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Patente a punti: ricorso rapido dal Giudice di pace

del 26/03/2012

Patente a punti: ricorso rapido dal Giudice di pace
L'automobilista può contestare immediatamente e direttamente di fronte al Giudice di pace la misura dei punti della patente decurtati insieme al verbale redatto dagli agenti. Il che senza aspettare la comunicazione dell’Anagrafe. Lo ha statuito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 3937 del 13.03.2012.
La fattispecie sottoposta al vaglio della Corte di legittimità riguardava il caso di un automobilista, al quale era stata contestata la violazione dei limiti di velocità. In particolare, con uno dei motivi di doglianza avanzato dal ricorrente, alle Sezioni Unite, veniva affidato il compito di decidere se possibile impugnare insieme all'accertamento della violazione anche l'indicazione, che deve essere contenuta nel verbale di accertamento, sulla sanzione accessoria del taglio dei punti dalla patente. 
La Suprema Corte sottolinea, ribaltando l’orientamento fino ad allora prevalente, che escludeva l'opposizione immediata, sulla scorta del fatto che la decurtazione dei punti era inserita all’interno del verbale di accertamento solo come preavviso all'interno del verbale di accertamento, diventando effettiva solo con quando inflitta dall'autorità preposta all'Anagrafe nazionale, che unico provvedimento amministrativo suscettibile di autonoma impugnazione, anche al fine di annullare l’applicazione della predetta sanzione accessoria, è lo stesso verbale di accertamento. 
Le comunicazioni dell'anagrafe ai titolari della patente, invece, essendo solo espressione del principio di trasparenza dell'attività amministrativa, non sono qualificabili come provvedimento autonomamente impugnabile. Il che risponde ad un basilare principio di economia processuale e di semplificazione, al fine di evitare che il destinatario della sanzione amministrativa pecuniaria e della preannunciata decurtazione dei punti della patente di guida debba prima proporre un ricorso contro la sanzione principale e, solo all'esito negativo di questo, instaurare un secondo giudizio per farsi togliere o ridurre la diminuzione del punteggio, oppure per vedere accertato il proprio diritto, in caso di esito positivo, a non vedersi tagliati i punti nel caso l'amministrazione non adempia autonomamente.
Ed ancora. In applicazione dei medesimi principi – prosegue la Suprema Corte - all’automobilista deve essere riconosciuto il diritto di proporre opposizione dinnanzi al Giudice di pace ai sensi dell'articolo 204-bis del codice della strada, onde far valere anche vizi afferenti alla detta sanzione amministrativa accessoria, senza necessità di attendere la comunicazione della variazione di punteggio da parte dell'Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.
Al riguardo, pertanto, la Corte, accogliendo il quarto motivo del ricorso presentato da un automobilista multato senza essere fermato subito e riprendendo l’indirizzo dato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 27 del 12.01.2005 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.4/2005 della prima serie speciale “Corte Costituzionale” del 26.01.2005), che se l'automobilista chiamato in causa in quanto proprietario del veicolo, dichiara di non essere stato lui alla guida, allora la sanzione accessoria non può essere inflitta.
La sentenza della Corte Costituzionale, in quella sede, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo126 bis, comma 2, del codice della strada “nella parte in cui assoggetta il proprietario del veicolo alla decurtazione dei punti della patente quando ometta di comunicare all’Autorità amministrativa procedente le generalità del conducente che abbia commesso l’infrazione alle regole della circolazione stradale”, in quanto tale norma risultava in contrasto con l’articolo 3 della “legge fondamentale”, attribuendo una responsabilità oggettiva al proprietario del veicolo per fatto altrui con sanzione di carattere personale.
Di talchè, al proprietario del veicolo e/o altro obbligato in solido che dichiara di non essere alla guida dell’auto, non potrà essere irrogata la sanzione accessoria della decurtazione dei punti, ma solo quella pecuniaria per non aver reso noto l'identità del guidatore, senza giustificato e documentato motivo, come previsto dall’articolo 126 bis codice della strada.
Tale norma, infatti, dispone che nel caso di mancata identificazione del conducente responsabile della violazione, dalla quale discende la decurtazione di punti dalla patente di guida, “ (…) il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, deve fornire all'organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. (…). Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli e' soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 250 a euro 1.000. (…)”.

Avv. Cristina Rastelli
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