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Il promoter commerciale sempre dipendente

del 21/02/2013
di: di Daniele Cirioli
Il promoter commerciale sempre dipendente
Falsa la co.co.pro. del promoter commerciale. Chi organizza eventi e sponsorizza prodotti, infatti, svolge attività simili a quelle di commessi e addetti alle vendite difficilmente inquadrabili in genuini rapporti di collaborazione a progetto. Lo stabilisce il ministero del lavoro nella circolare n. 7/2013, istruendo gli ispettori a convertire queste co.co.pro. in rapporti di lavoro dipendente. Nel caso di Onlus e Ong, invece, per il ministero è possibile instaurare co.co.pro. genuine.

È il fine che giustifica la co.co.pro. Il ministero risponde a richieste di chiarimenti sulla possibilità di far uso di lavoro a progetto per:

a) lavoro svolto all'interno di organizzazioni non governative (Ong/Onlus) e/o aventi finalità socio-assistenziali e sanitarie;

b) attività svolte nel settore commerciale dai cosiddetti promoter.

Prima di tutto, però, evidenzia che dopo la riforma Fornero (legge n. 92/2012) l'ambito di utilizzo del lavoro a progetto è circoscritto «esclusivamente per lo svolgimento di attività connotate dal raggiungimento di uno specifico risultato obiettivamente riscontrabile e non coincidente con l'oggetto sociale dell'impresa committente».

Lavoro a progetto nelle Ong e Onlus. Premesso che le Ong/Onlus e le altre organizzazioni socio assistenziali operano prioritariamente per il raggiungimento di scopi sociali e umanitari (miglioramento dell'ambiente, rispetto diritti umani ecc.), il ministero spiega che è possibile individuare specifici progetti i quali, «pur contribuendo al raggiungimento dello scopo sociale, se ne distinguono per una puntuale declinazione di elementi specializzanti» che consentono anche l'attivazione di forme genuine di co.co.pro. In pratica, cioè, «ove l'attività del collaboratore sia connotata da elementi di specificità puntualmente declinati nel progetto e finalizzati al raggiungimento di un autonomo risultato conseguito attraverso una attività che presenti margini di autodeterminazione del prestatore», per il ministero è lecito l'utilizzo delle co.co.pro.. In particolare, la sussistenza di una genuina co.co.pro. è condizionata alla presenza dei seguenti elementi:

  • assoluta determinatezza dell'oggetto dell'attività inteso anche come parte integrante del più generale obiettivo perseguito dall'organizzazione;

  • circoscritta individuazione dell'arco temporale per l'espletamento dell'attività in funzione dello specifico risultato finale;

  • apprezzabili margini di autonomia anche di tipo operativo da parte del collaboratore, obiettivamente riconoscibili nelle modalità di svolgimento della prestazione stessa ossia per lo svolgimento di compiti non meramente esecutivi;

  • possibilità di obiettiva verifica circa il raggiungimento dei risultati attesi.

    Promoter commerciale. Il quesito, in tal caso, riguarda il lavoro che si svolge normalmente presso fiere, centri commerciali, convegni, ecc. consistente nell'organizzazione di un evento e/o nella sponsorizzazione di un certo prodotto, mediante la consegna del materiale promozionale o la pubblicizzazione di specifiche qualità e offerte in ordine al prodotto stesso. La figura del promoter, pertanto, per il ministero si identifica in tal caso non solo con colui che si limita a promuovere un prodotto, ma anche con chi lo vende in strutture commerciali. Una figura, cioè, che finisce a svolgere attività con caratteristiche analoghe a quelle di commessi e addetti alle vendite, difficilmente inquadrabili in una genuina co.co.pro. Pertanto, precisa il ministero, laddove non sia possibile applicare la disciplina della legge n. 173/2005 («disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali»), gli ispettori devono esaminare la fattispecie concreta di rapporto in essere e, eventualmente, ricondurla nell'alveo della subordinazione.

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