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Telecamere vietate in condominio

del 29/12/2010

Telecamere vietate in condominio

Vietata la videosorveglianza condominiale per la tutela dell'incolumità delle persone e delle cose dei condomini. Sono scopi che esulano dalle attribuzioni dell'assemblea degli edifici. Questa la motivazione dell'ordinanza 14 dicembre 2010 della prima sezione del Tribunale di Salerno, con la quale il giudice ha sospeso la deliberazione di un condominio nella parte riguardante la installazione di un impianto di videosorveglianza. Le ragioni della decisioni escludono radicalmente la possibilità per i condomini di installare impianti quando gli scopi perseguiti concernono la tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, o finalità di prevenzione di incendi o di sicurezza del lavoro. Non sono materie queste su cui può decidere l'assemblea, magari a maggioranza.
La pronuncia riflette l'assenza di una disciplina normativa ad hoc, già segnalata dal provvedimento del garante della privacy dell'8 aprile 2010. Mancano disposizioni sui casi in cui la videosorveglianza condominiale è ammissibile e anche disposizioni sulla maggioranza assembleare necessaria.
Ma vediamo il contenuto del provvedimento.
L'assemblea di un condominio ha approvato l'installazione di un impianto di videosorveglianza relativo alle aree comuni del piazzale antistante al fabbricato e degli androni delle scale. Uno dei comproprietari ha impugnato le deliberazioni, ritenendo violati i diritti individuali costituzionalmente garantiti alla riservatezza, alla libertà personale, alla protezione di dati personali.
Nelle impugnazioni l'interessato ha anche posto il problema del quorum, sostenendo necessaria l'unanimità dei consensi.
Il condominio si è difeso sottolineando la legittimità dell'impianto di videosorveglianza finalizzato a soddisfare le esigenze di sicurezza e di serenità dei residenti.
Nell'ordinanza si mette in evidenza il provvedimento generale sulla videosorveglianza del garante dell'8 aprile 2010, nel quale l'autorità ha constatato che il codice civile non specifica quali siano i soggetti, abitanti in un condominio di edifici titolari del diritto di voto per la delibera assembleare relativa all'installazione di telecamere che riprendano le aree comuni: in astratto sembrerebbero interessati sia i proprietari, sia gli inquilini, ma anche chi frequenta abitualmente l'edificio per vincoli familiari o per motivi di lavoro. Inoltre la normativa non chiarisce se occorre l'unanimità dei partecipanti al condominio, o se basti una qualche maggioranza di votanti.
Tuttavia per decidere la causa il tribunale non ha affrontato la questione della diretta incidenza della videosorveglianza condominiale sulla privacy dei condomini. Il tribunale si è fermato prima a considerare un problema a monte, collegato alle finalità dell'impianto in questione: sicurezza e serenità nel godimento delle aree comuni. Per queste finalità, secondo il tribunale, l'assemblea del condominio non può decidere di installare l'impianto perchè l'assemblea del condominio non è il titolare del trattamento. E se non è il titolare del trattamento, allora, non le appartiene il potere di decidere le finalità e modalità di trattamento dei dati personali. Insomma per finalità extracondominiali (così chiamate nel provvedimento in commento) l'assemblea del condominio non ha alcuna voce in capitolo.
L'assemblea di condominio, conclude l'ordinanza, non può validamente perseguire i "fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, o finalità di prevenzione di incendi o di sicurezza del lavoro". L'oggetto di una deliberazione di questo tipo non rientra dunque nei compiti dell'assemblea condominiale; lo scopo della tutela dell'incolumità delle persone e delle cose dei condomini esula dalle attribuzioni dell'organo assembleare. Questo perché l'installazione della videosorveglianza non è finalizzata a servire i beni in comunione, materia che delimita l'ambito dei poteri dell'assemblea.
In materia si può replicare, tuttavia, che nei compiti del condominio rientrano la sicurezza delle persone, la prevenzione incendi, la garanzia del godimento delle aree comuni. Quindi la videosorveglianza può essere riferita alla materia della custodia delle cose comuni e degli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni. In questa ottica riemerge la titolarità del condominio a decidere in merito, anche se rimane la lacuna legislativa sul quorum assembleare.

Per approfondimenti vedi anche alla voce Videosorveglianza e privacy nell'Enciclopedia

news selezionata da ItaliaOggi

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COMMENTI

Salvatore

20/09/2017 06:03:00

SE NON ESISTE UNA MAGGIORANZA , ALLORA CHIUNQUE PUO' DECIDERE

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