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La canna fumaria è affare di tutti

del 17/04/2012

La canna fumaria è affare di tutti
La Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 2741 del 23 febbraio 2012 ha modificato il proprio precedente orientamento (sentenza n. 3859/1985) in ordine alla valutazione della realizzazione da parte di un condomino di una canna fumaria che, correndo lungo la parete esterna dell’edificio condominiale, raggiunga il piano attico
La vicenda portata all’attenzione della Suprema Corte è la seguente: i proprietari del piano attico hanno agito in giudizio per ottenere l’eliminazione della canna fumaria posata dai proprietari della pizzeria posta al piano terreno in aderenza al muro condominiale sino a ridosso del loro terrazzo, lamentando una limitazione del diritto di veduta e la violazione delle norme relative alla distanza nelle costruzioni.
La decisione di primo grado, che rigettava il ricorso, è stata parzialmente modificata dalla Corte d’Appello di Venezia, davanti alla quale è stata impugnata, la quale ha ordinato la rimozione della canna fumaria sino a tre metri sotto il livello del piano della terrazza, ritenendo che il proprietario di un singolo piano ha il diritto di esercitare il diritto di veduta, oltre che panoramica tutto all’intorno, anche a piombo sino alla base d’edificio.
Con la decisione in commento, invece, si è modificato l’angolo di visuale del problema: si pone ora l’attenzione alla tutela del diritto del singolo condomino a servirsi della cosa comune (il muro condominiale lungo il quale viene addossata la canna fumaria), purchè non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti la comunione di farne parimenti uso, ai sensi dell’articolo 1102 codice civile, soprattutto se ciò serva al pieno utilizzo del bene di proprietà esclusiva, ritenendo d’altro canto che la canna fumaria non possa considerarsi una costruzione tale da essere soggetta al rispetto delle distanze legali.
Questa prospettiva del problema autorizza tutti i condomini ad eventualmente eccepire la violazione del rispettivo diritto di comproprietà sulla cosa comune, in quanto il muro perimetrale del condominio rientra tra le parti comuni dell’edificio e ciascuno dei partecipanti alla comunione potrebbe ritenersi leso nella possibilità di utilizzare il bene
Si osserva infine che per il maggior utilizzo della cosa comune, esercitato nei limiti previsti dall’articolo 1102 codice civile e cioè senza modificare la destinazione della cosa e senza vietarne agli altri condomini il pari uso, non è neppure necessaria la preventiva autorizzazione dell’assemblea. 
Per cui si potrebbe assistere a un proliferare di apposizione di canne fumarie esclusive sui muri esterni condominiali.

Avv. Vanda Cappelletti
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