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Controlli, l'autovalutazione con ReddiTest non basta

del 24/01/2013
di: di Fabio Giordano
Controlli, l'autovalutazione con ReddiTest non basta
Con un anno di ritardo rispetto alla tabella di marcia, l'Agenzia delle entrate alla fine dello scorso novembre ha pubblicato sul proprio sito il ReddiTest, il software che consente ai contribuenti di autovalutare ai fini fiscali la coerenza tra il proprio reddito familiare e le spese sostenute nell'anno e che di fatto rappresenta uno strumento per prevenire gli eventuali accertamenti sintetici da nuovo Redditometro, ai sensi del riformulato art. 38, del dpr n. 600/1973.

L'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica si è molto concentrata in questi ultimi mesi, complice anche la delicata situazione politica ed economica che sta attraversando il nostro paese, sui rischi derivanti dall'applicazione del nuovo Redditometro e sull'invasività dell'operato dell'AdE sulla vita dei privati cittadini. Ma il nuovo Redditometro è davvero più «pericoloso» del vecchio redditometro?

Si possono fare sicuramente almeno due ordini di considerazioni. La prima è che dal punto di vista tecnico il nuovo Redditometro, ancorché comunque strumento «imperfetto», è assai più equo del precedente che si basava sul presupposto del semplice possesso di beni. Ora, ad esempio, dal possesso di un'autovettura di elevata cilindrata non viene più presunto il reddito necessario per l'acquisto (a meno che questa non sia stata acquistata nell'anno accertato), ma più correttamente viene presunto il reddito necessario a far fronte alle spese per l'utilizzo e per la manutenzione. Chiaramente nei casi limite in cui tale autovettura non sia stata utilizzata, se non saltuariamente, la presunzione delle spese di utilizzo e manutenzione potrebbe non essere corretta, ma in ogni caso l'effetto sul reddito accertato risulta più contenuto che in passato.

La seconda considerazione trae spunto dalla conoscenza di alcuni numeri che possono dare un'idea più precisa della dimensione del rischio di accertamento. Lo scorso 2012 gli accertamenti da vecchio Redditometro relativi all'annualità 2008 sono stati in Piemonte poco più di 3 mila (su oltre tre milioni di abitanti), mentre a livello nazionale il numero si è attestato a poco più di 40 mila. L'AdE del Piemonte ritiene che quest'anno il numero di accertamenti con il nuovo Redditometro per l'annualità 2009 dovrebbe mantenersi sullo stesso ordine di grandezza.

Letti così i numeri, potrebbe sembrare che le probabilità di subire un accertamento da Redditometro siano davvero irrisorie. In realtà ciò potrebbe non essere vero in quanto l'AdE sembra intenzionata, a partire da quest'anno, a inviare un questionario con la richiesta di specifiche informazioni giustificative circa l'origine del denaro utilizzato per fronte alle spese sostenute, a tutti i contribuenti le cui spese superano del 20% il reddito dichiarato (importo che probabilmente dovrà in ogni caso non essere inferiore a un minimo di 12 mila euro, vale a dire 1 mila euro al mese).

Di conseguenza sarà comunque opportuno, non tanto per le spese correnti, quanto per le spese straordinarie quali l'acquisto di autovetture, immobili, beni di pregio, viaggi, ecc., effettuate con denaro non dichiarato nell'anno stesso in cui si è sostenuta la spesa, essere in grado di documentare la provenienza di tale denaro, utilizzando modalità e canali che consentano di tracciare eventuali entrate straordinarie (donazioni da parte dei genitori o familiari, disinvestimenti, vincite ecc.) al fine di poter disporre di adeguata documentazione da fornire in risposta al questionario.

In definitiva pur non essendo necessario nutrire timori ingiustificati per un eventuale accertamento da Redditometro, è comunque opportuno non sottovalutarne la portata e iniziare a prendere confidenza con il ReddiTest, strumento che pur essendo dotato del medesimo motore di calcolo del Redditometro (e che quindi dovrebbe tendenzialmente fornire i medesimi risultati), è caratterizzato da peculiarità specifiche che lo rendono di fatto assai diverso.

Come funzionano il ReddiTest e il Redditometro e in che cosa differiscono? È davvero possibile con il ReddiTest difendersi e prevenire gli accertamenti da Redditometro? Quali soluzioni potranno fornire le software house per indirizzare al meglio le scelte dei contribuenti?

Di seguito proviamo a fare qualche considerazione su questi interrogativi.

Come funzionano il ReddiTest e il Redditometro. Il ReddiTest è un software che si installa esclusivamente sul computer del contribuente, dopo l'installazione gli archivi risultano completamente vuoti e le informazioni digitate restano in locale e non vengono in nessun modo comunicate all'AdE, ancorché l'applicazione esegua delle connessioni a Internet per la ricerca degli aggiornamenti.

Il contribuente deve indicare alcune informazioni relative alla famiglia, quali la composizione del nucleo, la somma dei redditi del nucleo (compresi quelli esenti ed esclusi), il comune di residenza e a seguire distinte per ciascun componente del nucleo le spese sostenute nell'anno suddivise in sette categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero e cura della persona, altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari.

La funzione di elaborazione stima la coerenza e produce come unico risultato esclusivamente l'indicazione se il reddito del nucleo è coerente o meno con i redditi dichiarati.

Il Redditometro utilizzato dall'AdE per contro si avvale delle informazioni dell'Anagrafe tributaria e dell'archivio delle spese disponibili ivi presenti, non accessibile al contribuente. Si tratta sostanzialmente dei dati che l'AdE raccoglie grazie ai flussi telematici che con diversa periodicità (mensile, trimestrale o annuale a seconda dei casi) raccoglie dalle banche e dalle finanziarie, dalle società di leasing, dalle compagnie di assicurazioni, dai tour operator e dalle alle agenzie di viaggi, dai gestori di telefonia fissa e mobile, dai soggetti che erogano energia (elettrica, gas, ecc.), relativi ai contratti stipulati o in essere con ciascun contribuente (persona fisica ovvero impresa o professionista).

Viene fatto riferimento, inoltre, quali elementi indicativi della capacità contributiva del contribuente, alle spese sostenute per l'acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento elencate nella tabella A allegata al decreto del 24/12/2012 del ministro dell'economia e delle finanze e rilevate con criteri statistici dall'Istat.

Le differenze tra il ReddiTest ed il Redditometro. Il calcolo del ReddiTest si avvicina, in prima approssimazione, al calcolo del Redditometro così come previsto dal del decreto 24/12/2012, ma differisce per due aspetti fondamentali:

- il ReddiTest esamina l'intero nucleo familiare e alla fine l'indicazione di coerenza è sul reddito del nucleo, mentre il Redditometro verifica il nucleo ma accerta le spese del singolo arrivando al reddito presunto dello stesso;

- il ReddiTest effettua sempre una regressione statistica sulle singole variabili di spesa assegnando a ciascuna un coefficiente di peso, mentre il Redditometro somma le singole spese effettive come risultano in Anagrafe tributaria e solo per alcune considera il valore medio risultante dalle tabelle Istat.

Naturalmente poiché il ReddiTest utilizza dati digitati direttamente dal contribuente, mentre il Redditometro utilizza i dati presenti in Anagrafe tributaria (dati che peraltro non sono verificabili in nessun modo dal contribuente), gli esiti possono non coincidere per cui un contribuente che risulta coerente dall'autovalutazione potrebbe comunque essere accertato per effetto, ad esempio, di informazioni imprecise presenti in Anagrafe tributaria o di spese che ha omesso di indicare (anche solo per dimenticanza) in fase di autovalutazione.

È davvero possibile con il ReddiTest difendersi dal Redditometro? Il meccanismo che prevede, ai fini della determinazione della coerenza, l'applicazione negli algoritmi di calcolo del valore più elevato tra le spese realmente sostenute e quelle determinato considerando la spesa media statistica è quello che dal punto di vista logico appare sicuramente il più discutibile e quindi anche quello sul quale si potranno più facilmente far valere le proprie ragioni in fase di contraddittorio.

Infatti tale meccanismo «funziona» per quei contribuenti con abitudini di vita simili a quelle «medie» statistiche, mentre per gli altri che utilizzano il proprio reddito solo esclusivamente per sostenere determinate tipologie di spese e non per altre potrebbero emergere incoerenze che dovranno essere giustificate dal contribuente in fase di contraddittorio.

Il problema è che il ReddiTest non fornisce alcuna indicazione circa le voci di spesa elencate nell'allegato A utilizzate nel calcolo e dunque non fornisce al contribuente gli elementi necessari verificare i motivi dell'incoerenza e per elaborare una eventuale strategia difensiva.

Le software house potranno fornire soluzioni specializzate in grado di indirizzare al meglio le valutazioni dei contribuenti? Sono allo studio varie ipotesi di soluzioni evolute, quali ad esempio la gestione della contabilità familiare che tenga a riferimento i parametri del Redditometro, con funzioni dedicate che permettano di memorizzare le informazioni necessarie per giustificare le spese più rilevanti e maschere che evidenzino le variabili di calcolo e i valori di riferimento Istat.

In ogni caso all'interno dei principali gestionali per commercialisti e associazioni di categoria sono già in fase di sviluppo nuovi moduli software, che prevederanno:

  • un data-entry per l'operatore analogo a quello del ReddiTest;

  • l'integrazione della base dati anagrafica con le informazioni presenti sui sistemi (nucleo familiare);

  • l'acquisizione automatica relative alle abitazioni dei componenti del nucleo;

  • il reperimento di informazioni relative ad alcune tipologie di spese (mezzi di trasporto, assicurazioni ecc.)

  • l'elaborazione del calcolo di coerenza ottenuto attraverso l'interfacciamento al motore, con le modalità ufficialmente previste da Sogei.

    I software più specializzati potranno prevedere successivamente:

  • un data entry web, con accesso diretto via Internet da parte dei clienti degli Studi o delle Associazioni, per la digitazione dei dati utili per la compilazione del ReddiTest;

  • una gestione del bilancio familiare in cui il contribuente potrà via via memorizzare direttamente le informazioni necessarie a giustificare le spese più rilevanti;

  • l'evidenziazione delle variabili di calcolo relative alla spesa media rilevata dai risultati dell'indagine sui consumi dell'Istat.

    Naturalmente le elaborazioni necessarie ad evidenziare i dati di calcolo verranno effettuate nel rispetto di quanto consentito dall'AdE e previsto dalle specifiche tecniche Sogei.

    Alcune software house rilasceranno le procedure già entro i primi di febbraio, le altre renderanno propri software disponibili a seguire, sulla base dei propri piani di sviluppo.

    Si tratta ora di capire se e quando l'Agenzia delle Entrate metterà a disposizione delle software house oltre al ReddiTest anche l'elaborazione più analitica e puntuale relativa al calcolo del Redditometro, in modo da far emergere non solo l'informazione di coerenza/incoerenza, ma anche l'esatta entità dell'eventuale scostamento del reddito presunto rispetto a quello dichiarato, in modo da suggerire se ritenuto opportuno, un adeguamento «spontaneo» da parte del contribuente.

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