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Redditometro: onere prova non è sul contribuente

del 26/01/2013
di: La Redazione
Redditometro: onere prova non è sul contribuente
Per il redditometro spazio alla prova con la documentazione fattuale. L'occhio del fisco sarà concentrato maggiormente sulle voci di spesa desumibili dalle banche dati e solo secondariamente guarderà alle spese medie Istat. Onere della prova non a carico del contribuente anche se resta tutto da dimostrare su come gli uffici applicheranno questa indicazione. Sono questi gli elementi su cui Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate ha posto l'accento ieri ritornando sul tema del redditometro. «Non facciamo controlli di massa», ha ribadito Befera al pubblico della Cna. «Il ricorso alla statistica Istat è una questione residuale e aggiuntiva, il redditometro è operazione normalissima, questa volta siamo sul lato delle spese più che sul lato dei ricavi», ha aggiunto Befera spiegando che il faro sarà puntato dove potrebbero esserci costi gonfiati o ricavi omessi. Quando insomma, ha spiegato, «uno dichiara 10 mila e poi invece ha spese documentate per 100 mila». Inoltre, ha sottolineato non c'è l'inversione dell'onere della prova perché è un normale contraddittorio che si basa su spese certe e documentate. Il numero uno di via Cristoforo Colombo si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa in merito alla corsa al rifiuto, di queste settimane, della paternità politica e normativa del redditometro: «Abbiamo fatto i controlli sul territorio e ci avete detto che era spettacolarizzazione e che avremmo dovuto fare l'incrocio delle banche dati. Abbiamo fatto l'incrocio con le banche dati e ci criticate. Ogni volta che l'Agenzia delle entrate cerca di fare un passo avanti, il partito degli evasori frappone ostacoli», ha chiosato Befera. L'obiettivo delle Entrate è quello di selezionare 35/40 mila soggetti non congrui, da assoggettare alla prima fase di contraddittorio.

Sulla selezione dei controllati, il direttore ha confermato che sono stati passati al vaglio 40 milioni di profili di contribuenti, con l'obiettivo di intercettare la «grande evasione», affermando che non esiste un onere della prova posto a carico del contribuente, poiché tutto deve essere risolto in sede di contraddittorio. Peraltro, incalzato sulla necessità che i contribuenti devono predisporre, anche per gli anni pregressi (a partire dal 2009), la documentazione probante delle spese sostenute, il direttore ha precisato che non deve essere considerato scandaloso il fatto che gli uffici periferici utilizzino i dati comunicati anche nell'Anagrafe tributaria, per verificare la congruità del reddito dichiarato, assumendo le spese che lo stesso ha sostenuto nel corso del periodo d'imposta. Per farsi comprendere meglio ha affermato che non vede niente di strano nell'utilizzare, ai fini della determinazione del reddito del contribuente, il costo che quest'ultimo ha sostenuto dal veterinario e che ha portato in detrazione nella dichiarazione dei redditi.

Con riferimento alla produzione documentale, pertanto, lo stesso direttore ha affermato che la dimostrazione può avvenire in modo «fattuale». In particolare sembra capire, sul punto, che gli uffici dovranno ritenere giustificate le spese dichiarate dai contribuenti, anche se non documentate, sulla base di determinati riscontri oggettivi, stante il fatto anche che il reddito sintetico sarà essenzialmente determinato con utilizzo di quelle comunicate in sede di dichiarazione o rilevate dalle banche dati. Vedremo, alla prova sul campo, come sarà canalizzata l'indicazione agli uffici periferici, stante il fatto che nella pratica comune, se non riesci a documentare la spesa o il movimento finanziario, difficilmente l'ufficio competente tiene in considerazione le indicazioni fornite in assenza di supporto.

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