiudere un occhio purché la proposta di amnistia arrivi direttamente dai governi Ue. In questo caso, la via percorribile potrebbe essere quella dell'accordo condiviso in seno all'Ecofin prima, e al Consiglio europeo, poi, a patto di ottenere l'unanimità dei consensi tra i 27. Insomma, ci vorrà ancora del tempo. Soprattutto per ammorbidire le posizioni di paesi come Austria o Lussemburgo, gli unici due a poterci rimettere dall'applicazione di un'amnistia su scala europea. E questo, per il fatto che, non potendo più contare sul vantaggio competitivo legato alla segretezza delle loro banche, verrebbero a competere con il sistema finanziario dell'intera Europa per l'amministrazione dei capitali degli ex evasori. Una battaglia impari, se confrontata con l'esperienza della piazza finanziaria di Londra, Francoforte o Milano. L'ipotesi dello scudo fiscale europeo, intanto sembra aver stuzzicato anche l'appetito della commissione giustizia della camera, giunta alla conclusione della possibilità, o addirittura della necessità, dell'autodenuncia come strumento ultimo per gestire l'enorme massa di capitali evasi all'estero e, allo stesso tempo, l'allarme generato dalla futura penalizzazione del reato di auto-riciclaggio. Un'ipotesi questa, che ha risvegliato l'interesse del mondo accademico. Tra i numerosi studiosi a favore di uno scudo europeo, anche Christine Hirszowicz, docente di business administration bancaria presso l'Institute of Swiss Banking dell'università di Zurigo. «Nel corso dei prossimi anni tutti i paesi Ue avranno problemi legati al patto di stabilità imposto dal Trattato di Maastricht: i governi saranno quindi costretti a trovare nuove leve su cui agire per aumentare le proprie entrate, non potendo innalzare ulteriormente le imposte né ridurre ancora la spesa pubblica». Secondo Hirszowicz, dunque, oltre a intensificare i controlli fiscali, gli stati europei potrebbero considerare l'ipotesi di introdurre un generoso condono fiscale, senza alcuna sanzione, senza tasse retroattive, e senza l'imposizione del rimpatrio dei beni investiti all'estero. «Si tratterebbe di un'offerta generosa dei governi Ue ai propri cittadini per consentire loro di portare alla luce i capitali evasi, senza tartassarli con nuove imposte, con la promessa, però, di sanzioni pesantissime per coloro che non metteranno in regola la propria posizione».

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