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Iva, detrazione lecita anche con il codice fiscale

Roberto Rosati del 23/05/2013

L'irregolare identificazione del cessionario nella fattura non lo priva del diritto alla detrazione dell'Iva. In presenza dei presupposti sostanziali, il diritto non può venire meno per il fatto che sulla fattura sia stato indicato solo il codice fiscale anziché il numero di partita Iva. Questo nonostante gli elementi mirino a distinguere coloro che acquistano beni e servizi, in veste di soggetti passivi, dai privati consumatori. Questa la conclusione che pare corretto trarre alla luce del dei criteri forniti dalla Corte di giustizia Ue. La questione, causata dalle recenti modifiche in materia di fatturazione, fa registrare però posizioni di segno opposto, senza che si conosca ancora la posizione dell'amministrazione finanziaria. Tutto nasce dalla disposizione, inserita dalla legge 228/2012 nell'art. 21, comma 2 del dpr 633/72, che ha generalizzato l'obbligo di indicare nella fattura il numero di partita Iva del destinatario, se soggetto passivo nel territorio dello stato o in altro stato membro, e introdotto, allo stesso tempo, l'obbligo di indicare il codice fiscale, se è invece un privato consumatore. Nella circolare 12/E del 3 maggio 2013, le Entrate hanno chiarito che, nel caso dell'acquisto di beni o servizi utilizzati sia per l'attività economica che per fini ad essa estranei, la fattura deve riportare il numero di partita Iva del destinatario. In merito alla nuova disposizione, efficace dal 1° gennaio scorso, è quindi sorto l'interrogativo se nel caso in cui l'acquirente non sia identificato nella fattura come soggetto passivo, egli possa comunque detrarre l'Iva addebitatagli. Nell'ordinamento interno, non vi è infatti, alcuna norma che subordini il diritto alla detrazione del soggetto passivo, alla circostanza che egli risulti identificato come tale nella fattura. L'unico appiglio sussiste quindi nella normativa comunitaria. Secondo l'art. 178 della direttiva Iva, infatti, per poter esercitare il diritto alla detrazione, il soggetto passivo deve essere in possesso di una fattura redatta conformemente alle disposizioni del titolo XI, capo 3, sezioni da 3 a 6. Tra queste disposizioni vi è l'art. 226, che stabilisce il contenuto della fattura, indicando tra gli elementi obbligatori il numero di partita Iva del destinatario, qualora questi sia debitore dell'imposta (inversione contabile). L'art. 227, però, attribuisce agli stati membri la facoltà di imporre la predetta indicazione anche in casi diversi. Potrebbe pertanto concludersi che la fattura mancante dell'indicazione del numero di partita Iva del destinatario, obbligatoria per la norma interna, non essendo redatta in conformità a legge, non consenta la detrazione. La questione non può però essere risolta solo sul piano formale. Il diritto alla detrazione costituisce un principio fondamentale del sistema dell'Iva, che mira ad assicurare la neutralità dell'imposta per il soggetto passivo. Dalla giurisprudenza della Corte di giustizia emerge, al riguardo, che il soggetto passivo che agisce in quanto tale, ha il diritto di detrarre l'Iva dovuta per beni e servizi acquistati in funzione della realizzazione di operazioni imponibili. A tal fine, egli deve essere in possesso della fattura contenente le indicazioni prescritte dalla legge. Significativa, in proposito, la sentenza C-25/03, con la quale la Corte ha riconosciuto al coniuge imprenditore il diritto alla detrazione dell'Iva, per la propria quota, risultante da una fattura intestata ad una comunione legale. Qualora la fattura documenti l'operazione effettuata, e i soggetti che ne sono parte, e attesti l'addebito dell'imposta, l'eventuale carenza delle indicazioni obbligatorie, che non pregiudichino però i controlli del fisco, non dovrebbe avere l'effetto di privare il destinatario del suo diritto alla detrazione. Un simile effetto sarebbe infatti sproporzionato rispetto alle finalità perseguite dalla norma sul contenuto delle fatture. Si pensi, al limite, al commerciante erroneamente non identificato come tale nella fattura di acquisto delle merci che egli poi rivende, ovviamente in regime Iva. Ciò detto, la non corretta identificazione del destinatario può comunque causare conseguenze, sia sul piano commerciale che sul piano tributario (es. aliquota Iva agevolata applicabile alle forniture di energia elettrica ad uso domestico). La questione, verosimilmente, si porrà soprattutto per gli acquisti ad uso promiscuo effettuati da soggetti passivi che operano in particolari situazioni, ad esempio per le utenze dell'immobile utilizzato sia come abitazione che come studio professionale. La questione del diritto alla detrazione dell'Iva, tuttavia, è diversa dalle altre, pur rilevanti, problematiche cui si è appena fatto cenno.

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