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Il contribuente incolpevole non paga le sanzioni

del 07/02/2013
di: Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Il contribuente incolpevole non paga le sanzioni
Quando la violazione discende dalla condotta illecita del consulente infedele, il contribuente incolpevole non paga le sanzioni legate ai mancati versamenti d'imposta; e questo indipendentemente dal fatto che si sia formato un giudicato penale definitivo nei confronti del consulente, essendo sufficiente la dimostrazione che le ragioni del mancato pagamento non siano addebitabili al contribuente. La sentenza 23601/2012 del 20 dicembre scorso della Cassazione (si veda anche la sentenza commentata a pag. 27) consente di esaminare la condotta illecita del consulente infedele non solo in base alle disposizioni di cui alla legge 423/95 (che pone come condizione essenziale per la commutazione delle sanzioni la condanna penale del professionista denunciato), ma autorizzando a ritenere che nel caso in cui vi sia «una convincente dimostrazione del fatto che il pagamento del tributo non sia stato eseguito per fatto addebitabile esclusivamente al professionista denunciato all'autorità giudiziaria» possa ricorrere, per il contribuente, l'esimente della «personalità» della violazione, così come previsto dall'articolo 6 del dlgs 472/97 (che prescinde dalla condanna penale del denunciato). Una società aveva ottenuto l'annullamento delle sanzioni contenute in una cartella esattoriale relativa a omessi versamenti d'imposta, derivanti da condotta addebitabile al consulente incaricato dei pagamenti, regolarmente denunciato in sede penale ma ancora non condannato. Nel ricorso per cassazione l'amministrazione finanziaria richiamava la legge 423/95, la quale subordina lo sgravio delle sanzioni solo a seguito di definitiva condanna penale del consulente denunciato. Di diverso parere la Cassazione, che ha rigettato il ricorso, osservando che la legge 423/95 opera sul diverso piano della riscossione e, soprattutto, «non osta a che, in sede contenziosa, la non punibilità del contribuente presupponga esclusivamente la convincente dimostrazione del fatto che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto addebitabile al professionista denunciato»; con ciò richiamando, dunque, le disposizioni di cui all'articolo 6 del dlgs 472/1997 («il contribuente non è punibile quando il fatto è addebitabile a terzi») che non sono quindi incompatibili con la legge 423/95, norma che disciplina un rimedio di diverso tipo, esperibile peraltro sul piano amministrativo. Con la sentenza si aprono le porte alla giustizia tributaria: essa consente di riconoscere la non punibilità del contribuente senza che sia accertata, preventivamente, in sede penale, la responsabilità del consulente, lasciando al giudice tributario il vaglio della effettiva responsabilità in capo al professionista infedele.

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