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I nuovi indici del redditometro battono i vecchi

del 20/04/2013
di: di Andrea Bongi
I nuovi indici del redditometro battono i vecchi
Il nuovo redditometro può essere utilizzato per battere il vecchio. I nuovi indicatori di ricchezza contenuti nel decreto ministeriale del 24 dicembre 2012 possono essere utilizzati retroattivamente, qualora più favorevoli al contribuente, per contrastare le presunzioni contenute nel vecchio paniere di beni e servizi sui quali si basano gli accertamenti anteriori al periodo d'imposta 2009.

È questo, in estrema sintesi, il pensiero espresso dalla Commissione Tributaria Provinciale di Pistoia nella sentenza n.100/2/13 del 16 aprile 2013.

Per i giudici toscani dunque deve essere espressamente riconosciuta la possibilità per i contribuenti di difendersi dal vecchio redditometro utilizzando i parametri, più equi e favorevoli, contenuti nella versione 2.0 dell'accertamento sintetico varata a seguito della riforma voluta dal dl 78/2010. Si tratta di una sentenza assolutamente innovativa, una delle prime nel suo genere, che prende una posizione chiara su una delicata questione che in tempi non sospetti abbiamo avuto modo di sollevare sulle pagine di questo quotidiano. Il giudice tributario può dunque liberamente valutare l'evoluzione dell'accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche utilizzando retroattivamente le versioni più recenti dello strumento per l'accertamento sulle annualità pregresse, al pari di quanto avviene in materia di studi di settore. E ciò nonostante il parere negativo dell'Agenzia delle entrate che anche nella recente circolare n.1/e del 15 febbraio 2013 aveva espressamente negato la possibilità di un utilizzo retroattivo del nuovo strumento su annualità antecedenti al 2009. Secondo i giudici della provinciale toscana invece gli interventi legislativi di cui al dm 24 dicembre 2012 nonché l'abrogazione dell'articolo 38, comma 5, del dpr 29 settembre 1973 n.600 ad opera dell'articolo 22 del dl 31 maggio 2010 n.78 «hanno indubbiamente innovato il sistema di ricostruzione induttiva ma, per tabulas, con effetto dall'anno di imposta 2009 circa gli elementi indicativi e analogamente per la cd spalmatura degli incrementi patrimoniali». Ciò detto, prosegue l'innovativa sentenza in commento, «le parti contribuenti possono contestare gli indici in argomento e nel caso di specie la Commissione valuta parzialmente fondato il ricorso». Partendo proprio da tali presupposti la commissione tributaria ha infatti rettificato la ricostruzione sintetica del reddito effettuata dall'ufficio per il periodo d'imposta 2006 alla luce delle evoluzioni suddette. In particolare i giudici hanno ritenuto privo di riscontro nella realtà economica dei fatti il valore attribuito dal vecchio redditometro a un'autovettura posseduta dal contribuente e immatricolata nel 1992 che per l'ufficio aveva un peso reddituale di oltre 31 mila euro.

Illegittima anche la spalmatura a ritroso sull'anno 2006 degli incrementi patrimoniali effettuati dal contribuente in epoca successiva a quella accertata. Per la commissione quella dell'utilizzo retroattivo degli incrementi patrimoniali è «ipotesi priva di fondamento in quanto l'anno in cui sarebbe stato incrementato il patrimonio (2009) non risulta in contestazione per cui la parte non può e non deve difendersi in questa sede». Dulcis in fundo le spese per il mantenimento dei cavalli. Secondo i giudici della provinciale infatti «circa il mantenimento di cavalli, alla luce delle memorie integrative pare plausibile il valore emergente anche dai nuovi criteri» che quantificano in cinque euro al giorno le spese per i cavalli detenuti in proprio dal contribuente.

Alla luce delle considerazioni sopra espresse la commissione ha ritenuto di ridurre il reddito accertato dall'ufficio dagli originari 124 mila euro a 15 mila euro circa.

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