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Infrazioni al Codice della strada: ricorso al Prefetto

del 08/07/2010

Infrazioni al Codice della strada: ricorso al Prefetto

Sgombriamo subito il campo da un equivoco, l’unico atto che può essere giuridicamente impugnato è costituito dal vero e proprio “verbale di accertamento”. Il verbale implica, nel caso in cui non vi sia stata la contestazione immediata dell’infrazione (dunque di massima con redazione contestuale del verbale e consegna di copia dello stesso al trasgressore seduta stante), che non sarà impugnabile il “preavviso d’accertamento” che gli agenti accertatori sogliono lasciare sul parabrezza del mezzo; tale atto costituisce un mero “avviso di avvio” del procedimento amministrativo che porterà poi alla redazione e notificazione del vero e proprio verbale di infrazione.

Al rinvenimento del “preavviso”, l’utente della strada ha di fronte a sé soltanto due alternative: pagare la sanzione in esso indicata (con la conseguenza che da un lato non gli sarà poi notificato alcun verbale e, per converso, non potrà più contestare l’infrazione) oppure attendere la notificazione, che in genere viene effettuata a mezzo del servizio postale, del vero e proprio verbale di accertamento. In questo caso l'utente potrà:

  • pagare la sanzione pecuniaria entro sessanta giorni dalla notifica: in tal caso, si estingue l’obbligazione pecuniaria, ma non viene meno l’eventuale sanzione amministrativa accessoria (anche se va tenuto presente che al coobbligato solidale in quanto tale, cioè al soggetto a cui viene di norma notificato il verbale, non si applicano le sanzioni amministrative accessorie);
  • presentare alternativamente, sempre entro sessanta giorni dalla notifica e senza pagare la sanzione amministrativa pecuniaria (poiché ciò, in base agli artt. 203 comma 1 e 204bis comma 1 del codice della strada costituisce causa di inammissibilità):
    o ricorso al prefetto della provincia nel cui territorio sia stata commessa l’infrazione contestata o oppure ricorso al giudice di pace del luogo in cui è stata commessa l’infrazione.
  • presentare, nei casi previsti da tale norma (e cioè, in buona sostanza, in caso di chiaro ed accertato errore di notificazione del verbale, vale a dire quando esso sia inviato a soggetto estraneo alla violazione), e sempre entro sessanta giorni dalla notifica, istanza ex art.386 commi 3 e 4 del regolamento di esecuzione del codice della strada, istanza da inoltrare direttamente all’organo “accertatore”, cioè a quello che ha formato il verbale
  • paradossalmente, non fare alcunché: a tale “inattività”, in base agli articoli 203 comma 3 e 206 comma 1 del codice della strada consegue automaticamente l’iscrizione a ruolo del doppio della somma contenuta nel verbale a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria (più precisamente: di una somma pari alla metà del massimo, che però, nel regime del codice della strada, è uguale al doppio del minimo edittale), oltre alle spese di accertamento, notifica e procedimento; sulla somma dovuta a titolo di sanzione – già raddoppiata – vengono poi computati ed aggiunti, in forza degli articoli 206 comma 1 e 27 legge 24.11.1981 n.689, interessi di mora particolarmente gravosi.

In concreto, in tale ipotesi, viene formato il cosiddetto “ruolo esattoriale”, che viene portato a conoscenza del destinatario del verbale non pagato/ non opposto a mezzo della “cartella esattoriale”, che costituisce il preannuncio della procedura esecutiva coattiva per la riscossione delle relative somme; la cartella, a sua volta (in uno all’iscrizione a ruolo) è impugnabile con diverse modalità, ma per motivazioni in realtà abbastanza “ristrette” dall’interpretazione giurisprudenziale.

Tornando ai mezzi d’impugnazione, il ricorso al Prefetto:

  • o va inoltrato, come detto, al prefetto della provincia nel cui territorio ricade il luogo della commissione della violazione;
  • oppure consiste in un vero e proprio “atto scritto”, che può (anzi, ad avviso di chi scrive, perlomeno deve anche) essere formato e firmato direttamente dall’interessato;
  • oppure deve indicare specificatamente gli estremi del verbale che si contesta (verbale che è opportuno, anche se non obbligatorio, allegare in copia), olte che i motivi (giuridici) di doglianza
  • oppure deve essere preferibilmente presentato o inviato con raccomandata AR (fa fede, ai fini della tempestività, il timbro con la data di spedizione) – per il successivo inoltro al prefetto – allo stesso comando che ha accertato l’infrazione e formato il verbale; può essere tuttavia anche presentato o inviato direttamente alla prefettura, ma ciò comporta una dilatazione dei termini;
  • oppure può contenere una richiesta di “audizione”, cioè di essere sentiti direttamente da funzionari della prefettura, al fine di meglio illustrare il ricorso: tale richiesta comporta però una “sospensione” dei termini per la conclusione del procedimento;
  • oppure può anche essere seguito da scritti difensivi e produzione di documenti che l’amministrazione ha obbligo di valutare;
  • oppure non è soggetto al pagamento di alcuna tassa o bollo;
  • oppure deve essere deciso dal prefetto entro un termine massimo generale di centottanta giorni (derivanti dalla somma dei termini previsti dall’articolo 203 comma 2 e 204 comma 1 c.d.s., anche se con numerose possibili varianti) dalla sua presentazione, da aumentarsi di ulteriori trenta nel caso di presentazione diretta alla prefettura anziché al comando accertatore. Entro tale termine il Prefetto deve o accogliere il ricorso (emettendo un’ ordinanza di archiviazione, che viene comunicata al ricorrente) o un’ordinanza-ingiunzione: che deve di massima, in forza dell’articolo 204 comma 1 c.d.s., comminare una sanzione pari perlomeno al doppio di quella contenuta nel verbale, oltre alle usuali spese di accertamento e notifica: il che costituisce tutt’oggi il maggior deterrente rispetto alla proposizione di questo tipo di impugnazione; che può essere opposta, entro trenta giorni dalla sua notificazione, davanti al giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione; che, ove non opposta e non pagata, costituisce titolo esecutivo alla pari del verbale (non pagato e non impugnato).

    Qualora nel detto termine “complessivo”, il Prefetto non emetta alcun provvedimento (è sufficiente la firma dell’ordinanza, poiché alla prefettura sono poi accordati ulteriori centocinquanta giorni per la sua notifica), si forma il cosiddetto “silenzio-accoglimento”, cioè un vero e proprio provvedimento “implicito” di accoglimento del ricorso.

di Nicola Fabio de Feo
avvocato del Foro di Bari

12/07/2010

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