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Vantaggi fiscali? minusvalenze abuso di diritto

del 28/02/2013
di: Valerio Stroppa e Dario Ferrara
Vantaggi fiscali? minusvalenze abuso di diritto
La Cassazione segna un nuovo caso di abuso di diritto. Stavolta nel mirino finiscono le minusvalenze da partecipazione create al solo fine di conseguire un vantaggio fiscale. È onere del contribuente fornire prova delle valide ragioni economiche dell'operazione. Viceversa scatta la censura fondata sul principio generale antielusivo messo a punto dagli stessi giudici di legittimià. È quanto si legge nella sentenza 4901/2013, depositata ieri. La vicenda, risalente al 1990, vedeva una srl con capitale sociale di 3 miliardi di lire e perdite complessive per 25,6 miliardi. La controllante al 99% aveva quindi versato nelle casse della controllata l'importo necessario per coprire le perdite e ricostituire il capitale azzerato (28,3 miliardi). Dopodiché, la controllata era stata ceduta a un'altra società del gruppo per un valore di 2,97 miliardi, pari al valore del 99% del patrimonio netto della società compravenduta. La controllante aveva quindi contabilizzato – e successivamente dedotto – una minusvalenza da partecipazione per oltre 25 miliardi, pari alla differenza tra il prezzo incassato (2,97) e quanto affluito al “conto partecipazioni” (il valore di carico di 2,97 miliardi più i versamenti effettuati per ripianare le perdite). Da qui la contestazione del fisco, che ha ripreso a tassazione la minusvalenza ritenendola priva del principio di inerenza oggi fissato dall'articolo 109 del Tuir. Secondo la Ctr Lazio, che ha accolto le ragioni della società, l'operazione si inseriva in un piano di riordino societario e il ripianamento non poteva configurare liberalità. Ma per la Suprema corte «il ripianamento delle perdite per un importo di oltre otto volte superiore al valore della partecipazione e l'immediatamente successiva cessione al valore predetto danno luogo, nel loro complesso, ad un'operazione assolutamente antieconomica».

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