Consulenza o Preventivo Gratuito

L'elusione fiscale diventa reato

del 07/03/2012

L'elusione fiscale diventa reato
Le cronache giudiziarie pressoché quotidiane ci confermano che l’uomo, per sua natura, tende a voler pagare meno, soprattutto se si tratta di imposte. Ma se risparmiare sulle imposte è legittimo, abusare di questo diritto no.
L’elusione concretizza proprio un abuso del concetto di risparmio d'imposta. Secondo la disposizione dell’articolo 37 bis decreto del Presidente della Repubblica 600/1973 sono inopponibili all'amministrazione finanziaria gli atti, fatti e negozi, anche collegati tra di loro, che siano contemporaneamente: privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni d’imposta o rimborsi non altrimenti dovuti.
Eludere una norma tributaria significa, in altri termini, aggirarla attraverso operazioni contrattuali finalizzate alla riduzione dell’onere fiscale
Si pensi alle sempre più diffuse pratiche elusive internazionali attuate tra imprese e società mediante l’“esportazione” di utili o di parti del patrimonio aziendale in Paesi aventi regimi fiscali più favorevoli (cosiddetti "paradisi fiscali").
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30055/08 e in riferimento ai principi di capacità contributiva e di progressività contributiva contenuti nell’articolo 53 della Costituzione, aveva già chiarito che "non può non ritenersi insito nell’ordinamento, come diretta derivazione delle norme costituzionali, il principio secondo cui il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall’utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quel risparmio fiscale”.
Cionondimeno, le pratiche elusive in sé e per sé considerate, a differenza della condotta di evasione (che necessariamente passa da quella di omessa dichiarazione o dichiarazione infedele) non costituiscono reato. Non sono cioè penalmente sanzionate. Ma forse è il caso di usare il passato.
Con la sentenza n. 7739/12, la stessa Cassazione ha inteso delineare possibili nuovi scenari di punibilità. Si assume che quando ci si trova di fronte a situazioni di infedeltà dichiarativa, “il comportamento elusivo non può essere considerato tout-court penalmente irrilevante”. 
E ciò anche se, come detto, nel nostro ordinamento manca un’espressa previsione penale che sanzioni l'abuso del diritto.
Se il bene tutelato dal nuovo regime fiscale è la corretta percezione del tributo, “l'ambito di applicazione delle norme incriminatrici (omessa dichiarazione o dichiarazione infedele) può ben coinvolgere quelle condotte che siano idonee a determinare una riduzione o una esclusione della base imponibile”, e quindi una autoriduzione o esclusione del tributo.
Perché si abbia rilevanza penale, però, è necessario che il contribuente abbia posto in essere condotte espressamente previste dalle norme antielusive e che l’elusione abbia riguardato somme consistenti, che abbiano superato la soglia di punibilità prevista per l’evasione fiscale.
La condotta elusiva deve essere poi caratterizzata anche dall’elemento psicologico. Dovrà riuscire provato cioè che la condotta è stata posta in essere al fine di “evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto”, con la consapevolezza in capo al contribuente/imputato del fatto che dall’operazione contestata scaturiva un obbligo di pagare, poi disatteso. 
Trattasi, infatti, di reati punibili a titolo di dolo. L’indagine che il Giudice penale è chiamato a compiere per sentenziare se quanto sottoposto alla sua attenzione sia reato o meno dev’essere del tutto indipendente rispetto a quella eventualmente compiuta in sede tributaria. I principi ai quali è improntato il processo penale sono infatti ben diversi dalle regole tributarie.
Questo indirizzo giurisprudenziale, va detto, è proprio di una singola Sezione della Corte di Cassazione. Precedenti sentenze, di legittimità e di diritto comunitario hanno, al contrario, stabilito che la violazione delle norme antielusive non comporta conseguenze di ordine penale e che scegliere di fissare, ad esempio, la sede di una società in uno degli stati membri dell’unione europea sol perché adotta un regime fiscale più favorevole non costituisce abuso del diritto di stabilimento.
Bisognerà attendere il prossimo futuro per capire quale orientamento si consoliderà, anche in funzione delle scelte che, in materia, saranno adottate dal legislatore.

Avv. Barbara Bruno
vota  
Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c
SULLO STESSO ARGOMENTO
La quantificazione del tasso alcolico

del 19/07/2010

Tribunale di Monza 17-07-2008 Giudice Monocratico Barbara - ART. 186 C.D.S. Poiché oggi la quantific...

Guida in stato di ebbrezza: co-proprietà

del 27/07/2010

Sequestro dell’auto per guida in stato di ebbrezza anche se vi sono due proprietari. Questa la dec...

Differimento della pena per il malato

del 13/09/2010

"Il giudice investito della delibazione della domanda per l'applicazione dell'art. 147 c.p. deve ten...