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Entrate: il raddoppio termini a rischio

del 17/05/2013
di: di Andrea Bongi
Entrate: il raddoppio termini a rischio
Il ritardo nell'inoltro della notizia di reato alla Procura e la mancata concessione del termine dei sessanta giorni per le repliche al contribuente mettono in ginocchio l'ufficio delle Entrate. È sulla base di queste eccezioni preliminari che la commissione tributaria provinciale di Prato (sentenza n.30/01/2013 del 16/05/2013) con una sentenza, ha accolto il ricorso presentato dal contribuente contro un avviso di accertamento con il quale la locale Agenzia delle entrate aveva dichiarato illegittima la detrazione dell'Iva su un acquisto immobiliare per euro 582 mila per una presunta frode fiscale con conseguente invio della notizia di reato alla locale Procura della Repubblica. Secondo i giudici del capoluogo toscano l'operato dell'Ufficio deve essere invece censurato sotto più punti di vista.In primo luogo sull'utilizzo troppo disinibito della disciplina del cd raddoppio dei termini per l'accertamento in presenza di fattispecie penalmente rilevanti. A presidio del corretto uso del raddoppio dei termini, si legge nella sentenza in commento, la normativa prevede l'obbligo della denuncia penale senza ritardo ex articolo 331 del cpp. In tale contesto, alla luce anche della sentenza n.247/2011 della Corte costituzionale, prosegue la sentenza della Ctp di Prato, il giudice di merito ha il compito di verificare l'obiettiva sussistenza degli elementi utili all'insorgere dell'obbligo di denuncia penale in capo al pubblico ufficiale. Nel caso di specie la notizia di reato, oltre a essere del tutto generica e come tale inidonea a identificare gli asseriti elementi di reato, non era neppure richiamata all'interno dello stesso avviso di accertamento. Da ciò ne consegue che quest'ultimo, essendo stato notificato in data posteriore al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi contestata, deve ritenersi affetto da «prescrizione del termine per l'accertamento» e quindi illegittimo. Nonostante l'accoglimento di tale eccezione preliminare la commissione tributaria di Prato ha ritenuto di accogliere anche gli altri motivi di doglianza del contribuente statuendo altresì che a prescindere dal nome iuris attribuito all'attività di verifica esercitata dall'Ufficio, quando la stessa si sostanzia nell'esame dei libri e delle scritture contabili è necessario che venga redatto un atto istruttorio a chiusura di un'attività sostanziale tesa ad accertare situazioni giuridiche sulla base di un'analisi critica di fatti e documenti. A fronte di tale atto istruttorio deve concedersi al contribuente il termine di 60 giorni per le osservazioni, fatti salvi i casi di comprovata e motivata urgenza. In difetto dell'assegnazione di tale termine o dell'esistenza di tali motivi d'urgenza, l'accertamento è illegittimo. Nel merito poi le doglianze del contribuente sono apparse ulteriormente fondate. Il diritto alla detrazione dell'Iva su di un acquisto immobiliare non può essere disconosciuto sulla base di ipotetiche fattispecie di accordi frodatori fra acquirente e venditore. Richiamandosi alla giurisprudenza comunitaria la commissione ha precisato come il cessionario «ha il diritto di detrarre l'Iva ove non sappia o non possa sapere di essere coinvolto in un meccanismo fraudolento» (sent. Optigen N.C.62/93).
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