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Incombenza sul contribuente: redditometro pro fisco

del 02/02/2013
di: di Andrea Bongi
Incombenza sul contribuente: redditometro pro fisco
Nel redditometro vecchio e nuovo, l'onere della prova incombe solo e soltanto sul contribuente. L'esistenza del contraddittorio preventivo non cambia la sostanza delle cose. Anche in tale fase, propedeutica all'accertamento vero e proprio, il contribuente dovrà recarsi presso gli sportelli degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate fornendo documentazione probatoria certa e inconfutabile altrimenti l'esito del procedimento amministrativo ancora in itinere sarà uno ed uno soltanto: la notifica di un avviso di accertamento per giunta provvisoriamente esecutivo. Il caso segnalato a ItaliaOggi (si veda la lettera a fianco) è solo un esempio di come nella realtà funzionano gli accertamenti sintetici del reddito delle persone fisiche. Chi difende e assiste quotidianamente i contribuenti di fronte agli uffici periferici delle entrate o in contenzioso, sa benissimo come quella descritta dal lettore sia la prassi diffusa e non l'eccezione. Con questo nessuno intende affermare che l'operato dell'ufficio nel caso di specie e degli uffici in generale, sia da ritenersi scorretto o da contestare. È ovvio che un funzionario dell'amministrazione finanziaria messo di fronte a uno strumento presuntivo come il redditometro che assegna un maggior reddito sintetico attribuibile al contribuente con conseguenti maggiori imposte, sanzioni e interessi, prima di chiedere la chiusura del procedimento e l'annullamento degli atti conseguenti deve necessariamente verificare la bontà e la certezza delle dichiarazioni del contribuente. Il caso del lettore è utile solo per riaffermare un principio che in questi ultimi tempi, viste le nubi tempestose addensatesi sul redditometro, si è pensato di far passare in secondo piano sostenendo che sui contribuenti non grava in realtà nessun tipo di onere probatorio né si può parlare, almeno a propri, di inversione dell'onere probatorio dal fisco al contribuente. La realtà dei fatti, purtroppo, non è questa. Spesso non bastano nemmeno i documenti bancari attestanti movimentazioni in entrata ed in uscita dai conti correnti. A volte si chiede anche che le stesse siano contestuali. È il classico caso dell'aiuto di un familiare in un acquisto importante o in un investimento patrimoniale. Fortuna ha voluto che nel caso del lettore il bonifico di papà sia arrivato proprio in concomitanza con il rogito notarile di acquisto dell'immobile. In situazioni diverse, quando cioè fra l'aiuto del familiare e l'atto di acquisto è intercorso del tempo, magari per un ritardo o un rinvio dell'atto notarile che è circostanza del tutto possibile e frequente, gli uffici hanno ritenuto di dover comunque procedere con l'accertamento sintetico a carico del contribuente. Alcuni di questi casi sono poi finiti nelle aule delle commissioni tributarie con alterne vicissitudini e soluzioni. L'accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche è insomma una materia complessa. L'incremento esponenziale delle voci di spesa rilevanti ai fini del nuovo redditometro finirà per complicare ulteriormente le possibilità difensive dei contribuenti. In molti casi, se le previsioni contenute nel decreto attuativo del 24 dicembre scorso, finiranno per trasformarsi in accertamenti sintetici al contribuente non solo continuerà a essere richiesta la prova contraria ma in alcuni casi essa risulterà addirittura diabolica. È il caso delle spese presunte superiori a quelle effettive. Come si potrà fare a dimostrare di non avere speso ciò che non si è davvero speso è, e rimane, un mistero.
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