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Monitoraggio fiscale: premio al rientro dei capitali

del 25/04/2013
di: di Duilio Liburdi
Monitoraggio fiscale: premio al rientro dei capitali
Meccanismi premiali per riportare in Italia i capitali che sono attualmente all'estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale: non una sanatoria ma il pagamento delle imposte dovute con una fortissima riduzione delle sanzioni. In ogni caso, il trattamento premiale sarebbe destinato esclusivamente a coloro che, spontaneamente, accettano di «emergere» in relazione ai comportamenti sinora seguiti. Sono questi alcuni degli spunti che è possibile leggere nella relazione conclusiva del gruppo di studio sul problema dell'autoriciclaggio presso il ministero della giustizia nella quale si affronta anche il problema sotto l'aspetto prettamente tributario (si veda ItaliaOggi di ieri).

Il rapporto tra le diverse disposizioni

È evidente che il problema dell'esistenza di capitali all'estero interessa, nell'ambito tributario, eventuali violazioni al sistema del monitoraggio fiscale che transita esclusivamente in relazione alla posizione delle persone fisiche ovvero dei soggetti diversi dalle società commerciali, attraverso la compilazione del quadro RW. È noto anche che il sistema sanzionatorio attualmente vigente per le violazioni degli adempimenti tributari è pesantissimo soprattutto dopo l'ulteriore inasprimento apportato alle norme in pendenza dello scudo fiscale. Peraltro, proprio recentemente, è stato approvato dal consiglio dei ministri un provvedimento che recepisce le indicazioni emerse a livello europeo in merito all'anomalia delle sanzioni in questione nell'ambito dell'ordinamento nazionale e, in previsione, le sanzioni minime per le violazioni legate alla mancata dichiarazione degli investimenti e delle attività detenute all'estero dovrebbero scendere in maniera importante dal 5 al %. Ciò posto, il tema trattato nella relazione viene affrontato sotto un duplice aspetto. Il primo potrebbe essere definito come soggettivo, nel senso che il documento segnala alcune «anomalie» delle disposizioni contenute nel decreto legge n. 167 del 1990. In particolare si fa menzione al fatto che non sussistono obblighi di segnalazione nell'ambito delle norme in materia di monitoraggio fiscale per tutti i trasferimenti che, anche formalmente, sono intestati a società commerciali ovvero in relazione al fatto che non tutti gli intermediari siano coinvolti nelle rilevazioni e nelle comunicazioni dei dati all'amministrazione finanziaria. Partendo da questo assunto, si delinea uno scenario all'interno del quale, per esempio, viene ipotizzato un adempimento esteso in relazione a tutti gli intermediari finanziari ovvero a tutte le operazioni poste in essere da soggetti che, pur non essendovi sottoposti, hanno quale beneficiario effettivo un soggetto sottoposto alle norme in materia di monitoraggio fiscale. Peraltro, il concetto di beneficiario effettivo è un concetto che, di fatto, viene disciplinato all'interno del provvedimento normativo esaminato dal consiglio dei ministri delineando quindi uno stretto rapporto tra le norme in materia di monitoraggio fiscale e di antiriciclaggio.

Gli strumenti

Di particolare interesse la parte del documento all'interno della quale si ipotizza il varo di strumenti premiali destinati a tutti coloro che, in fatto, intendono autodenunciarsi mettendo alla luce le violazioni pregresse in termini di monitoraggio fiscale. Il sistema che viene disegnato è però, correttamente, improntato sul fatto che tali meccanismi non possano e non debbano avvicinarsi concettualmente a una sorta di sanatoria ovvero di sovrapponibilità anche con provvedimenti recenti quali lo scudo fiscale. In altri termini si afferma di fatto che la premialità dovrebbe improntarsi su alcune regole rigide la prima delle quali consiste proprio nell'autodenuncia del soggetto che ha violato le disposizioni di legge. In secondo luogo, nessuno sconto dovrebbe essere fatto sulle imposte eventualmente dovute (non sempre, infatti, le somme disponibili all'estero derivano in origine da comportamenti che avrebbero assunto una ricaduta fiscale in termini di tassazione) mentre, al contrario, dovrebbe essere prevista una forte riduzione delle sanzioni. Nell'ambito delle sanzioni di carattere penale viene proposto un distinguo a seconda che il comportamento posto in essere spontaneamente segua o preceda una eventuale azione di controllo. Nel secondo caso, quando cioè l'autodenuncia preceda l'avvio dell'azione di controllo, a livello penale dovrebbe escludersi qualunque conseguenza riportando cioè in vigore il precedente concetto normativo dell'esimente. Al contrario, laddove l'autodenuncia dovesse avvenire (evidentemente in relazione agli importi e non al fatto in sé) in presenza di una azione di controllo già avviata, tale comportamento potrebbe rappresentare una attenuante appunto nel comparto penalistico. Una serie di idee sicuramente apprezzabili e che però dovrebbero essere calate in un contesto normativo con la dovuta attenzione al fine di non trasmettere il concetto di una riproposizione dello scudo che consente, periodicamente, di riproporre comportamenti fiscalmente non corretti che poi, in fatto, possono essere sanati a basso costo.

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