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Addio ai piccoli reati?

Addio ai piccoli reati?
È stato proposto alla Camera dei deputati un’importante riforma del Codice di procedura penale: l’introduzione dell’articolo 530 bis del Codice processuale (detto anche Codice di rito penale).
In base a detto progetto (proponente il deputato Lanfranco Tenaglia del Partito democratico) può essere dichiarata d’ufficio la non punibilità dell’accusato per la particolare tenuità del fatto.
Con questa modifica si stabilisce che possa essere dichiarata dal giudice la non punibilità per particolare tenuità del fatto, in ogni stato e grado del giudizio e già a partire dalla fase delle indagini del pubblico ministero, sulla base dei seguenti parametri:

  • le modalità della condotta;
  • l’occasionalità della condotta; la condotta può essere ritenuta non occasionale quando l’autore è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero quando ha commesso – in precedenza o successivamente – altri reati della stessa indole, anche se ciascun fatto sia stato ritenuto di particolare tenuità;
  • l’esiguità delle conseguenze dannose o pericolose della condotta.
Secondo questo nuovo disegno di legge viene quindi individuato un nuovo tipo di sentenza di proscioglimento: la sentenza per particolare tenuità del fatto. Analoga sentenza di non luogo a procedere può essere adottata dal giudice nell’udienza preliminare. Il p.m. ha obbligo di dare avviso alla persona offesa della richiesta di archiviazione per particolare tenuità. Inoltre, nel caso di sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, similmente a quanto già previsto dal codice per la sentenza di condanna, il giudice deve pronunciarsi sulla domanda relativa alle restituzioni e al risarcimento del danno. 
Le motivazioni che stanno alla base di questa proposta sono senza dubbio assai forti.
È vero che per i reati minori sono intasati i Tribunali penali e – nei successivi gradi del processo penale – le Corti d’Appello nonché la Corte di Cassazione.
Ed è pure evidente che questo sovraccarico di lavoro rallenta lo svolgimento di processi riguardanti i reati più gravi. Le molte assoluzioni per prescrizione (assoluzioni che da tale sovraccarico derivano), poiché il processo penale non si è concluso in tempo sono una sconfitta dello Stato: la giustizia penale non è giunta all’accertamento della verità, non ha punito il colpevole, non ha provveduto al risarcimento della parte offesa, non ha accertato l’innocenza dell’imputato accusato ingiustamente. In tal modo, la giustizia ha dato scandalo dimostrando ai cittadini di non essere in grado di adempiere alla sua funzione. Chiaro che se il numero dei processi diminuirà potranno essere meglio perseguiti i reati più gravi e far giungere a conclusione in tempo molti tra i relativi processi.
Ciò non toglie che la norma proposta appaia – almeno in base alle notizie pubblicate – gravemente lacunosa sotto diversi profili.
Anzitutto, la sentenza che assolve “per la tenuità del fatto” l’imputato, dovrebbe fare stato in sede civile ove il fatto avesse arrecato danni alla vittima. E ciò anche senza domanda della parte offesa d’ufficio. In altri termini: dal testo pubblicato su Internet si ha l’impressione che il progetto abbia preso in considerazione soltanto il colpevole e la parte offesa che abbia proposta richiesta di risarcimento dei danni. È invece dovere del legislatore tutelare in ogni caso anche le vittime dei reati.
Il titolare del supermercato che è derubato di tre mele o di un paio di calze, se rimane sfornito di ogni tutela civile e penale è – fatalmente – spinto a farsi giustizia da sé. Ossia, il reato di speciale tenuità risarcito può – senz’alcun dubbio – provocare un’assoluzione: ma un’assoluzione – se non ha nemmeno conseguenze civili – spinge la parte lesa a reagire e a passare alle vie di fatto contro il ladruncolo. 
È fondato – a questo punto – il paragone con l’insolvenza fraudolenta. Lo scroccone che ordina il pranzo al ristorante e – al momento di pagare il conto – dichiara di non avere un soldo, è punito ai sensi dell’articolo 641 codice penale  per insolvenza fraudolenta.
Il ladruncolo che ruba un oggetto di scarso valore al negoziante compie un fatto di analoga gravità.
Difatti, si è subito ipotizzato che non sussisterebbe più (oltre al furto al supermercato) la ricettazione di assegni di scarso importo; così diverrebbero non punibili, le telefonate occasionali a scopo privato da parte dell’impiegato pubblico, l’offesa durante le liti condominiali, la guida da parte di chi ha bevuto una quantità modesta di vino e non ha provocato incidenti, la diffamazione non particolarmente grave e via dicendo.
Tutti questi fatti non sono molto più socialmente rilevanti dell’insolvenza fraudolenta: difatti, è stato proposto di considerare certi fatti di scarsa gravità, come quello dell’automobilista che parte dopo aver fatto il pieno di benzina e senza pagare il benzinaio. Ovviamente, la riforma proposta dovrebbe però implicare che l’assoluzione per tenuità del fatto venga iscritta nel certificato penale e possa essere concessa soltanto una volta. Ciò per impedire il diffondersi della microcriminalità: si può ammettere l’indulgenza per il primo episodio, non per quelli successivi. La riforma dovrebbe inoltre sancire il diritto dell’imputato che si ritiene innocente di rinunziare all’assoluzione per tenuità del fatto. Inoltre, la legge dovrebbe stabilire che la soggettiva opinione che il fatto sia di scarso valore non esclude il dolo o la colpa: si deve porre in luce che – sul punto – la legge non ammette ignoranza.
In conclusione il progetto di inserire l’articolo 530 bis del codice penale di rito non è errato: ma va attentamente coordinato con il sistema repressivo vigente.

Prof. Avv. Ubaldo Giuliani Balestrino

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