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Divieti e cautele: i dieci comandamenti dei travet

del 09/03/2013
di: di Francesco Cerisano
Divieti e cautele: i dieci comandamenti dei travet
Vietato chiedere o accettare regali di importo superiore a 150 euro. Ma anche utilizzare informazioni d'ufficio a fini privati e far parte di associazioni o organizzazioni (esclusi partiti e sindacati) in conflitto di interesse con l'ente pubblico. Vietato pure utilizzare per fini personali i telefoni, internet e il parco auto dell'amministrazione, salvo in casi di estrema urgenza. E guai anche a scaricare sui colleghi attività o decisioni di propria spettanza. Si rischia la responsabilità disciplinare e in caso di violazioni reiterate anche il licenziamento. Per i dirigenti pubblici, poi, sono in arrivo norme ad hoc: obbligo di comunicare all'amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi finanziari che possono porli in conflitto d'interesse con le funzioni che svolgono; obbligo di fornire informazioni sulla propria situazione patrimoniale; evitare «nei limiti delle loro possibilità» che si diffondano notizie non vere sull'organizzazione, sull'attività e sugli altri dipendenti.

Il «bon ton» dei dipendenti pubblici è stato approvato ieri dal consiglio dei ministri. Si tratta di una lunga serie di divieti e cautele che piomberanno sul groppone degli statali con lo scopo di prevenire la diffusione di fenomeni corruttivi e garantire il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione.

Il codice di comportamento avrà un ambito di applicazione ben più ampio della già vasta platea costituita dai 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici. Oltre ai lavoratori «contrattualizzati» delle amministrazioni centrali dello stato, degli enti locali, dalle scuole di ogni ordine e grado, delle università, delle camere di commercio e degli enti del Servizio sanitario nazionale, il dpr si applicherà anche a collaboratori e consulenti e persino ai dipendenti delle imprese che forniscono beni e servizi o realizzano opere per la p.a. L'obiettivo è rafforzare l'immagine del pubblico dipendente quale servitore dello stato. Lo si evince chiaramente dall'incipit dell'art.3 che con tono solenne afferma che il dipendente pubblico «osserva la Costituzione servendo la Nazione con disciplina e onore». Egli deve conformare «la propria condotta ai princìpi di buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa», svolgere i propri compiti «nel rispetto della legge» e perseguire l'interesse pubblico «senza abusare della posizione e dei poteri di cui è titolare». Nei rapporti col pubblico il dipendente statale dovrà farsi riconoscere esponendo in modo visibile un badge e dovrà operare con «spirito di servizio, correttezza, cortesia e disponibilità».

In funzione anti-corruzione la stretta più evidente sarà sui regali. Al dipendente pubblico sarà vietato chiedere, sollecitare o accettare, per sé o per altri, regali o altre utilità salvo quelli di modico valore nell'ambito delle normali relazioni di cortesia. Per regali di modico valore si intendono quelli di importo non superiore a 100 euro. Ma i piani di prevenzione della corruzione approvati dai singoli enti potranno modulare tale importo, riducendolo o innalzandolo fino a un massimo di 150 euro. Vietato anche utilizzare le linee telefoniche dell'ufficio e i mezzi di trasporto dell'amministrazione per esigenze personali, salvo casi di urgenza. Sul parco auto della p.a. non potranno viaggiare terze persone, se non per motivi di ufficio. Per garantire la trasparenza dell'azione amministrativa, il dipendente pubblico sarà chiamato a comunicare tempestivamente al proprio responsabile l'appartenenza ad associazioni e organizzazioni (riservate o meno) i cui interessi siano coinvolti o possano interferire con lo svolgimento dell'attività d'ufficio. All'atto dell'assegnazione dell'ufficio, il lavoratore pubblico dovrà informare per iscritto il dirigente di tutti i rapporti, diretti o indiretti, di collaborazione retribuita intrattenuti con soggetti privati negli ultimi tre anni. Il dipendente dovrà, infine, astenersi dal prendere decisioni o svolgere attività in situazioni di conflitto di interesse anche potenziale.

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