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Diritto del padre al congedo

del 22/02/2012

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Diritto del padre al congedo
Con una sentenza dello scorso 9 febbraio 2012 viene riconosciuto al padre il diritto di usufruire di congedi e permessi, indipendentemente dalla situazione lavorativa della madre, quando la stessa sia casalinga e quindi secondo la definizione giuridica sia “lavoratrice non dipendente”.
Nel caso specifico si tratta dell’adeguamento a disposizioni di legge vigenti.
La sentenza del 9 febbraio 2012 del Tribunale del Lavoro di Venezia ha accertato la natura discriminatoria del comportamento del Ministero dell’Interno nei confronti di un suo dipendente.
Lo stesso aveva chiesto al proprio datore di lavoro di poter usufruire dei permessi giornalieri al posto della moglie casalinga (cosiddetti permessi per l’allattamento del bambino che possono essere chiesti al termine del congedo per maternità e fino al compimento di un anno di vita del bambino e che comunque possono essere usufruiti per accudire il bambino indipendentemente dall’effettivo allattamento) previsti dall’articolo 40 del T.U. n. 151/2001 denominato ”Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.
Il padre lavoratore aveva chiesto di usufruire dei riposi giornalieri e anche dei periodi di congedo per malattia del figlio di cui all’articolo 47 del TU n. 151 del 26.03.2001 (congedi per malattia del figlio).
Tali permessi e congedi gli erano stati tutti negati con la motivazione che la moglie e madre è una “casalinga” e quindi si prende già cura del bambino.
Il lavoratore discriminato si è rivolto all’Ufficio della Consigliera di parità di Venezia per ottenere il risarcimento della mancata fruizione dei permessi giornalieri (normalmente di due ore giornaliere), del congedo per malattia e del danno subito per il mancato esercizio del lavoro di cura verso il proprio figlio.
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Venezia ha accolto il ricorso promosso nei confronti del Ministero dell’Interno rilevando la natura discriminatoria del comportamento tenuto dal datore di lavoro affermando che anche il lavoro della “casalinga” deve essere definito attività lavorativa a tutti gli effetti.
Le regole dettate dall’articolo 40 del T.U. sopra citato prevedono che il padre possa usufruire dei permessi giornalieri:

  • nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
  • nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente; in caso di morte o di grave infermità della madre.
Le regole dettate dall’articolo 47 del T.U. sopra citato prevedono:

  1. congedi per malattia nei primi tre anni di vita del bambino, in alternativa tra il padre e la madre, senza limiti di tempo anche se la malattia non è in fase acuta;
  2. dai quattro anni e fino agli otto anni di età del bambino ciascun genitore alternativamente può astenersi dal lavoro, nel limite di 5 giorni lavorativi all’anno (per un totale di 10 giorni complessivi tra madre e padre, non fruibili contemporaneamente) per malattie di ogni figlio. Lo stato di malattia deve essere documentato con certificato medico rilasciato da specialista del SSN o dal medico di base convenzionato. La malattia del bambino che dia luogo a ricovero ospedaliero interrompe, a richiesta del genitore, il decorso delle ferie in godimento.
A tali congedi di cui all’articolo 47 del T.U. non si applicano le disposizioni sul controllo della malattia del lavoratore. Tali congedi spettano al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto. I giorni di congedo vanno richiesti al datore di lavoro con 15 giorni di preavviso e, anche se la legge non lo specifica, si ritiene che tali giorni siano di calendario. Per i congedi di cui all’articolo 47 per malattia del bambino, al lavoratore che si assenta per accudire il figlio malato non spetta retribuzione, tali assenze sono coperte da contribuzione figurativa. Sono invece retribuiti al 100% i permessi per allattamento di cui all’articolo 40.
Si specifica che tali permessi spettano in aggiunta ai normali permessi previsti dal contratto di lavoro applicato al lavoratore.

Rag. Maurizio Cason Villa
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COMMENTI

Anna

12/02/2016 05:34:19

Ben fatto! Nella nostra cultura ancora troppo persone ritengono che la casalinga sia una non-lavoratrice!

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