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Uso e destinazione dei redditi non vanno giustificati

del 27/04/2013
di: Andrea Bongi
Uso e destinazione dei redditi non vanno giustificati
Nell'accertamento sintetico il contribuente deve dimostrare solo il possesso dei redditi e non l'utilizzo e la destinazione degli stessi. È da ritenersi illegittimo il comportamento dell'ufficio che, dopo aver riconosciuto la validità della documentazione fornita dal contribuente dalla quale si evince la disponibilità di risorse finanziarie sufficienti all'acquisto dei beni considerati incrementi patrimoniali, contesti l'utilizzo di tali risorse per l'acquisto specifico dei beni costituenti incrementi patrimoniali.

Una tale richiesta infatti non è espressamente prevista dall'articolo 38, comma 6, del dpr 600/1973 ai sensi del quale il contribuente deve dimostrare unicamente il possesso di redditi esenti, tassati alla fonte, e simili in misura sufficiente a giustificare il maggior reddito determinato sinteticamente dall'ufficio.

È questo, in estrema sintesi, il passaggio chiave con il quale la Commissione tributaria provinciale di Lodi con la sentenza n.23 del 4 febbraio scorso, ha accolto il ricorso di un contribuente dichiarando illegittimo l'operato dell'ufficio che non si era accontentato della prova del possesso di un extra reddito nell'anno incriminato ma richiedeva al contribuente anche la dimostrazione che proprio tali somme erano occorse per l'acquisto e il mantenimento dei beni indice.

Si tratta di un pronuncia estremamente importante che interviene sulla reale portata della prova contraria che il contribuente è chiamato a offrire in tema di accertamento sintetico del reddito.

È infatti prassi degli uffici locali delle Entrate non accontentarsi della dimostrazione da parte del contribuente del possesso di redditi ulteriori rispetto a quelli oggetto di dichiarazione richiedendo altresì la prova, spesso diabolica, di un collegamento funzionale fra gli stessi e l'acquisto o il mantenimento dei beni indice. Si tratta di un ulteriore incombente probatorio che, come dice la Commissione tributaria lombarda, non trova alcun presupposto normativo a sua giustificazione.

Nel caso oggetto della citata sentenza il contribuente aveva infatti dimostrato, nel corso del contraddittorio preventivo con l'ufficio, come la spesa per incrementi patrimoniali trovasse sufficiente giustificazione nella disponibilità di risorse finanziarie percepite dal contribuente stesso a titolo di risarcimento assicurativo del quale forniva idonea fomentazione di supporto.

Secondo l'ufficio locale delle Entrate invece le giustificazioni addotte dal contribuente nel corso del contraddittorio preventivo non erano sufficienti per sconfessare le risultanze dell'accertamento sintetico. Il contribuente, secondo l'ufficio, non aveva prodotto anche la documentazione bancaria «attestante l'utilizzo del risarcimento».

L'operato del locale ufficio delle Entrate non rappresenta un caso isolato ma è invece assolutamente frequente e comune in tema di accertamenti sintetici del reddito delle persone fisiche.

A fronte della dimostrazione del possesso di extra redditi o di disponibilità finanziarie sufficienti a coprire il maggior reddito presunto, gli uffici richiedono infatti al contribuente di dimostrare che proprio tali extra-redditi o tali somme sono occorse per finanziare l'acquisto incriminato.

Un caso classico a tale proposito è costituito dalle somme ricevute dal contribuente quale contributo da familiari o congiunti. Oltre a dover provare tramite documentazione di evidente supporto bancario la provenienza di tali risorse finanziarie, al contribuente viene altresì chiesto di dimostrare l'utilizzo di tali risorse per l'acquisto del bene costituente incremento patrimoniale o per il mantenimento di uno o più beni indice di ricchezza presunta.

Spesso tale ulteriore onere probatorio viene superato grazie alla contestualità o vicinanza nel tempo fra l'afflusso delle risorse finanziarie in entrata e quelle in uscita dai conti del contribuente. Se infatti la dazione dal parente affluisce sui conti del contribuente nel momento immediatamente precedente alla spesa sostenuta allora gli uffici ritengono soddisfatto questo ulteriore incombente probatorio. Quando invece fra la ricezione dei denari e il sostenimento della spesa intercorre un certo lasso temporale le cose si complicano perché gli uffici non ritengono soddisfatto, almeno in linea generale, l'onere probatorio a carico del contribuente.

Si tratta tuttavia, come ben precisa la sentenza in commento, di una ulteriore richiesta priva di fondamento giuridico e quindi illegittima.

In ordine alla pretesa manca prova eccepita dall'ufficio dell'utilizzo di quei denari per le spese e gli incrementi patrimoniali, si legge infatti nella parte motiva della sentenza della Ctd di lodi, «il collegio evidenzia come le disposizioni sul tema, articolo 38 dpr 600/73, nulla prevedano in tale senso, per tanto ritiene tale presupposto preteso dall'ufficio insussistente».

Nessuna prova in ordine all'utilizzo delle somme deve essere dunque fornita dal contribuente ritenendosi assolto l'onere probatorio a carico di quest'ultimo con la produzione della documentazione dalla quale si accerti il possesso di tali extra redditi o delle sufficienti disponibilità finanziarie.

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