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Fisco, ok al sequestro della pen drive con i dati

del 17/05/2013
di: Debora Alberici
Fisco, ok al sequestro della pen drive con i dati
Il professionista finito nel mirino degli inquirenti con l'accusa di dichiarazione infedele ed evasione fiscale è soggetto al sequestro della pen drive e del computer. Ciò anche nel caso in cui sia un medico.

Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n. 21103 del 16 maggio 2013. Dunque la sesta sezione penale del Palazzaccio ha confermato la misura cautelare a carico di un odontoiatra accusato di dichiarazione infedele al quale la Guardia di finanza, nel corso di un'ispezione, aveva sequestrato tutto il materiale informatico, fra cui tutte le pen drive e i computer. L'uomo si era difeso sostenendo la mancanza di pertinenza fra questi oggetti e la misura. La tesi non è stata accolta dal Tribunale del Riesame di Napoli che ha convalidato il sequestro. A questo punto la difesa del professionista ha presentato ricorso in Cassazione ma, ancora una volta, senza successo.

I Supremi giudici hanno infatti reso definitivo il sequestro spiegando che la legittimità del sequestro probatorio deve essere valutata, non già nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa, ma in riferimento all'idoneità degli elementi su cui si fonda la notizia di reato a rendere utile l'espletamento di ulteriori indagini, per acquisire prove certe o prove ulteriori del fatto, non esperibili senza la sottrazione all'indagato della disponibilità della «res» o l'acquisizione della stessa nella disponibilità dell'autorità giudiziaria.

In questo caso il provvedimento probatorio risulta sorretto da una motivazione che, per quanto riassuntiva o schematica, collega al ragionevole delinearsi di ipotesi criminose l'enunciazione descrittiva dell'inerenza o pertinenzialità dei beni e cose sequestrate all'accertamento di dette ipotesi di reato. Insomma la misura, sia per i giudici di legittimità che per quelli di merito, è giustificata dal sospetto che il professionista abbia nascosto gran parte del suo fatturato e giro d'affari mediante un'operazione di ripulitura del pc. Nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 26 marzo la Procura generale della Suprema corte ha chiesto il rigetto integrale del ricorso dell'odontoiatra e la conferma del sequestro.

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