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Confermato abuso di diritto per Dolce & Gabbana

del 02/04/2013
di: Beatrice Migliorini
Confermato abuso di diritto per Dolce & Gabbana
Dolce e Gabbana dovranno pagare 343 milioni di euro al fisco italiano. La riorganizzazione societaria del 2004 è stata volutamente elusiva, configurando abuso di diritto. Così, in secondo grado, ha stabilito la Commissione tributaria di Milano, confermando la sentenza di primo grado a favore dell'Agenzia delle entrate. In attesa del processo per truffa ed evasione fiscale, già previsto un anno fa dalla Corte di cassazione, la giustizia tributaria ha confermato la condotta di «un abuso di diritto posto in essere al solo scopo di procurarsi un vantaggio fiscale». La vicenda nasce da una ristrutturazione aziendale del 2004, durante la quale i due stilisti avevano costituito una nuova società in Lussemburgo, la Dolce & Gabbana Luxemburg Sarl che, a sua volta, aveva dato vita alla società Gado Sarl (si veda ItaliaOggi del 27/1/2013). Quest'ultima, poi, aveva acquistato dagli stessi stilisti, per 360 milioni di euro, alcuni marchi. La Gado Sarl subito dopo, con un contratto di licenza, aveva concesso poi a un'altra società, la Dolce & Gabbana srl, il diritto di sfruttamento dei marchi in esclusiva dietro pagamento di royalties. L'operazione non sfugge alle Entrate che, nel 2010, accusano i due stilisti di avere creato una società esterovestita, allo scopo di ricavare un risparmio d'imposta, attraverso la diminuzione del corrispettivo soggetto a tassazione, in capo a persone fisiche autrici della cessione. Gli avvisi di accertamento, inviati all'amministrazione, rettificavano i corrispettivi di cessione dei marchi e le plus valenze, ai fini del calcolo Irpef. Le Entrate evidenziavano inoltre come «la funzione di cassaforte costituita ad hoc dalla società Gado era uno strumento realizzato per attuare una pianificazione fiscale internazionale illecita, finalizzata al risparmio d'imposta».La Commissione tributaria in secondo grado ha quindi accolto la tesi secondo cui, la mancanza di valide ragioni economiche diverse da quella del risparmio fiscale veniva corroborata anche dal fatto che «non era avvenuta nessuna modifica a livello di governance del gruppo e che la gestione è stata condotta proseguendo a utilizzare la struttura amministrativa e aziendale della società Dolce & Gabbana srl». In base agli accertamenti effettuati dall'Agenzia delle entrate negli ultimi due anni, la maggior imposta accertata ammonta a 187,6 milioni di euro, mentre l'addizionale regionale a 5,8 milioni di euro e, infine, le sanzioni amministrative sono complessivamente pari a 193,4 milioni di euro. A seguito della seconda sentenza, le voci dei due stilisti non hanno tardato a farsi sentire. Stefano Gabbana infatti, in risposta a uno dei tanti tweet comparsi sul suo profilo, ha dichiarato che: «A me interessa fare abiti e basta, che facciano e dicano quel che vogliono. Essere accusati di una cosa non vera, non è bello».

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