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Contribuente: il redditometro corregge l'Istat

del 20/04/2013
di: da Asti Valerio Stroppa
Contribuente: il redditometro corregge l'Istat
Sul redditometro contraddittorio ad ampio respiro. Il contribuente avrà la possibilità di rivedere non soltanto le spese risultanti in anagrafe tributaria, ma anche quelle «correnti» attribuite in via presuntiva sulla base dei dati Istat. Mentre sugli studi di settore il regime premiale previsto dal dl n. 201/2011 dovrebbe essere esteso gradualmente a tutti i soggetti nel giro di pochi anni. Oggi il beneficio per i contribuenti congrui e coerenti è accessibile a 55 studi di 206, ma l'impegno dell'amministrazione finanziaria è aumentare la platea già per il 2013. A spiegarlo è Massimo Varriale, responsabile dell'ufficio studi di settore della Direzione centrale accertamento delle Entrate, intervenuto ieri ad Asti al 51° congresso nazionale dell'Ungdcec.

Tema centrale del convegno dei giovani dottori commercialisti la collaborazione tra fisco e contribuenti, con particolare attenzione a presunzioni (legali e semplici) e onere probatorio. La parola d'ordine è contraddittorio. A cominciare dal redditometro. «Definirei il nuovo accertamento sintetico a trazione analitica con alcune correlazioni presuntive», spiega Varriale, «l'innesco dei controlli partirà sempre da spese vive, risultanti nelle banche dati a nostra disposizione. Le spese Istat sono un qualcosa in più che affiancheranno i dati certi, ma non potranno costituire da sole il motivo della verifica». In fase di confronto con gli uffici, tuttavia, «il contribuente avrà la possibilità di rideterminare le spese attribuitegli, incluse quelle correnti», spiega il rappresentante dell'Agenzia. Ferme restando tutte le difficoltà nel documentare le «non spese», specie con riguardo a una serie di operazioni quotidiane di modesto importo, spesso regolate in contanti. La circolare esplicativa sul redditometro è ancora in fase di preparazione. Tuttavia, Varriale ribadisce come «l'utilizzo che sarà fatto del nuovo strumento riguarderà l'evasione spudorata, che talvolta non si riesce a contrastare con altri strumenti. Nessun accertamento di massa. Inoltre, se per esempio su uno stesso soggetto è possibile attivare una verifica sul reddito d'impresa o di lavoro autonomo, potrebbe essere preferibile quest'ultimo tipo di controllo in quanto riguarderebbe anche altre imposte (Iva, Irap, etc.)». Spazio pure all'estensione del regime premiale per i soggetti congrui e coerenti agli studi di settore. Ad oggi le misure di vantaggio sono applicabili a circa un quarto delle tipologie totali. Ma in sede di approvazione dei nuovi indici di coerenza l'Agenzia ha informalmente aperto alle categorie sull'estensione a ulteriori settori (si veda ItaliaOggi del 5 e 6 marzo 2013). «L'impegno c'è», conferma Varriale, «e rientra nell'obiettivo di migliorare costantemente gli studi, rendendoli sempre più selettivi e aderenti alla realtà. L'allargamento del regime premiale avverrà step by step, non in maniera incondizionata. Probabilmente già a partire da quest'anno, anche se stiamo ancora conducendo le nostre valutazioni sui possibili beneficiari».

Nel corso dell'incontro si è parlato anche delle presunzioni adottate dagli uffici sulla base degli accertamenti bancari. Secondo Giuseppe Zizzo, ordinario di diritto tributario presso l'università Cattaneo di Castellanza, «mentre la giurisprudenza ritiene il contraddittorio indispensabile in numerosi ambiti, ciò non avviene in tema di indagini finanziarie. Anche a livello di Cassazione». «Questo è vero», spiega Ennio Attilio Sepe, presidente Amt e sostituto procuratore generale proprio presso la suprema corte, «uno dei punti più controversi è la trasformazione dei prelevamenti in ricavi. Con i versamenti ciò è sempre stato pacifico: il contribuente per vincere la presunzione deve dimostrare che questi risultano nella contabilità dell'impresa. Sui prelievi, invece, egli deve individuare il beneficiario del pagamento». Il rischio per imprese e cittadini, però, resta quello che «a queste presunzioni sia assegnato un ruolo di scorciatoia, per accelerare e semplificare la complessa attività di accertamento», rileva Massimo Basilavecchia, ordinario di diritto tributario all'università di Teramo.

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