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Lavoro: basta abusivismo professionale

del 16/04/2013
di: La Redazione
Lavoro: basta abusivismo professionale
Al via le attività di vigilanza del Ministero del lavoro sulle società di servizi che esercitano la professione di consulente del lavoro. Lo prevede la circolare n. 17 diramata dal Dicastero di via Veneto a seguito della sentenza della Cassazione n. 9725 del 28/2/2013. «Abbiamo sollecitato il Ministero vigilante a intervenire e siamo soddisfatti di avere trovato tempestivo riscontro», dichiara Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. «Anche se in effetti non c'è nessuna novità rispetto alle normativa vigente. La circolare ribadisce i contenuti della legge 12/79, istitutiva dell'Ordine dei consulenti del lavoro, che impone delle regole a tutela degli interessi dei cittadini. Principi ribaditi dalla Cassazione. La circolare invece interviene sui tanti abusi ad oggi presenti nella gestione dei rapporti di lavoro, che non vanno nella direzione della qualità della prestazione, come invece è giusto che i cittadini abbiano. È necessario che questa garanzia sia effettiva con la presenza di un consulente del lavoro. E ora attendiamo che anche l'Inps verifichi la legittimità di eventuali autorizzazioni a operare non in linea con le disposizioni ministeriali». L'intervento chiarificatore del Ministero richiama inoltre i rilievi emersi dal testo della sentenza della Suprema corte di cassazione in materia (Cass. pen. sez. VI, 28 febbraio 2013, n. 9725), sopra citata, i cui effetti riverberano anche sulla gestione del libro unico del lavoro e sulla profilazione Inps. La sentenza, dunque, rafforza la centralità della posizione del Consulente del Lavoro nel sistema della gestione di tutti gli adempimenti di cui al comma 1 dell'art. 1 della legge 12/79. Sembra, pertanto, potersi dedurre la inconsistenza del Vademecum sul Libro Unico del Lavoro, laddove viene distinto il momento dell'incarico professionale rispetto a quello della tenuta del libro unico medesimo. La distinzione del momento consulenziale rispetto a quello elaborativo nel contesto della compilazione del libro unico costituisce una pericolosa fictio iuris illegale, che può condurre ad integrare gli estremi della fattispecie delittuosa di cui all'art. 348 c.p.

La prestazione professionale individuata dalla legge non è in sé divisibile, in quanto tutta meritevole di tutela pubblicistica, non prevedendo la legge medesima un aspetto meno rilevante. I principi della non divisibilità della prestazione e della non delegabilità della prestazione stessa sono assiomi imprescindibili del sistema della tutela della buona fede del cittadino, della tutela dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi. Orbene, le associazioni di categoria sono soggetti abilitati allo svolgimento degli adempimenti di cui all'art. 1 della legge 12/79, nella misura in cui svolgano direttamente tali adempimenti con personale proprio dipendente nel rispetto del disposto del comma 4 del medesimo art. 1 (salva sempre la possibilità di affidare tali prestazioni a Consulenti del lavoro). Solo questo paradigma fattuale secondo il legislatore garantisce la tutela della buona fede del cittadino.

Ogni altra ipotesi differente di svolgimento dei menzionati adempimenti lavoristico-previdenziali realizza il reato di cui all'art. 348 c.p.

Colui che è titolare di una autorizzazione pubblica non può delegare lo svolgimento di prestazioni, che sono oggetto di quella autorizzazione pubblica, a soggetti i quali non siano in possesso della medesima autorizzazione pubblica, tenendo presente che le prestazioni individuate non sono divisibili.

Al fine di ripristinare la corretta attuazione del dettato della Legge 12/79, e alla luce della circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato dunque richiesto all'Inps un tempestivo intervento per la verifica della legittimità delle abilitazioni concesse ad altri soggetti che non siano consulenti del lavoro, ovvero ai soggetti di cui alla citata circolare, per garantire ai cittadini la garanzia effettiva della qualità della gestione nei rapporti di lavoro.

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