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Le coppie gay hanno diritto alla vita familiare

del 28/03/2012

Contatta | Avvocato Panone Sonia
Via Fontana, 5 20122 Milano (MI)
Le coppie gay hanno diritto alla vita familiare
Sì al diritto alla vita familiare per le coppie omosessuali!
E' quanto emerge dalla recente nota sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 4184/12, pubblicata lo scorso 15 marzo.
La Suprema Corte, con le sue ricche 77 pagine di motivata sentenza, ha attraversato il diritto, tanto nazionale quanto internazionale, senza dimenticare il fenomeno sociologico oggi in essere nella nostra società civile, nel rispetto tuttavia di quello che esisteva in passato ed ispiratore delle nostre attuali leggi.
Oggettivamente compito non facile, ma - a modesto parere di chi scrive - grande equanime sforzo per la costruzione di un nuovo diritto, figlio di un doveroso e necessario equilibrio sociale, ed equidistante dalle personali posizioni, tanto laiche quanto religiose.
In sintesi, come è noto, la Suprema Corte ha detto "NO" alla trascrizione del matrimonio contratto da una coppia gay (matrimonio oggi possibile solo in alcuni Paesi esteri) e però ha detto "SI'" al riconoscimento, in seno a detta coppia omosessuale, al suo diritto alla "vita familiare"
Posizioni all'apparenza contraddittorie, eppur così non è secondo lo schema di pensiero adottato dalla Corte: infatti, molto brevemente, la Corte ha negato la attuale possibilità in Italia di poter contrarre un valido matrimono ovvero di poterlo anche solo trascrivere, poiché la "diversità di sesso dei nubendi" è - unitamente alla "manifestazione di volontà matrimoniale dagli stessi espressa in presenza dell'ufficiale dello stato civile celebrante" - requisito minimo indispensabile per la stessa esistenza del matrimonio civile come atto giuridicamente rilevante.
Tale requisito, pur non espressamente previsto dalla Costituzione, nè dal codice civile vigente, si rinviene indirettamente tuttavia in tutte le norme, anche dello stesso codice civile or ora richiamato, che postulano - sempre - la presenza di una "moglie" e di un "marito".
E queste norme, piacciano o meno, sono attualmente vigenti e come tali vanno rispettate ed interpretate secondo il loro più genuino significato, frutto di antichissime e condivise tradizioni, culturali prima ancora che giuridiche!
Negare ciò risulterebbe una prepotente forzatura del diritto attuale e una irrispettosa lettura dei suoi principi ispiratori, che appartenevano inequivocabilmente alla società civile del tempo. Ma, come reciterebbe un noto proverbio "non esistono due pesi e due misure" e dunque, in piena coerenza di tal pensiero, è oggigiorno corretto osservare la attuale società civile, cogliendone tutti i suoi cambiamenti e gli annessi aspetti sociologici.
Ne deriva la fotografia di una realtà cambiata, che necessita conseguentemente dei relativi correttivi, anche giuridici; in tal senso c'è anche l'invito rivolto dalla Corte al Legislatore affinché si renda sempre quel diligente e puntuale depositario delle norme giuridiche che rispecchino, e prima ancora rispettino, tali fenomenologie sociali.
In tale ottica la Suprema Corte, anche alla luce del diritto internazionale già vigente, riconosce ai componenti della coppia omosessuale, purché conviventi in una stabile relazione di fatto, la titolarità del loro diritto alla "vita familiare" e, nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia, gli riconosce la tutela giurisdizionale per specifiche situazioni, esattamente come già avviene per le coppie di fatto - eterosessuali - conviventi more uxorio.
Alla unione omosessuale era già stato riconosciuto il "diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia", diritto già discendente dagli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione, col conseguente divieto di qualsiasi atteggiamento o comportamento omofobo e/o qualsiasi discriminazione fondata sull'identità o sull'orientamento omosessuale.
Era, ed è, indiscusso il concetto di "vita privata" riferita alla coppia omosessuale. Il passo in più, che conclude per la nozione di "vita familiare" si rinviene nella Giurisprudenza già radicata in materia di coppie eterosessuali, secondo la quale il concetto di "famiglia" non è limitato alle relazioni basate espressamente sul solo matrimonio e può comprendere altri legami "familiari" di fatto esistenti nella sostanza al di fuori del vincolo del matrimonio, purché in uno stabile rapporto di coppia convivente.
Quindi, in concreto, viene oggi riconosciuto alla coppia gay il diritto alla vita familiare, pur spettando al nostro Parlamento - nell'esercizio della sopra ricordata sua piena discrezionalità - di individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni in parola.
Nel frattempo, resta riservata alla Corte Costituzionale la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni, tutte le volte ove sia riscontrable la necessità di un trattamento omogeneo a quello già riservato alla coppia coniugata (come, lo ricordiamo nuovamente, già avvenne per le coppie more uxorio ad esempio in materia locatizia di immobili urbani circa la successione nella titolarità del contratto in caso di decesso del conduttore ovvero in caso di accordo in sede di separazione) e tale tutela avrà una efficacia "erga omnes", cioè valida per tutte le coppie omosessuali in contesto.
Resta, poi, sempre aperta la tutela giurisidizionale della singola coppia per l'esercizio dei propri diritti, ma tale richiesta tutela, ove accolta, sarà valida solo per la coppia in contesto.
Per la coppia gay, dunque, la strada è ancora lunga...ma indubbiamente questo primo grande passo ha già segnato, e segnerà, la storia!

Avv. Sonia Panone
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